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Art. 1662 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

Altri anni per Art. 1662 Codice Civile

Genuinità dell’appalto: legittimo il controllo del committente
Una dipendente impiegata nel servizio di supporto operativo presso una società terza ha contestato la genuinità dell'appalto stipulato con un istituto finanziario committente. La lavoratrice chiedeva l'accertamento di un rapporto di lavoro subordinato diretto con il committente e l'illegittimità del licenziamento intimatole dall'appaltatrice. La Corte di Cassazione ha confermato la piena liceità del contratto di appalto. I giudici hanno chiarito che le direttive operative della società committente miravano solo a uniformare il risultato del servizio e non costituivano esercizio di potere gerarchico o disciplinare. L'onere di dimostrare la subordinazione grava sul lavoratore ricorrente.
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Appalto non genuino: vince il lavoratore contro l’azienda
Diversi autisti hanno svolto servizi di trasporto per una grande azienda committente, pur essendo formalmente assunti da una cooperativa appaltatrice. Il committente gestiva direttamente gli orari, i percorsi e le istruzioni operative quotidiane dei lavoratori, fornendo anche le attrezzature necessarie. I lavoratori hanno chiesto l'accertamento di un appalto non genuino e la costituzione del rapporto di lavoro subordinato con la società committente. I giudici di merito hanno riconosciuto la natura fittizia dell'appalto, ordinando l'assunzione diretta e il risarcimento del danno per le retribuzioni arretrate. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dell'azienda committente.
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Appalto genuino contro lavoro fittizio: la Cassazione decide
Una lavoratrice ha chiesto di riconoscere un rapporto di lavoro subordinato diretto con una clinica privata, sostenendo che l'appalto di servizi infermieristici tra la clinica e la cooperativa di cui era dipendente fosse fittizio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la sussistenza di un appalto genuino. I giudici hanno accertato che la cooperativa gestiva autonomamente i propri dipendenti, forniva le divise e i dispositivi di protezione, e assumeva il rischio d'impresa. Il coordinamento tecnico richiesto dalla clinica, giustificato dalla delicatezza del servizio sanitario, non equivaleva a un controllo diretto sul rapporto di lavoro. Di conseguenza, la richiesta della lavoratrice è stata respinta con condanna al pagamento delle spese legali.
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Prescrizione crediti di lavoro: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30648/2024, ha stabilito che la prescrizione dei crediti di lavoro di un dipendente, impiegato in un appalto non genuino, decorre dalla cessazione del rapporto. Questa decisione si fonda sulla mancanza di un regime di stabilità reale a seguito delle riforme del mercato del lavoro, che giustifica il timore del lavoratore di essere licenziato qualora agisca in giudizio durante il rapporto. La Corte ha rigettato il ricorso di un istituto bancario, confermando la natura subordinata del rapporto di lavoro e la condanna al pagamento delle differenze retributive per l'intero periodo lavorato.
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Appalto di manodopera: quando è illecito?
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di un istituto bancario e di una società di servizi, confermando l'illegittimità di un appalto di manodopera. La Suprema Corte ha ribadito che, per essere genuino, l'appalto richiede che l'appaltatore eserciti un effettivo potere direttivo sui propri dipendenti e possegga una propria organizzazione con assunzione del rischio d'impresa. In assenza di questi elementi, si configura un'interposizione illecita di manodopera, con conseguente costituzione del rapporto di lavoro in capo al committente.
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