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Art. 1661 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

Altri anni per Art. 1661 Codice Civile

Contratto di appalto: lavori extra senza prove scritte
Un'impresa edile ha richiesto un decreto ingiuntivo per il pagamento di lavori aggiuntivi eseguiti nell'ambito di un contratto di appalto. La società committente si è opposta, contestando i conteggi e chiedendo l'applicazione di penali per il ritardo. Dopo alterne decisioni nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'impresa edile. La Suprema Corte ha confermato l'inammissibilità della prova testimoniale richiesta dall'impresa per dimostrare i lavori extra-contratto, poiché i capitoli di prova erano troppo generici e privi di indicazioni di tempo e luogo. Inoltre, l'impresa non ha rispettato il principio di autosufficienza nel ricorso. Di conseguenza, l'impresa edile perde definitivamente la causa.
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Lavori extra contro penale per il ritardo: la svolta in Cassazione
Un appaltatore ha richiesto il pagamento di lavori extracontrattuali eseguiti durante la ristrutturazione di due immobili. Il committente ha risposto chiedendo l'applicazione della penale per il ritardo nella consegna delle opere, originariamente prevista nel contratto d'appalto. La Corte d'Appello ha accolto la richiesta dell'appaltatore e ha annullato la penale, decisione confermata dalla Corte di Cassazione. I giudici hanno stabilito che l'esecuzione di importanti lavori aggiuntivi, non previsti inizialmente, fa venire meno l'efficacia del termine originario di consegna. Di conseguenza, la penale per il ritardo perde validità se le parti non concordano un nuovo termine di scadenza. Il committente che vuole il risarcimento deve quindi dimostrare la colpa specifica dell'appaltatore e il danno concreto subito.
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Penale per il ritardo nell’appalto: le varianti la cancellano
Un Committente affida a un Appaltatore la costruzione di un immobile, pattuendo una penale per il ritardo nell'appalto. Successivamente, il Committente richiede importanti varianti al progetto originario. A causa dei ritardi, il Committente chiede la risoluzione del contratto e il pagamento della penale. L'Appaltatore si oppone, chiedendo il saldo dei lavori eseguiti. La Corte di Cassazione conferma che la richiesta di rilevanti opere aggiuntive da parte del committente azzera il termine di consegna originario e la relativa penale, salvo diverso accordo scritto. Di conseguenza, il Committente perde la causa, non ha diritto alla penale e viene condannato a pagare il saldo dei lavori all'Appaltatore, oltre alle spese legali e a una sanzione per abuso del processo.
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Lavori extra nell’appalto: l’impresa deve restituire le somme
Un appaltatore ha richiesto il pagamento di oltre centomila euro per presunti lavori extra nell'appalto edile. Il committente si è opposto, dimostrando di aver già pagato l'intero prezzo pattuito e, anzi, di aver versato per errore circa trentamila euro in più, chiedendone la restituzione. I giudici di merito hanno accolto la richiesta del committente poiché l'appaltatore non ha fornito alcuna prova scritta dell'autorizzazione ai lavori aggiuntivi, obbligatoria per contratto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso dell'appaltatore. Chi ha eseguito le opere senza autorizzazione scritta deve restituire le somme eccedenti ricevute, in quanto prive di giustificazione causale.
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Responsabilità dell’appaltatore: paga chi rifiuta la sicurezza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli eredi di una committente, confermando l'assenza di responsabilità dell'appaltatore per i danni da infiltrazioni d'acqua avvenuti durante il rifacimento di un tetto. La committente aveva infatti rifiutato la posa di una guaina protettiva proposta dall'impresa, preferendo l'uso di semplici teli di nylon rivelatisi inefficaci. La Corte ha inoltre stabilito che l'appaltatore ha diritto al pagamento dei lavori extra ordinati direttamente dalla committente, in base all'articolo 1661 del codice civile, anche se il contratto originario era stato stipulato a forfait. Gli eredi sono stati condannati a pagare le spese di giudizio.
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Varianti nel contratto di appalto: paga il committente che firma
L'Appaltatore ha richiesto il pagamento di lavori aggiuntivi eseguiti per la climatizzazione di un locale commerciale. Il Committente si è opposto, sostenendo che tali modifiche fossero necessarie per rimediare a errori di progettazione dell'impresa. La Corte d'Appello ha negato il compenso all'appaltatore, ritenendo che il contratto fosse a prezzo fisso globale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'appaltatore. I giudici hanno rilevato una grave contraddizione nella sentenza d'appello, che prima ha riconosciuto l'esistenza di un verbale di collaudo in cui il committente richiedeva le modifiche, e poi ne ha negato il valore di prova. Inoltre, la Corte d'Appello ha omesso di valutare la perizia tecnica sui costi delle varianti nel contratto di appalto. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Lavori extra nell’appalto a corpo: si paga il mercato o il fisso?
Un artigiano (L'Appaltatore) esegue lavori di rifacimento del tetto per due coniugi (I Committenti). Il contratto prevede un prezzo fisso complessivo (appalto a corpo) e stabilisce che eventuali varianti siano concordate prima dell'esecuzione. L'Appaltatore realizza però opere aggiuntive senza preventivo scritto. Sorge un contrasto sul calcolo del compenso per queste opere. I Committenti pretendono di applicare una proporzione basata sul prezzo dell'appalto principale, mentre l'Appaltatore chiede i prezzi di mercato. La Corte di Cassazione dà ragione all'Appaltatore: per i lavori extra nell'appalto a corpo che risultano del tutto nuovi e autonomi rispetto al progetto originario, in mancanza di un accordo preventivo sul prezzo, il giudice deve determinare il compenso basandosi sui prezzi di mercato e non sulle tariffe proporzionali del contratto principale.
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Estinzione del Giudizio per Rinuncia: Causa Chiusa in Cassazione
Una società appaltatrice ottiene un ordine di pagamento per lavori edili. La società committente si oppone, contestando vari aspetti del contratto e la causa arriva fino alla Corte di Cassazione. A questo punto, le parti raggiungono un accordo: la committente ritira il proprio ricorso e l'appaltatrice accetta. La Suprema Corte, prendendo atto della volontà delle parti, dichiara l'estinzione del giudizio per rinuncia. Questa decisione chiude definitivamente la controversia, rendendo finale la sentenza precedente e stabilendo che il ricorrente non debba versare l'ulteriore contributo unificato, solitamente dovuto in caso di sconfitta.
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Appalto: varianti e termini per il ricorso legale
La Corte di Cassazione ha esaminato una controversia relativa a un contratto di appalto per la costruzione di complessi immobiliari. Il conflitto riguardava il pagamento di opere extracontratto e le penali per il ritardo nella consegna. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso principale della committente poiché rivolto contro una sentenza definitiva parziale non impugnata nei termini di legge. Ha inoltre rigettato il ricorso incidentale dell'impresa, confermando che la quantificazione dei lavori tramite CTU includeva correttamente spese generali e utile d'impresa, rendendo la decisione del giudice di merito immune da vizi di legittimità.
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Accettazione dell’opera: l’uso vale come ok
Un committente si rifiutava di saldare il corrispettivo a un'impresa edile, sostenendo la mancata consegna formale dell'opera e la presenza di vizi. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei giudici di merito, stabilendo che l'utilizzo dell'immobile da parte del committente costituisce un'accettazione dell'opera per fatti concludenti. Questo comportamento prevale sulla mancanza di un verbale di consegna formale e fa sorgere il diritto dell'appaltatore al pagamento, anche in presenza di difetti di modesta entità che non impediscono l'uso del bene.
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Denuncia vizi appalto: la prova della data è cruciale
In una controversia relativa a un contratto di subappalto, la Corte di Cassazione ha stabilito che la data di scoperta dei difetti, essenziale per la tempestiva denuncia vizi appalto, deve essere provata in modo rigoroso. Se la data di un documento prodotto in giudizio è contestata, il giudice non può ritenerla certa senza una motivazione adeguata, anche se il documento è considerato un mero 'fatto storico'. La Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello su questo punto, rinviando per una nuova valutazione.
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Ius variandi appalto: le prove decisive in giudizio
Una società committente contesta l'aumento dei costi di un'opera, ma la Cassazione respinge il ricorso. L'ordinanza chiarisce che l'esercizio dello ius variandi appalto, che ha causato l'aumento, era stato provato in modo robusto nei gradi di merito. Nuovi documenti presentati in appello non sono stati ritenuti sufficientemente decisivi da ribaltare la decisione, poiché non potevano smentire con certezza le altre prove, come la contabilità di cantiere e le testimonianze.
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Variazioni in appalto: prova scritta non sempre serve
Una società appaltatrice richiede il pagamento per lavori extra. Il committente si oppone, invocando una clausola contrattuale che esige l'autorizzazione scritta per le modifiche. La Corte d'Appello dà ragione al committente. La Cassazione ribalta la decisione, chiarendo che per le variazioni in appalto ordinate dal committente, la prova può essere fornita con ogni mezzo, incluse le presunzioni, e che la clausola sulla forma scritta può essere tacitamente derogata. Il caso viene rinviato per un nuovo esame.
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Prezzo invariabile appalto: ricorso inammissibile
Una sentenza della Cassazione chiarisce l'importanza della clausola di prezzo invariabile appalto. Il ricorso di un'impresa edile per ottenere un compenso extra è stato dichiarato inammissibile perché la sentenza d'appello si basava su più ragioni autonome, inclusa la presenza di un prezzo forfettario non contestata efficacemente dal ricorrente.
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Interpretazione contratto appalto: la Cassazione decide
Una società appaltatrice ricorre in Cassazione dopo la condanna al pagamento di una penale per ritardo nella consegna di lavori di ristrutturazione. La Corte rigetta il ricorso, confermando la corretta interpretazione del contratto d'appalto da parte dei giudici di merito, che avevano ritenuto valide le scadenze separate per le diverse aree del cantiere. Viene inoltre stabilito che le variazioni richieste dal committente non erano abbastanza significative da annullare la penale.
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Appalto a corpo: compenso extra per lavori ulteriori
Una società di costruzioni ha eseguito lavori extra in un contratto di appalto a corpo. Il committente, una cooperativa, si è rifiutato di pagarli, trovando l'appoggio della Corte d'Appello. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che i lavori extracontrattuali, a differenza delle semplici varianti, devono essere sempre compensati, anche in un appalto a corpo. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per ricalcolare il dovuto.
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Variazioni appalto: quando la prova scritta non serve
Un committente si rifiutava di pagare lavori extra in un contratto d'appalto, sostenendo che le modifiche richiedessero un'autorizzazione scritta. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che se le variazioni appalto sono richieste o concordate dal committente, l'appaltatore può provarle con ogni mezzo, inclusa la testimonianza, senza necessità di un atto scritto. La decisione distingue nettamente tra modifiche proposte dall'appaltatore (che richiedono forma scritta) e quelle volute dal committente.
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Travisamento della prova: errore di calcolo in appalto
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello per un palese travisamento della prova. I giudici d'appello avevano erroneamente sommato diverse voci di costo presenti in una consulenza tecnica (CTU), duplicando il valore dei lavori di ristrutturazione oggetto della disputa. La Suprema Corte ha chiarito che un simile errore, quando riguarda un punto controverso del giudizio, costituisce un vizio che porta alla cassazione della decisione. La sentenza ha anche ribadito che, in un contratto d'appalto, l'IVA si considera esclusa dal prezzo pattuito, salvo espresso accordo contrario.
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Clausola compromissoria: si applica ai lavori extra?
Una società subappaltatrice, dopo aver richiesto un pagamento per lavori extra, si è vista opporre dalla committente una clausola compromissoria presente nel contratto originale. La Cassazione ha stabilito che, in assenza di prove concrete di un nuovo e distinto accordo verbale, anche le opere extracontratto rientrano nell'ambito del contratto originario. Di conseguenza, la competenza a decidere la controversia spetta al collegio arbitrale e non al tribunale ordinario.
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Lavori extra-contratto: compenso senza accordo scritto
Un'impresa edile ha eseguito opere non previste dal contratto originario su richiesta verbale del committente. Quest'ultimo si è poi rifiutato di pagare, appellandosi al prezzo forfettario pattuito. La Corte di Cassazione ha confermato che i lavori extra-contratto danno diritto a un compenso aggiuntivo, in quanto costituiscono un nuovo accordo che può essere provato anche tramite testimoni. La Corte ha quindi respinto sia il ricorso del committente che quello incidentale dell'impresa, confermando la decisione d'appello.
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