LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 164 Codice di Procedura Penale — Sezione Quinta Penale

Pagina 2 di 2

Altri anni per Art. 164 Codice di Procedura Penale

Inammissibilità appello penale: la Riforma Cartabia
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10453/2024, ha stabilito la legittimità della norma introdotta dalla Riforma Cartabia che sancisce l'inammissibilità dell'appello penale se, con l'atto di impugnazione, non viene depositata la dichiarazione o elezione di domicilio. Il caso riguardava un imputato il cui appello era stato dichiarato inammissibile proprio per questa omissione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che tale onere non è incostituzionale, ma serve a garantire la certezza della conoscenza del processo da parte dell'imputato e la celere celebrazione del giudizio di secondo grado.
Continua »
Dichiarazione di domicilio appello: quando è obbligatoria?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10172/2024, ha confermato l'inammissibilità di un ricorso in appello a causa della mancata presentazione della nuova dichiarazione di domicilio appello, come richiesto dall'art. 581, comma 1-ter, c.p.p. introdotto dalla Riforma Cartabia. La Corte ha stabilito che la precedente elezione di domicilio effettuata nel primo grado di giudizio non è più sufficiente. Questo nuovo adempimento è considerato un requisito perentorio e non una formalità superflua, in quanto mira a garantire la partecipazione effettiva e informata dell'imputato al processo d'appello e a rendere più efficiente la procedura di notificazione, escludendo ogni violazione del diritto di difesa.
Continua »
Elezione di domicilio: appello inammissibile senza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10171/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso, confermando che l'atto di appello deve essere accompagnato, a pena di inammissibilità, da una nuova e specifica dichiarazione o elezione di domicilio. La Corte ha stabilito che una precedente elezione di domicilio non è sufficiente, poiché la norma mira a garantire la reale conoscenza degli atti e l'efficienza del processo. Questa regola, introdotta dalla recente riforma, non è stata ritenuta incostituzionale, in quanto bilancia il diritto di difesa con la ragionevole durata del processo.
Continua »
Restituzione nel termine: errore della cancelleria
La Corte di Cassazione ha concesso la restituzione nel termine a un'imputata che non aveva potuto impugnare una sentenza a causa di un'informazione erronea fornita dalla cancelleria del tribunale. Secondo i giudici, tale errore costituisce un impedimento non imputabile alla parte, giustificando la riapertura dei termini per il ricorso.
Continua »
Impugnazione imputato detenuto: domicilio obbligatorio
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4606/2024, ha dichiarato inammissibile un appello, stabilendo che l'obbligo di eleggere domicilio con l'atto di impugnazione, introdotto dalla Riforma Cartabia, si applica anche in caso di impugnazione da parte di un imputato detenuto per un'altra causa. La decisione sottolinea che tale requisito formale è essenziale per garantire la certezza delle notifiche future, nell'eventualità di una scarcerazione dell'imputato prima della notifica del decreto di citazione a giudizio.
Continua »
Elezione di domicilio appello: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3118/2024, ha confermato l'inammissibilità di un ricorso in appello per la mancata presentazione di una nuova elezione di domicilio. La Corte ha chiarito che, a seguito della Riforma Cartabia, l'elezione di domicilio effettuata nel primo grado di giudizio non è più valida per l'impugnazione, essendo necessaria una nuova e specifica dichiarazione per garantire la certezza della conoscenza del processo da parte dell'imputato.
Continua »
Impugnazione imputato assente: nuove regole Cartabia
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1177/2024, ha confermato la legittimità delle nuove, più stringenti, regole per l'impugnazione dell'imputato assente introdotte dalla Riforma Cartabia. Il ricorso di un imputato, il cui appello era stato dichiarato inammissibile per mancanza di specifico mandato post-sentenza e di nuova elezione di domicilio, è stato respinto. La Corte ha stabilito che tali oneri non violano il diritto di difesa, ma mirano a garantire la consapevolezza dell'impugnato e la certezza delle notifiche, rendendo il processo più giusto e celere.
Continua »
Processo in assenza: la Cassazione e la Riforma Cartabia
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 809/2024, ha rigettato il ricorso di un Pubblico Ministero, confermando la decisione di non procedere nei confronti di un imputato assente. La Corte ha chiarito che, a seguito della Riforma Cartabia, per celebrare un processo in assenza non basta più la semplice elezione di domicilio effettuata durante le indagini. È necessaria la prova certa che l'imputato sia a conoscenza della pendenza del processo (la chiamata in giudizio) e che la sua assenza sia una scelta volontaria e consapevole, distinguendo nettamente la fase delle indagini da quella processuale.
Continua »
Elezione di domicilio: non serve per il detenuto
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale che aveva dichiarato inammissibile l'appello di un imputato detenuto per mancata elezione di domicilio. La Suprema Corte ha stabilito che l'obbligo di elezione di domicilio, introdotto dalla Riforma Cartabia (art. 581 comma 1-ter c.p.p.), si applica solo agli imputati liberi e non a quelli in stato di detenzione, per i quali le notifiche avvengono sempre presso il luogo di detenzione.
Continua »
Elezione di domicilio: appello inammissibile
La Corte di Cassazione conferma l'inammissibilità di un appello penale a causa della mancata elezione di domicilio contestuale all'atto di impugnazione. La sentenza sottolinea che, secondo la Riforma Cartabia, la nomina di un difensore di fiducia o una precedente procura speciale non sono sufficienti se l'atto di appello non contiene la specifica dichiarazione o un riferimento espresso a una preesistente, rendendo l'elezione di domicilio un requisito formale non derogabile.
Continua »
Elezione di domicilio appello: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione conferma l'inammissibilità di un appello penale per mancata elezione di domicilio. La sentenza chiarisce che, per gli atti depositati fino al 24 agosto 2024, non è sufficiente confermare la nomina del difensore, ma è necessario un richiamo espresso e specifico alla precedente dichiarazione di domicilio presente nel fascicolo processuale. La Corte rigetta il ricorso dell'imputato, ribadendo il rigore formale richiesto dalla norma (ora abrogata) dell'art. 581, comma 1-ter, cod. proc. pen.
Continua »
Abusivismo finanziario: reato di pericolo presunto
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23654/2025, ha rigettato il ricorso di un soggetto condannato per abusivismo finanziario e truffa. La Corte ha chiarito che l'abusivismo finanziario è un reato di pericolo presunto, la cui esistenza non dipende dall'effettivo danno subito dagli investitori, ma dalla sola condotta di esercitare attività finanziarie senza autorizzazione. La decisione conferma la condanna e sottolinea come la tutela del corretto funzionamento del mercato finanziario prevalga sulla gestione, fedele o infedele, dei risparmi raccolti.
Continua »
Elezione di domicilio: quando l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23194/2025, ha confermato l'inammissibilità di un appello penale a causa della generica indicazione della elezione di domicilio. Il ricorso dell'imputato è stato respinto perché l'atto di impugnazione, pur menzionando un domicilio eletto, non specificava in modo chiaro e inequivocabile l'atto e la data della precedente dichiarazione, rendendone impossibile l'immediata individuazione nel fascicolo processuale. La Corte ha ribadito che un richiamo generico non è sufficiente a soddisfare i requisiti di legge.
Continua »
Inammissibilità appello: la notifica sana il vizio
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'inammissibilità dell'appello, prevista per la mancata elezione di domicilio, non può essere dichiarata se l'imputato ha comunque ricevuto la notifica personale del decreto di citazione. La Corte ha privilegiato la sostanza sulla forma, ritenendo che lo scopo della norma, ovvero garantire la conoscenza del processo, fosse stato raggiunto, annullando così una lettura eccessivamente formalistica che avrebbe compresso il diritto di difesa.
Continua »
Elezione di domicilio: appello inammissibile senza richiamo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4565/2025, ha dichiarato inammissibile un ricorso, ribadendo un principio fondamentale in materia di impugnazioni penali. Il caso riguardava la mancata inclusione, nell'atto di appello, di un richiamo specifico alla precedente elezione di domicilio dell'imputato. La Corte ha stabilito che non è sufficiente che una dichiarazione di domicilio esista già agli atti del processo; è indispensabile che l'atto di impugnazione stesso contenga un riferimento espresso e specifico a quella dichiarazione, per consentire l'immediata individuazione del luogo per le notifiche. Questa formalità, richiesta dall'art. 581, comma 1-ter c.p.p. (applicabile ai ricorsi antecedenti al 25 agosto 2024), è un requisito di ammissibilità non sanabile a posteriori.
Continua »
Elezione di domicilio: quando l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di un appello a causa di un'indicazione confusa e imprecisa riguardo l'elezione di domicilio. La sentenza chiarisce che, sebbene non sia necessaria una nuova elezione dopo il primo grado, l'atto di impugnazione deve contenere un riferimento "espresso e specifico" a quella precedente, tale da permettere un'identificazione immediata e inequivoca del luogo di notifica, pena l'inammissibilità del ricorso.
Continua »
Elezione di domicilio appello: la Cassazione decide
La Cassazione, risolvendo un contrasto giurisprudenziale, ha stabilito che l'appello è inammissibile se nell'atto non si fa espresso richiamo alla precedente elezione di domicilio. La Corte ha chiarito che la norma sulla elezione di domicilio nell'appello penale, sebbene abrogata, si applica ai ricorsi proposti prima del 24 agosto 2024. La semplice presenza in primo grado non è sufficiente a superare il vizio.
Continua »