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Art. 1723 Codice Civile — Anno 2024

Altri anni per Art. 1723 Codice Civile

Interessi moratori appalti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11721/2024, ha stabilito che la disciplina sugli interessi moratori appalti (D.Lgs. 231/2002) si applica a tutti i contratti pubblici conclusi dopo l'8 agosto 2002. La Corte ha accolto il motivo di ricorso di un consorzio edile, cassando la precedente decisione d'appello e rinviando per un nuovo esame. Tuttavia, ha confermato la giurisdizione del giudice amministrativo per le controversie sulla revisione prezzi in assenza di un riconoscimento del diritto da parte della P.A. Il caso è stato parzialmente risolto da una transazione tra il consorzio e la curatela fallimentare di una delle imprese originarie.
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Mandato irrevocabile: diritti del terzo e Cassazione
Una società costruttrice ha citato in giudizio una banca basandosi su un mandato di pagamento, sostenendo che si trattasse di un contratto a favore di terzo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei gradi inferiori. La Corte ha chiarito che un mandato irrevocabile nell'interesse di un terzo, a differenza di un contratto a favore di terzo, non concede al beneficiario un diritto diretto di pretendere il pagamento dal mandatario, a meno che non sia stato specificamente pattuito.
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Legittimazione passiva espropriazione: chi paga?
La Corte di Cassazione chiarisce la legittimazione passiva espropriazione in procedure complesse. Con l'ordinanza n. 25211/2024, ha stabilito che l'obbligo di pagare l'indennità spetta all'ente a cui sono stati delegati i poteri espropriativi, e non all'ente pubblico originario. La Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi di entrambe le parti: quello del soggetto espropriante per difetto di specificità nelle critiche alla consulenza tecnica, e quello degli espropriati perché la Corte d'Appello aveva correttamente individuato il soggetto passivo sulla base della catena di deleghe.
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Ultrattività del mandato: valido il ricorso post-estinzione
Le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che la perdita della capacità processuale di una società, avvenuta dopo il conferimento della procura speciale al difensore ma prima della notifica del ricorso, non determina l'inammissibilità dell'impugnazione. La decisione si fonda sul principio di ultrattività del mandato, che cristallizza la validità dell'incarico al momento del suo conferimento, garantendo la stabilità del processo e il diritto di difesa. Il ricorso è quindi ritenuto ammissibile.
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Errore revocatorio: l’analisi della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione basato su un presunto errore revocatorio. Il caso riguardava una società fallita che accusava la Corte di aver erroneamente percepito l'assenza di contestazioni su una clausola di compensazione. La Suprema Corte ha chiarito che la sua precedente decisione si basava su un'interpretazione giuridica degli atti processuali, non su una svista fattuale, ribadendo la netta distinzione tra errore di giudizio ed errore di fatto, l'unico che può giustificare la revocazione.
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Amministrazione di sostegno e procura: quale prevale?
Un amministratore di sostegno, figlio della beneficiaria, si vede respingere i rendiconti per prelievi ingiustificati. Invoca una precedente procura a suo favore, ma la Cassazione rigetta il ricorso. La nomina in amministrazione di sostegno, afferma la Corte, supera e sostituisce la procura volontaria, imponendo i limiti e le autorizzazioni del giudice tutelare.
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Esercizio arbitrario: cambiare serratura è reato?
Un uomo, munito di procura a vendere un immobile a garanzia di un debito, vende la proprietà al proprio figlio e ne cambia la serratura per impedirne l'accesso al vecchio proprietario. Condannato per esercizio arbitrario delle proprie ragioni, ricorre in Cassazione. La Suprema Corte annulla la condanna con rinvio, sottolineando che i giudici di merito non hanno accertato chi avesse l'effettivo possesso del bene, elemento cruciale per configurare il reato. La sola vendita, infatti, non trasferisce automaticamente il possesso.
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Spese di custodia veicolo sequestrato: chi paga?
La Cassazione chiarisce che le spese di custodia di un veicolo sequestrato, dopo la comunicazione del dissequestro, gravano sul soggetto indicato nel provvedimento come avente diritto alla restituzione, ovvero il proprietario. Irrilevanti i rapporti interni con la compagnia assicurativa che ha già pagato l'indennizzo per furto. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva applicato una norma poi dichiarata incostituzionale per la liquidazione forfettaria delle spese.
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Mandato in rem propriam: l’obbligo di rendiconto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7888/2024, ha stabilito che la concessione di ampi poteri al mandatario non è sufficiente a qualificare il mandato come 'in rem propriam' e, di conseguenza, a esonerarlo dall'obbligo di rendiconto. Nel caso esaminato, un padre, mandatario del figlio per la vendita di alcuni immobili, si era trattenuto i proventi sostenendo che il mandato fosse anche nel suo interesse. La Corte ha rigettato il ricorso del padre, confermando che l'interesse del mandatario deve risultare in modo esplicito e che la semplice dichiarazione di aver ricevuto somme non prova l'esistenza di un mutuo a compensazione.
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Intervento in appello: limiti per il successore
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti dell'intervento in appello del successore a titolo particolare. Se la titolarità del diritto trasferito è contestata, le domande del successore sono inammissibili perché ampliano l'oggetto del giudizio, introducendo un nuovo tema di indagine non consentito in fase di impugnazione. Il caso riguarda la cessione di crediti derivanti da un contratto di appalto.
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Compenso del mandatario: spetta dopo la morte?
Un professionista, agendo come mandatario, ha richiesto il pagamento per i suoi servizi agli eredi della sua cliente deceduta. Il compenso era una percentuale di un risarcimento che il professionista aveva contribuito a ottenere. La Corte d'Appello aveva negato la richiesta, sostenendo che il mandato si fosse estinto con la morte della cliente prima che il risarcimento venisse liquidato. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, chiarendo che il diritto al compenso del mandatario sorge con l'attività svolta durante la vita del cliente. La liquidazione del risarcimento era solo una condizione per l'esigibilità del compenso, non per la sua esistenza. Di conseguenza, l'obbligo di pagamento è passato agli eredi.
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