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Art. 15 Costituzione — Sezione Sesta Penale

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Altri anni per Art. 15 Costituzione

Aggravante spaccio stupefacenti: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32044/2024, si è pronunciata su un complesso caso di traffico di stupefacenti, annullando per alcuni imputati l'aggravante spaccio stupefacenti legata al numero dei concorrenti. La Corte ha chiarito che, per applicare tale aggravante, non è sufficiente una generica attribuzione della condotta a più persone, ma è necessario definire lo specifico ruolo di ciascun soggetto nell'operazione illecita. Per altri imputati, i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili per genericità e manifesta infondatezza.
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IMEI catcher: legittimo l’uso per le intercettazioni
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato in custodia cautelare per reati gravi, tra cui associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. Il punto centrale del ricorso era l'asserita illegittimità dell'uso di un IMEI catcher per individuare la sua utenza telefonica. La Corte ha stabilito che, in presenza di un'autorizzazione generale alle intercettazioni, l'impiego dell'IMEI catcher è un'operazione tecnica strumentale che non necessita di un autonomo provvedimento autorizzativo del giudice, confermando così la piena utilizzabilità delle prove raccolte.
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Divieto uso cellulare: annullata misura di prevenzione
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di un individuo sottoposto a sorveglianza speciale, a cui era stato imposto anche il divieto di usare cellulari e smartphone. Pur confermando la pericolosità sociale del soggetto, la Corte ha annullato il divieto uso cellulare, giudicandolo una misura sproporzionata e non adeguatamente motivata in relazione alla natura dei reati contestati. La sentenza sottolinea che tale divieto comprime la libertà di comunicazione e deve essere giustificato da specifiche esigenze, non da generici richiami ad altre tipologie di reato.
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Prove da chat criptate: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato per narcotraffico, la cui misura cautelare si basava su prove da chat criptate ottenute dalla Francia tramite Ordine di Indagine Europeo (O.E.I.). La Corte ha stabilito la piena utilizzabilità di tali prove, conformandosi ai recenti principi espressi dalle Sezioni Unite e dalla Corte di Giustizia UE. È stato chiarito che si tratta di acquisizione di prove preesistenti, non di intercettazioni, e che la legalità della raccolta originaria è presunta, con l'onere per la difesa di dimostrare specifiche violazioni dei diritti fondamentali.
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Appello cautelare: inammissibile per chat su telefono
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto terzo che chiedeva la restituzione di conversazioni chat presenti sul telefono di un imputato, sottoposto a sequestro. La Corte ha stabilito che, una volta iniziato il dibattimento, l'ordinanza che rigetta la restituzione di beni in sequestro non è immediatamente impugnabile con appello cautelare, ma può essere contestata solo unitamente alla sentenza finale. Questa decisione riafferma un principio stabilito dalle Sezioni Unite, sottolineando che l'inammissibilità dell'appello iniziale si ripercuote sul successivo ricorso per cassazione.
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Revisione europea: la Cassazione chiarisce il nuovo art. 628-bis
La Corte di Cassazione, con la sentenza in esame, stabilisce un punto fermo sulla revisione europea dei processi penali dopo la Riforma Cartabia. Viene chiarito che il nuovo art. 628-bis del codice di procedura penale sostituisce integralmente il precedente rimedio della "revisione europea", creato via giurisprudenziale. Di conseguenza, solo il soggetto che ha ottenuto una sentenza favorevole dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo può attivare questo nuovo strumento, escludendo chi si trovi in situazioni analoghe ma non abbia adito la Corte EDU.
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Inutilizzabilità intercettazioni: illegittimità a monte
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso straordinario con cui si lamentava l'inutilizzabilità intercettazioni telefoniche derivanti da un'acquisizione di numeri di telefono ritenuta illegittima. La Corte ribadisce che il principio del "frutto dell'albero avvelenato" non si applica nell'ordinamento italiano, pertanto l'eventuale vizio di un atto investigativo a monte non si trasmette ai successivi decreti autorizzativi delle intercettazioni, che sono atti autonomi e validi.
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Ricorso per saltum: la Cassazione sui limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per saltum proposto da un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. L'indagato contestava la sua identificazione basata su chat criptate, lamentando una violazione di legge e del diritto di difesa. La Corte ha chiarito che il ricorso per saltum è consentito solo per violazioni di legge e non per vizi di motivazione. Nel caso di specie, la motivazione del giudice, sebbene sintetica, non era mancante o meramente apparente, basandosi su un insieme di elementi probatori. Pertanto, l'impugnazione è stata giudicata inammissibile.
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Intercettazioni con trojan: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di dodici imputati, confermando le condanne per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La sentenza affronta in modo approfondito la legittimità delle intercettazioni con trojan, chiarendo che l'uso di 'server di transito' gestiti da società private non ne inficia la validità, purché la registrazione finale avvenga negli impianti della Procura. La Corte ha inoltre ribadito che, per i reati di criminalità organizzata, non è necessario specificare preventivamente i luoghi di privata dimora in cui il captatore informatico sarà attivato.
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Captatore informatico e reati PA: la Cassazione decide
Un indagato per corruzione ha contestato l'uso del captatore informatico (trojan) per le intercettazioni, ritenendole illegittime. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la normativa applicabile è quella in vigore al momento dell'iscrizione iniziale del procedimento penale, non quella vigente al momento dei singoli decreti di autorizzazione. Di conseguenza, l'uso del captatore informatico è stato considerato legittimo sulla base delle regole applicabili all'epoca dell'avvio delle indagini.
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Intercettazioni criminalità organizzata: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'imputata in custodia cautelare per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti aggravata dal metodo mafioso. Il fulcro del ricorso riguardava l'inutilizzabilità delle intercettazioni, ritenute illegittime dalla difesa. La Corte ha stabilito che le intercettazioni per la criminalità organizzata sono legittime anche sulla base della recente normativa (D.L. 105/2023), qualificandola come legge di interpretazione autentica e quindi retroattiva, sanando ogni dubbio sull'applicabilità del regime derogatorio speciale anche per fatti precedenti.
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Intercettazioni criminalità organizzata: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la validità delle intercettazioni ambientali in un caso di associazione mafiosa, chiarendo l'ambito di applicazione della nozione di 'criminalità organizzata' alla luce del D.L. n. 105/2023. Il ricorso di un indagato, che contestava l'utilizzabilità delle prove raccolte tramite captatore informatico e la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, è stato rigettato. La Corte ha stabilito che la nuova normativa ha natura di interpretazione autentica, estendendo retroattivamente il regime derogatorio delle intercettazioni anche ai reati aggravati dal metodo mafioso, e ha ritenuto sufficienti gli elementi probatori, comprese le dichiarazioni di una collaboratrice di giustizia.
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Intercettazioni criminalità organizzata: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato contro la custodia cautelare in carcere. Il caso verteva sulla legittimità delle intercettazioni per criminalità organizzata. La difesa sosteneva l'inutilizzabilità delle prove perché i reati per cui erano state autorizzate non rientravano in una nozione restrittiva di 'criminalità organizzata'. La Corte ha stabilito che la recente legge (D.L. 105/2023) ha natura di interpretazione autentica, confermando una definizione ampia e applicandosi retroattivamente. Di conseguenza, le intercettazioni, disposte per reati aggravati dal metodo mafioso, sono state ritenute pienamente legittime e utilizzabili.
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Ordine Indagine Europeo: chat criptate valide come prova
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare per reati di narcotraffico, stabilendo la piena utilizzabilità delle prove derivanti da chat criptate (Encrochat e SkyEcc). Tali prove erano state acquisite dalla Francia tramite un Ordine Indagine Europeo. La Corte ha chiarito che l'emissione di un Ordine Indagine Europeo è legittima anche prima della formale iscrizione di un soggetto nel registro degli indagati, quando necessaria per l'acquisizione di prove indispensabili. Inoltre, è stato ribadito il principio per cui il giudice italiano non può sindacare la legittimità delle modalità di raccolta della prova avvenute nello Stato estero, in base al principio di mutuo riconoscimento. Respinte anche le censure relative alla presunta scadenza dei termini di indagine e alla gravità indiziaria.
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Captatore informatico e corruzione: quando è legale?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'uso del captatore informatico (trojan) in un'indagine per corruzione avviata prima del 31 agosto 2020. La sentenza chiarisce che la normativa speciale per i reati contro la Pubblica Amministrazione, in vigore dal 2018, non richiedeva la specificazione dei luoghi di intercettazione, equiparando tali reati a quelli di criminalità organizzata. Il ricorso dell'indagato, basato sull'inutilizzabilità delle intercettazioni, è stato rigettato.
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Motivazione lacunosa: Cassazione annulla custodia
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per traffico internazionale di stupefacenti. La decisione si fonda su una motivazione lacunosa del tribunale del riesame, che non ha spiegato in modo logico e coerente come ha identificato l'indagato, ignorando le prove e le argomentazioni della difesa che sollevavano dubbi sull'identità e sull'interpretazione degli indizi.
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Sequestro corrispondenza digitale: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un dipendente di un'ambasciata accusato di corruzione. La difesa contestava l'uso di prove come messaggi WhatsApp e registrazioni audio, definendolo un illegittimo sequestro corrispondenza digitale. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che i messaggi WhatsApp rientrano nel concetto di 'corrispondenza' e che le registrazioni fatte da un partecipante alla conversazione sono ammissibili, stabilendo importanti principi sulla validità delle prove digitali nel processo penale.
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Corruzione e WhatsApp: quando i messaggi sono prova
Un funzionario pubblico, accusato di corruzione per aver favorito il rilascio di visti, ha contestato l'uso delle sue chat WhatsApp come prova. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che i messaggi digitali rientrano nel concetto di "corrispondenza" e possono essere legittimamente sequestrati. La Corte ha inoltre applicato la "prova di resistenza", ritenendo che le altre prove raccolte, come testimonianze e documenti, fossero sufficienti a sostenere l'accusa di corruzione e WhatsApp anche senza le chat.
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Prove da chat criptate: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha confermato una misura di custodia cautelare per associazione mafiosa, basata su prove da chat criptate acquisite da un altro Stato UE tramite Ordine di Indagine Europeo (O.I.E.). La sentenza ribadisce i principi delle Sezioni Unite: tali prove sono utilizzabili e spetta alla difesa dimostrare una concreta violazione dei diritti fondamentali, non essendo sufficiente una mera difformità dalle procedure italiane. È stata inoltre confermata la possibilità di provare la continuità operativa di una cosca sulla base di precedenti sentenze irrevocabili.
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Utilizzabilità prove chat cifrate: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato in custodia cautelare per tentato traffico internazionale di droga. La difesa contestava l'utilizzabilità delle prove provenienti da una chat cifrata, acquisite tramite Ordine di Indagine Europeo. La Corte ha confermato la piena utilizzabilità delle prove, ribadendo i principi stabiliti dalle Sezioni Unite sulla circolazione della prova tra Stati UE e sottolineando che spetta alla difesa l'onere di dimostrare specifiche violazioni dei diritti fondamentali, non riscontrate nel caso di specie.
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