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Art. 1711 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

Altri anni per Art. 1711 Codice Civile

Obbligo di informazione dell’avvocato: niente compenso se tace
Un avvocato ha citato in giudizio il rappresentante legale di un'associazione politica per ottenere il pagamento di cinquemila euro come compenso per la redazione di un ricorso elettorale. I giudici di merito hanno rigettato la domanda, ritenendo congrua la somma già percepita, poiché il professionista non aveva adempiuto al proprio obbligo di informazione dell'avvocato circa i rischi di rigetto del ricorso. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso del legale. La Suprema Corte ha ribadito che la procura ad litem attribuisce al difensore la scelta della strategia tecnica, ma impone anche il dovere di informare chiaramente il cliente sulle possibili conseguenze negative delle scelte difensive adottate. Di conseguenza, il professionista che omette tale informativa non può pretendere ulteriori compensi per un'attività rivelatasi inutile.
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Infiltrazioni e Immobile Abusivo: Niente Risarcimento Danni
Una proprietaria chiede al condominio il risarcimento per danni da infiltrazioni provenienti dal lastrico solare. Il condominio, però, dimostra che l'appartamento danneggiato è stato costruito illegalmente. La Corte di Cassazione ha stabilito che non è dovuto alcun risarcimento danni a un immobile abusivo. Il danno a un bene illegale non è considerato 'ingiusto' e quindi non può essere risarcito. La richiesta della proprietaria viene respinta, confermando che chi subisce un danno a una proprietà frutto di un illecito non ha diritto a essere compensato, poiché la situazione di illegalità originaria neutralizza la pretesa risarcitoria.
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Condanna generica al risarcimento: illecito non basta, serve il danno
Un Condominio ha citato in giudizio il proprio Amministratore e il Direttore dei lavori per aver stipulato un contratto d'appalto diverso da quello approvato dall'assemblea. La richiesta di risarcimento è stata però respinta. La Corte di Cassazione ha chiarito che per ottenere una **condanna generica al risarcimento** non è sufficiente dimostrare la condotta illegittima della controparte. È indispensabile fornire anche una prova, seppur sommaria, che tale comportamento abbia prodotto una concreta potenzialità di danno. In assenza di questa prova, il solo illecito non basta per ottenere una condanna. Il Condominio ha quindi perso la causa.
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Responsabilità amministratore condominio: paga per contratto firmato
La Corte di Cassazione ha confermato la piena responsabilità dell'amministratore di condominio che aveva firmato un contratto di appalto per lavori edili con clausole diverse e più onerose rispetto a quelle deliberate dall'assemblea. Tali modifiche arbitrarie, tra cui una penale a carico del condominio per ritardi nei pagamenti, hanno causato un grave danno economico. I giudici hanno stabilito che l'amministratore deve risarcire personalmente il condominio per aver agito oltre i limiti del suo mandato. È stato inoltre chiarito che la sua polizza assicurativa non poteva coprire il danno, poiché l'amministratore era consapevole di stipulare un accordo svantaggioso.
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Eccesso di mandato: quando spetta il compenso?
Un avvocato ha agito contro una società immobiliare per ottenere il pagamento dei compensi legati a una procedura di esecuzione presso terzi. Il Tribunale aveva rigettato la domanda ipotizzando un eccesso di mandato, poiché il cliente riteneva l'azione inutile e non concordata. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che l'accettazione dei frutti dell'esecuzione (le somme recuperate) può costituire una ratifica tacita dell'operato del legale, superando l'eventuale contestazione sull'operato oltre i limiti pattuiti.
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Contratto preliminare: oggetto e vendita a corpo
Una società stipula un contratto preliminare con una Pubblica Amministrazione per un vasto compendio immobiliare. L'amministrazione si rifiuta di procedere al rogito, eccependo un eccesso di potere del proprio mandatario e l'indeterminatezza dell'oggetto per discrepanze sulla superficie. La Corte di Cassazione conferma la validità del contratto, accordando l'esecuzione in forma specifica. Viene stabilito che nella vendita 'a corpo', le misure esatte sono secondarie se l'immobile è altrimenti identificabile, e che comunicazioni interne della P.A. non sono idonee a limitare un mandato formalmente conferito.
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Obbligo sanatoria venditore: i doveri post-vendita
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un venditore a rimborsare i costi per una sanatoria edilizia non completata. La sentenza stabilisce che l'obbligo sanatoria venditore, assunto nel rogito tramite un procuratore, è valido e vincolante. Viene inoltre chiarito che la prescrizione per tale inadempimento decorre non dalla data della vendita, ma dal momento in cui l'acquirente ha avuto notizia certa della mancata regolarizzazione da parte del Comune.
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Efficacia del giudicato in condominio: la Cassazione
La Cassazione chiarisce l'efficacia del giudicato in ambito condominiale. Un erede di un condomino si opponeva a un decreto ingiuntivo basato su un lodo arbitrale, ma la Corte ha respinto il ricorso. La decisione si fonda su una precedente sentenza passata in giudicato che aveva già confermato la validità della clausola compromissoria per i singoli condomini, precludendo un nuovo esame della questione.
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Mandato professionale: limiti e discrezionalità
La Corte di Cassazione affronta il tema del mandato professionale conferito a un tecnico per l'esecuzione di lavori urgenti imposti da un'ordinanza comunale. Nel caso di specie, un comproprietario contestava i costi, ritenendoli eccessivi rispetto alle stime iniziali. La Corte ha stabilito che, in assenza di un esplicito limite di spesa nel contratto, lo scopo primario di adempiere all'ordinanza di sicurezza prevale. Il professionista gode quindi di ampia discrezionalità nella scelta delle soluzioni tecniche necessarie, anche se più costose, per raggiungere l'obiettivo inderogabile della messa in sicurezza dell'immobile. Il ricorso è stato pertanto respinto.
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Comportamento concludente: basta per modificare un contratto?
Una società meccanica e una di produzione erano legate da un contratto di subfornitura. La prima sosteneva che l'accordo fosse stato modificato, passando da una fornitura completa a una di sola lavorazione. La Corte di Cassazione ha stabilito che la Corte d'Appello ha errato nel non considerare un fatto decisivo: le parti avevano operato secondo le nuove condizioni per oltre un anno senza contestazioni. Questo "comportamento concludente" è sufficiente per suggerire un accordo tacito e impone una nuova valutazione del caso.
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Eccesso di mandato: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso riguardante un presunto eccesso di mandato nella vendita di un immobile. La decisione si fonda sulla genericità e astrattezza dei motivi di appello, che non avevano specificamente contestato la decisione di primo grado, e sull'inammissibilità di sollevare nuove questioni in sede di legittimità. La sentenza sottolinea l'importanza di una corretta formulazione degli atti processuali.
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Rappresentanza apparente e risarcimento del danno
Una recente sentenza della Cassazione chiarisce i confini della responsabilità del venditore per gli atti di un intermediario. Nel caso di specie, dei promissari acquirenti avevano stipulato un contratto preliminare con un soggetto che agiva come rappresentante dei proprietari, senza però possedere una procura scritta valida. La Corte ha stabilito che, sebbene il contratto sia inefficace, i proprietari sono tenuti a risarcire i danni subiti dagli acquirenti. Questa responsabilità sorge quando la condotta dei proprietari ingenera colposamente un affidamento incolpevole nei terzi circa l'esistenza dei poteri rappresentativi. La Corte ha precisato che si tratta di una responsabilità di natura extracontrattuale, che dà diritto alla restituzione delle somme versate ma non al doppio della caparra, rimedio tipico dell'inadempimento contrattuale.
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