Due passeggeri, a causa di un ritardo del primo volo, perdono la coincidenza e sono costretti a rimanere in aeroporto per oltre 24 ore senza alcuna assistenza. La Corte di Cassazione ha stabilito che questa situazione non è un semplice disagio, ma una lesione del diritto costituzionale alla libertà di movimento. Tale violazione giustifica il risarcimento del danno non patrimoniale da ritardo aereo. La compagnia aerea è responsabile non solo per il ritardo, ma anche per aver compresso la libertà personale dei viaggiatori, costringendoli a un'attesa forzata e priva di supporto. La Corte ha annullato la precedente decisione sfavorevole ai passeggeri, ordinando un nuovo processo.
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