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Art. 1664 Codice Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 1664 Codice Civile

Sospensione dei lavori: cantiere fermo ma nessun indennizzo
Un'impresa di costruzioni ha chiesto il risarcimento dei danni per la maggiore durata di un appalto pubblico, contestando la penale per il ritardo e chiedendo indennizzi per la sospensione dei lavori. La Corte d'Appello ha respinto gran parte delle richieste dell'appaltatore, rilevando che non era stato chiesto lo scioglimento del contratto e che mancava un appello incidentale sulle voci rigettate in primo grado. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, respingendo il ricorso dell'impresa. I giudici hanno chiarito che, in caso di sospensione dei lavori oltre i limiti di legge, l'indennizzo spetta solo se l'impresa ha formalmente chiesto lo scioglimento del contratto e questo è stato negato dall'amministrazione. L'impresa è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Buona fede contrattuale: la disdetta formale contro l’affidamento
Una cooperativa sociale (L'Appaltatrice) ha citato in giudizio una fondazione (La Committente) contestando l'interruzione improvvisa di un appalto di servizi per l'assistenza ad anziani. L'Appaltatrice sosteneva che la disdetta violasse il principio di buona fede contrattuale, poiché la Committente aveva ingenerato un legittimo affidamento sul rinnovo del rapporto. La Corte d'Appello aveva rigettato la domanda omettendo di pronunciarsi su questo specifico punto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Appaltatrice, stabilendo che il giudice d'appello deve obbligatoriamente valutare se il recesso abbia violato la buona fede contrattuale, frustrando l'affidamento della controparte. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Appalto a corpo: l’impresa perde il risarcimento ma il Comune paga
Un'impresa di costruzioni ha richiesto il risarcimento dei danni per la ritardata consegna delle aree di cantiere e per i maggiori costi derivanti da errori progettuali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'impresa, confermando che, in caso di ritardo nella consegna, l'appaltatore deve prima chiedere il recesso dal contratto per poter pretendere un indennizzo. Inoltre, trattandosi di un appalto a corpo, l'impresa si era espressamente assunta il rischio dei maggiori costi e delle varianti progettuali, rendendo valide le clausole che escludevano ulteriori compensi. Infine, la Corte ha respinto anche il ricorso del Comune committente sugli interessi di mora, poiché l'ente non ha fornito la prova delle date di richiesta dei finanziamenti. Entrambe le parti escono sconfitte dal giudizio di legittimità.
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Risarcimento del danno: pagare le fatture esclude i vizi
Un'impresa galvanica (il subfornitore) ha eseguito la lavorazione di migliaia di anelli per calzature su incarico di un intermediario, destinati a un noto marchio di moda. A causa del mancato pagamento del saldo, il subfornitore ha ottenuto un decreto ingiuntivo. L'intermediario ha opposto il decreto lamentando vizi nei pezzi e chiedendo il risarcimento del danno per la revoca di alcuni ordini da parte del committente finale. La Corte d'appello ha riconosciuto il danno, ma la Cassazione ha ribaltato la decisione. La Suprema Corte ha stabilito che l'intermediario non ha provato il nesso causale tra i difetti della lavorazione e la cancellazione degli ordini, specialmente dopo aver pagato le fatture precedenti, comportamento che equivale a una rinuncia implicita a far valere i vizi. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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