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Art. 1710 Codice Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 1710 Codice Civile

Assegni con firma falsa: banca colpevole ma risarcimento a metà
Un imprenditore e la moglie citavano in giudizio la banca per ammanchi di quarantamila euro, provocati da un collaboratore tramite reiterate operazioni e assegni con firma falsa. I giudici hanno ravvisato la colpa dell'operatore bancario per non aver colto l'evidente contraffazione grafica. Allo stesso tempo, i magistrati hanno applicato il concorso di colpa del cinquanta per cento a carico dei correntisti, rimasti del tutto inerti per oltre due anni e mezzo senza verificare estratti conto o scritture aziendali. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente questo riparto di responsabilità, dichiarando inammissibile l'impugnazione dei clienti. L'istituto di credito versa solo la metà dell'importo indebitamente sottratto, mentre i correntisti sopportano la restante perdita a causa dell'omesso controllo.
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Inadempimento del mandatario senza danno: niente risarcimento
Un'impresa esecutrice agisce contro la società capogruppo mandataria per ottenere il risarcimento del danno subito a seguito dei lavori di consolidamento di un ponte. La capogruppo aveva omesso di trasmettere alla committente la contestazione formale sui difetti dei giunti. L'attrice lamenta l'inadempimento del mandatario e richiede il ristoro economico automatico per la perdita subita. La Corte di Cassazione respinge integralmente le pretese della ricorrente e conferma la decisione d'appello. I giudici stabiliscono che l'inadempimento del mandatario non produce un danno automatico se la contestazione omessa era comunque tardiva o del tutto infondata nel merito. Senza una concreta possibilità di successo della richiesta verso la committente, la violazione dell'incarico non genera alcun danno-conseguenza risarcibile. L'attrice subisce la condanna al pagamento delle spese processuali.
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Assegni Falsi: La Banca è Responsabile se il Cliente non Chiede Verifiche Approfondite?
Un Imprenditore subiva un danno a causa di assegni circolari falsi, dopo che la sua Banca aveva rassicurato sulla loro validità tramite una verifica telefonica. Chiedeva il risarcimento per la presunta responsabilità bancaria assegni falsi, sostenendo una mancata diligenza professionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che la Banca non era responsabile, poiché la verifica eseguita (chiamata alla banca emittente per "bene emissione") era quella richiesta dal cliente e non vi erano segni evidenti di falsificazione. La Banca non era tenuta a indagini più approfondite o a garantire l'autenticità materiale del titolo.
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Trattative interrotte: quando la responsabilità amministratore società non sussiste
Una Società ha citato in giudizio il suo ex Amministratore per danni, accusandolo di aver interrotto illegittimamente le trattative per la vendita di quote societarie senza informare i soci. La Società sosteneva una **responsabilità amministratore società** per violazione dei doveri gestori. I giudici di merito hanno respinto la domanda, affermando che la vendita di quote non rientrava nei poteri di gestione dell'amministratore e che l'interruzione delle trattative era dovuta a mutuo consenso, non a colpa esclusiva dell'Amministratore. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Società, confermando le decisioni precedenti.
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Obbligo di rendiconto della banca: estratti conto fuorvianti
Un cliente ordina alla propria banca di disinvestire quote di un fondo comune. La banca invia i certificati alla società di gestione, la quale versa il ricavato su un conto infruttifero. Poco dopo, un sequestro penale blocca i beni del cliente. Per anni la banca invia estratti conto indicando i titoli ancora in carico, senza specificare che il disinvestimento è avvenuto e che il denaro giace infruttifero. Il cliente chiede il risarcimento per il mancato guadagno. La Corte di Cassazione accoglie le ragioni del cliente, stabilendo che l'obbligo di rendiconto della banca richiede un'informazione completa ed esaustiva. La mera trasmissione di report contabili formalmente corretti, ma fuorvianti nella sostanza, costituisce un inadempimento contrattuale.
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Interruzione del processo: la Cassazione chiarisce i termini per il fallimento
Una società (L'Azienda Appaltatrice) aveva ottenuto un decreto ingiuntivo per lavori. Durante il processo d'appello, L'Azienda Appaltatrice fallì, causando l'interruzione del processo. Successivamente, il fallimento fu revocato. La Corte d'Appello dichiarò l'appello inammissibile per tardiva riassunzione, ritenendo che il termine decorresse dalla dichiarazione del difensore in udienza. La Cassazione ha cassato questa decisione. Ha stabilito che, per la decorrenza del termine di riassunzione in caso di interruzione del processo per fallimento, è necessaria la conoscenza formale dell'evento interruttivo da parte del curatore fallimentare, non bastando la mera dichiarazione del difensore. Il processo tornerà in appello.
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Responsabilità Società Fiduciaria: Quando il Mandato non è Eseguito
Un Golf Club ha contestato l'operato di una Società Fiduciaria, accusandola di non aver gestito correttamente un mandato fiduciario. La controversia riguardava presunte inadempienze nella gestione di beni o investimenti affidati. La Corte di Cassazione ha esaminato la natura della responsabilità Società Fiduciaria, stabilendo che essa risponde secondo le regole del mandato, con una diligenza professionale qualificata. La sentenza ha chiarito i limiti di questa responsabilità, confermando l'importanza di un'attenta esecuzione degli incarichi fiduciari.
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Assegno con firma falsa: quando la banca non risponde dei danni
Una società correntista cita in giudizio la propria banca e una dipendente infedele, chiedendo la restituzione del denaro sottratto tramite emissione seriale di assegni contraffatti. La lavoratrice aveva infatti incassato centotrentaquattro titoli falsificando la sottoscrizione del legale rappresentante. I giudici di merito escludono la colpa dell'istituto bancario poiché la falsificazione risultava visivamente impercettibile e rilevabile solo tramite perizia grafologica specialistica. La Suprema Corte conferma integralmente tale orientamento e dichiara inammissibile il ricorso della società. La responsabilità per il pagamento di un assegno con firma falsa non ricade sull'istituto di credito quando la contraffazione mostra una ingannevole somiglianza con il modello depositato e supera la normale diligenza esigibile dall'operatore di cassa.
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Mediatore Immobiliare: Niente Provvigione Senza Informare sull’Ipoteca
Una ditta immobiliare ha citato in giudizio un acquirente per il pagamento della provvigione relativa alla compravendita di un immobile. L'acquirente si è opposto, sostenendo che l'agente non lo aveva informato dell'esistenza di un'ipoteca sull'immobile. La Corte di Cassazione ha confermato che il mediatore immobiliare ha l'obbligo di informare le parti su tutte le circostanze note o conoscibili con la normale diligenza, incluse le ipoteche. La sua omissione giustifica il rifiuto dell'acquirente di pagare la provvigione. La Corte ha rigettato il ricorso della ditta immobiliare.
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Assegno circolare falso: il venditore distratto perde la causa
Un venditore consegna capi d'abbigliamento a un nuovo cliente ricevendo in pagamento un assegno circolare falso. Prima della spedizione, il venditore chiede alla propria banca un controllo informale sull'assegno. La banca esegue una verifica telefonica con l'istituto emittente e riceve conferma positiva. In seguito l'assegno risulta rubato e contraffatto. Il venditore chiede il risarcimento dei danni alle banche. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del venditore. I giudici confermano il concorso di colpa del venditore al cinquanta per cento per omessa diligenza. Il commerciale non ha eseguito una semplice visura camerale. L'accertamento avrebbe rivelato che la ditta acquirente era cessata da oltre un anno. La banca negoziatrice non risponde dei danni poiché ha rispettato la prassi con la verifica telefonica senza rilevare anomalie evidenti.
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Giurisdizione contabile per la riscossione tra danno e contratto
Una società pubblica di trasporto urbano ha citato l'Agente della Riscossione per chiedere il risarcimento del danno derivante dalla mancata riscossione di una sanzione amministrativa. L'Agente della Riscossione non aveva notificato tempestivamente la cartella di pagamento, causando la prescrizione del credito. Nel corso del giudizio, l'Agente della Riscossione ha proposto regolamento preventivo di giurisdizione, sostenendo che la causa spettasse alla Corte dei Conti o al giudice amministrativo. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha emesso un'ordinanza interlocutoria, disponendo un approfondimento di studio. La questione fondamentale riguarda l'esatta perimetrazione della giurisdizione contabile per la riscossione quando una società pubblica contesta l'inadempimento contrattuale del concessionario incaricato del recupero crediti.
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