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Art. 1491 Codice Civile — Sezione Terza Civile

Altri anni per Art. 1491 Codice Civile

Acqua non potabile: ammessa la riduzione della tariffa idrica
L'Ente Erogatore ha impugnato la sentenza che lo condannava a dimezzare le bollette dell'acqua a causa della non potabilità del servizio tra il 2006 e il 2015. I Consumatori avevano provato il disservizio tramite ordinanze comunali e analisi della ASL. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente Erogatore, confermando che la fornitura di acqua non potabile rappresenta un grave inadempimento contrattuale. Questo disservizio giustifica la riduzione della tariffa idrica (azione quanti minoris) anche se gli utenti non dimostrano un danno concreto ulteriore. La quantificazione della riduzione al 50% tramite valutazione equitativa è corretta, poiché la non potabilità non è un vizio facilmente riconoscibile senza analisi tecniche. I Consumatori vincono definitivamente la causa.
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Accettazione bene in leasing con difetti? Paghi lo stesso: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio cruciale in materia di leasing. Un utilizzatore aveva accettato un macchinario firmando il verbale di consegna senza riserve, per poi contestare un difetto nell'etichettatura. La società di leasing ha chiesto il pagamento dei canoni residui e della penale. La Corte ha dato ragione alla società finanziaria, affermando che l'**accettazione del bene in leasing** senza contestazioni immediate sposta sull'utilizzatore ogni rischio per vizi evidenti. L'utilizzatore è quindi obbligato a pagare i canoni, potendo agire per il risarcimento solo contro il fornitore del bene, non contro la società di leasing. L'utilizzatore ha perso la causa e deve pagare.
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Garanzia personale: l’impegno dell’amministratore
L'amministratore di una società acquirente di macchinari agricoli aveva firmato una "dichiarazione di responsabilità personale". La Cassazione ha stabilito che, nonostante la sua qualifica, tale dichiarazione costituisce una valida garanzia personale (fideiussione) per il pagamento del prezzo, interpretando la volontà delle parti e la "ragione pratica" dell'atto, che altrimenti non avrebbe avuto senso. Il ricorso dell'amministratore è stato rigettato.
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Cessione d’azienda vizi immobile: la decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che aveva acquistato un'azienda per la somministrazione di alimenti e bevande, chiedendo la risoluzione del contratto per i vizi dell'immobile in cui si svolgeva l'attività. La Corte ha stabilito che, essendo il contratto di locazione dell'immobile stipulato separatamente tra l'acquirente e un terzo proprietario, il venditore dell'azienda (cedente) non può essere ritenuto responsabile per l'inidoneità o i vizi dei locali. Questa decisione chiarisce la distinzione tra il contratto di cessione d'azienda e il contratto di locazione ad esso collegato, confermando che i vizi dell'immobile non possono essere imputati al cedente dell'azienda se non è anche il locatore.
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Difformità immobile: quando si può non pagare l’affitto?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la presenza di una difformità dell'immobile locato non autorizza automaticamente il conduttore a sospendere il pagamento del canone. Tale sospensione è legittima solo se l'inadempimento del locatore è così grave da rendere la proprietà totalmente inutilizzabile per lo scopo pattuito. Nel caso specifico, un conduttore aveva smesso di pagare l'affitto di un locale destinato a pescheria a causa di presunte irregolarità edilizie, ma non ha dimostrato l'impossibilità assoluta di utilizzare l'immobile. La Corte ha quindi rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti.
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Garanzia vizi immobile: quando è esclusa?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 16592/2024, ha confermato l'esclusione della garanzia vizi immobile per un ampliamento abusivo. Il ricorso dell'acquirente è stato respinto poiché, nonostante le dichiarazioni della venditrice, è stata provata la sua conoscenza effettiva del vizio al momento della compravendita. Tale conoscenza, desunta da discrepanze documentali e dall'evidenza del vizio, rende inoperante la garanzia ai sensi dell'art. 1491 del Codice Civile.
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Denuncia dei vizi: termini validi solo tra le parti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4300/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di denuncia dei vizi. Un'utilizzatrice di un immobile in leasing aveva citato in giudizio la società venditrice per gravi difetti strutturali. La questione centrale riguardava la validità di una clausola contrattuale, pattuita tra venditore e società di leasing, che estendeva i termini per la denuncia dei vizi. La Suprema Corte ha chiarito che tale clausola non può essere opposta ai danti causa del venditore (i venditori originari), poiché essi sono terzi rispetto a quel contratto. Di conseguenza, la denuncia effettuata nei loro confronti è stata considerata tardiva, annullando la decisione della Corte d'Appello e rinviando il caso per un nuovo esame.
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