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Art. 1482 Codice Civile — Anno 2023

Altri anni per Art. 1482 Codice Civile

Contratto preliminare: la conoscenza dell’ipoteca impedisce il recesso
Il caso riguarda un acquirente che, dopo aver firmato un'impegnativa d'acquisto (un preliminare di preliminare) e versato una caparra, si è rifiutato di stipulare il successivo contratto preliminare. L'acquirente lamentava la presenza di un'ipoteca e di abusi edilizi non sanati. Il venditore e i mediatori sostenevano invece che l'acquirente fosse pienamente consapevole di tali circostanze e che il venditore si fosse impegnato a risolverle entro il rogito definitivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'acquirente, confermando che la conoscenza preventiva dei vizi impedisce di rifiutare la firma del contratto preliminare. Il venditore ha quindi il diritto di trattenere la caparra e l'acquirente deve pagare la provvigione ai mediatori.
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Preliminare di permuta alla pari: no al conguaglio tardivo
Due comproprietari firmano un accordo per scambiare le proprie quote immobiliari alla pari. Successivamente, il Primo Comproprietario si rifiuta di firmare l'atto definitivo, pretendendo un conguaglio in denaro a causa del mutato valore dei beni nel tempo. Il Secondo Comproprietario agisce in giudizio per ottenere il trasferimento coattivo. La Corte di Cassazione conferma la decisione d'appello: la scrittura privata costituisce un valido preliminare di permuta. L'espressione "valutato alla pari" esclude qualsiasi conguaglio successivo. Inoltre, il rischio del deterioramento degli immobili dovuto al ritardo della causa ricade interamente sul comproprietario che si è opposto ingiustificatamente al trasferimento. L'opponente perde il ricorso e viene condannato a pagare le spese legali.
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Attendibilità teste parente: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31158/2023, ha chiarito un punto cruciale sull'attendibilità del teste parente. In una causa per il mancato pagamento del saldo di una compravendita immobiliare, la Corte ha accolto il ricorso del venditore, censurando la decisione della Corte d'Appello che aveva ignorato la specifica doglianza contro la valutazione di inattendibilità di un testimone, basata unicamente sul suo stretto legame di parentela con una delle parti. La Suprema Corte ha ribadito che, dopo la sentenza della Corte Costituzionale n. 248/1974, il vincolo familiare non è di per sé motivo sufficiente per dubitare della credibilità di un teste, e ha cassato con rinvio la sentenza impugnata.
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