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Art. 15 Costituzione — Sezione Sesta Penale

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Altri anni per Art. 15 Costituzione

Sequestro cellulare: limiti e restituzione dei dati
La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento di sequestro cellulare, giudicandolo illegittimo perché eccessivamente esteso e privo di adeguata motivazione. La sentenza stabilisce che, anche dopo la restituzione del dispositivo, l'interessato ha diritto a contestare la detenzione di una copia forense integrale dei suoi dati. Il sequestro di dati informatici deve rispettare il principio di proporzionalità, limitando l'acquisizione alle sole informazioni pertinenti all'indagine o specificando chiaramente i criteri di selezione, cosa non avvenuta nel caso di specie. Di conseguenza, è stata ordinata l'immediata restituzione della copia dei dati.
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Ordine Indagine Europeo: Prove Estere e Difesa
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un imputato in custodia cautelare per favoreggiamento, la cui accusa si basava su chat criptate ottenute dalla Francia tramite un Ordine Indagine Europeo. La difesa contestava la legittimità dell'acquisizione originaria delle prove e la violazione del diritto di difesa. La Corte ha ribadito la piena utilizzabilità delle prove, fondandosi sul principio della presunzione di legittimità degli atti giudiziari esteri e sul fatto che spetta alla difesa l'onere di provare una concreta violazione dei diritti fondamentali, non essendo sufficiente una generica contestazione.
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Concorso in corruzione: la prova dai messaggi WhatsApp
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per concorso in corruzione internazionale di un imprenditore coinvolto in un'operazione economica in Africa. La difesa aveva contestato l'utilizzabilità dei messaggi WhatsApp come prova, sostenendo irregolarità procedurali nella loro acquisizione e l'estraneità dell'imputato ai patti corruttivi. La Corte ha rigettato il ricorso, affermando la piena validità delle prove digitali, acquisite tramite copia forense, e ritenendo dimostrato il ruolo attivo dell'imputato nel progetto criminoso, anche sulla base del tenore delle conversazioni e del suo interesse diretto nell'affare.
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Associazione mafiosa e bis in idem: la Cassazione fissa i paletti
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione mafiosa. La Corte ha ritenuto che il Tribunale non avesse adeguatamente motivato la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza successivi a una precedente condanna per lo stesso reato, violando potenzialmente il principio del 'ne bis in idem'. Pur considerando legittimo il sequestro di una lettera come prova, la Corte ha stabilito che non era stato dimostrato in modo chiaro che tale prova si riferisse alla continuazione del sodalizio mafioso piuttosto che a un'autonoma attività di narcotraffico.
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Segreto d’ufficio: quando il giornalista non è complice
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di perquisizione e sequestro a carico di un giornalista indagato per concorso in rivelazione di segreto d'ufficio. La Corte ha stabilito che la semplice pubblicazione di una notizia riservata non è sufficiente a configurare il reato, essendo necessaria una condotta attiva di istigazione o induzione nei confronti della fonte. La sentenza ribadisce la tutela delle fonti giornalistiche e i limiti invalicabili degli strumenti investigativi che mirano a scoprirle.
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Utilizzabilità intercettazioni: i limiti tra procedimenti
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del PM, confermando l'inutilizzabilità di intercettazioni disposte in un'indagine per mafia in un separato procedimento per corruzione. La Corte ha stabilito che, in assenza di una connessione sostanziale tra i reati, l'utilizzabilità delle intercettazioni è preclusa, proteggendo la segretezza delle comunicazioni da un uso indiscriminato.
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Inutilizzabilità chat: quando la prova non basta
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1269/2025, ha stabilito l'inutilizzabilità delle chat acquisite tramite screenshot dal telefono di un indagato senza un provvedimento formale. Tuttavia, ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti applicando il principio della 'prova di resistenza', poiché le altre prove raccolte erano sufficienti a dimostrare la colpevolezza. Il caso chiarisce che una prova illegittima non garantisce l'assoluzione se il quadro probatorio complessivo è solido.
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Sequestro probatorio telefono: motivazione necessaria
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto di sequestro probatorio di un telefono cellulare, ritenendolo illegittimo per grave difetto di motivazione e violazione del principio di proporzionalità. La sentenza stabilisce che non è ammissibile un sequestro indiscriminato dell'intera memoria del dispositivo senza specificare le ragioni della sua necessità probatoria o delimitare l'ambito della ricerca. Viene ribadita la tutela costituzionale della corrispondenza anche per i dati archiviati, equiparandoli a comunicazioni protette da privacy.
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