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Art. 1711 Codice Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 1711 Codice Civile

Compenso professionale dell’avvocato: l’eccesso di mandato
Un professionista legale ha chiesto il pagamento del compenso professionale dell'avvocato residuo a una società cliente per l'attività svolta in una causa immobiliare. La società aveva lamentato la scarsa utilità dell'azione e le parti avevano concordato di ritenere saldata la prestazione con il solo versamento di un acconto. Ciononostante, il legale ha avviato un'esecuzione forzata contro la controparte del processo per spese e danni. Il tribunale ha rigettato la richiesta del compenso residuo ritenendo che il legale avesse superato i limiti del mandato. La Corte di Cassazione ha disposto il rinvio della causa alla pubblica udienza della Seconda Sezione Civile per approfondire la questione.
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Farmer v. Insurer: Prova contratto assicurazione e premi tardivi
Un Agricoltore ha citato in giudizio una Compagnia di Assicurazioni per ottenere l'indennizzo per danni al raccolto, coperto da polizze integrative non agevolate. La Compagnia ha rifiutato il pagamento, sostenendo l'inesistenza o la nullità dei contratti a causa del pagamento tardivo dei premi. La Corte di Cassazione ha confermato la validità dei contratti, stabilendo che la **prova contratto assicurazione** può essere desunta da diversi documenti, non solo dalla polizza. Ha inoltre ribadito che l'accettazione del premio da parte dell'assicuratore, anche se tardiva o successiva al sinistro, implica una rinuncia tacita alla sospensione della garanzia e ratifica l'operato dell'intermediario. L'Agricoltore ha vinto, e la Compagnia è stata condannata al pagamento dell'indennizzo e delle spese legali.
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Arbitrato irrituale: risarcito il privato e non la società
Una venditrice ha impugnato la decisione di un arbitrato irrituale che la condannava a risarcire l'acquirente di un'azienda. La venditrice sosteneva che l'indennizzo fosse stato erroneamente riconosciuto alla titolare in proprio anziché alla sua società. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che per i contratti stipulati prima della riforma del 2006 l'arbitrato irrituale ha natura puramente contrattuale. Di conseguenza, la decisione degli arbitri può essere impugnata soltanto per i classici vizi della volontà (come errore, dolo o violenza) e non per presunti difetti di legittimazione o eccesso di mandato. L'acquirente ottiene quindi la conferma del risarcimento, mentre la venditrice perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Obbligo di informazione dell’avvocato: niente compenso se tace
Un avvocato ha citato in giudizio il rappresentante legale di un'associazione politica per ottenere il pagamento di cinquemila euro come compenso per la redazione di un ricorso elettorale. I giudici di merito hanno rigettato la domanda, ritenendo congrua la somma già percepita, poiché il professionista non aveva adempiuto al proprio obbligo di informazione dell'avvocato circa i rischi di rigetto del ricorso. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso del legale. La Suprema Corte ha ribadito che la procura ad litem attribuisce al difensore la scelta della strategia tecnica, ma impone anche il dovere di informare chiaramente il cliente sulle possibili conseguenze negative delle scelte difensive adottate. Di conseguenza, il professionista che omette tale informativa non può pretendere ulteriori compensi per un'attività rivelatasi inutile.
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