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Art. 1662 Codice Civile — Anno 2023

Altri anni per Art. 1662 Codice Civile

Responsabilità del direttore dei lavori: SAL falsi e risarcimento
I Committenti hanno affidato la ristrutturazione di un immobile a un'impresa e l'incarico di progettazione e direzione lavori a un professionista. Quest'ultimo ha approvato Stati Avanzamento Lavori (SAL) non conformi al vero, nascondendo i gravi ritardi e i costi gonfiati dell'appaltatore. I Committenti hanno quindi risolto il contratto per inadempimento. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità del direttore dei lavori per colpa grave. Il professionista ha violato l'obbligo di alta sorveglianza e ha risposto dei danni causati, inclusi quelli imprevedibili. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del professionista, chiarendo che la temporanea prosecuzione del rapporto per consentire il passaggio di consegne non costituisce accettazione dei difetti o rinuncia al risarcimento.
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Risoluzione del contratto di appalto: vince il condominio
Un'azienda di manutenzione ha chiesto il pagamento di lavori e il risarcimento per l'interruzione del servizio di manutenzione di un ascensore condominiale. Il Condominio si è opposto, lamentando gravi malfunzionamenti dovuti alla pessima esecuzione dei lavori. I giudici di merito hanno revocato il decreto ingiuntivo e dichiarato la risoluzione del contratto di appalto per inadempimento dell'impresa, decisione confermata dalla Corte di Cassazione. I giudici hanno chiarito che il committente ha il diritto di controllare i lavori senza preavviso e che l'inadempimento dell'appaltatore giustifica lo scioglimento del rapporto. L'impresa perde la causa e non riceve alcun indennizzo.
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Modificazione della domanda: ascensore rotto, causa salvata
Un'azienda committente, dopo aver ricevuto un ascensore difettoso, chiede in giudizio la risoluzione del contratto. In corso di causa, precisa che il contratto non è una semplice vendita ma un appalto, cambiando la base giuridica della sua richiesta. La Corte d'Appello considera questa una 'domanda nuova' e quindi inammissibile. La Cassazione ribalta la decisione, chiarendo il principio sulla **modificazione della domanda**: cambiare la qualificazione giuridica di un rapporto è una modifica permessa, non una domanda nuova, se i fatti alla base della controversia restano identici. La causa viene quindi rinviata in Appello per essere decisa nel merito.
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Appalto privato: vizi e pagamenti nella costruzione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società committente in un caso di appalto privato per la costruzione di un capannone industriale. La controversia riguardava il saldo del prezzo, contestato per presunti vizi dell'opera e ritardi nella consegna. La Corte ha stabilito che l'ordinanza di pagamento provvisoria emessa in corso di causa viene assorbita dalla sentenza finale e non costituisce giudicato autonomo. Inoltre, è stato confermato che l'appaltatore può legittimamente sospendere i lavori se il committente non paga, e che lievi difformità acustiche non impediscono il rilascio del certificato di agibilità.
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Eccezione di inadempimento: incompatibile con la risoluzione
Una committente si è rivolta alla Cassazione, sostenendo di non dover pagare il saldo lavori a un'appaltatrice a causa della risoluzione del contratto per colpa di quest'ultima e sollevando un'eccezione di inadempimento. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la richiesta di risoluzione è logicamente incompatibile con l'eccezione di inadempimento. Di conseguenza, la committente è tenuta a pagare i lavori già eseguiti, non a titolo di corrispettivo contrattuale, ma come obbligo restitutorio.
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Responsabilità appaltatore: diligenza e vizi opera
Una società di costruzioni è stata condannata a risarcire i danni per vizi in un'opera di ristrutturazione, nonostante vantasse un credito per i lavori. La Cassazione ha confermato la responsabilità dell'appaltatore, sottolineando il suo dovere di segnalare le carenze del progetto al committente, anche se sta seguendo le sue istruzioni. La Corte ha inoltre validato la condanna al risarcimento, ritenendola autonoma rispetto alla risoluzione del contratto.
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