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Art. 1439 Codice Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 1439 Codice Civile

Inammissibilità domanda riunita: La Cassazione ribalta il verdetto
Un'Azienda ha citato in giudizio un Istituto di Credito per la nullità, l'annullamento o la risoluzione di contratti swap. Il Tribunale aveva dichiarato alcune domande di risoluzione inammissibili per tardività. L'Azienda ha riproposto le stesse domande in un secondo giudizio, poi riunito al primo. La Corte d'Appello ha confermato l'inammissibilità. La Cassazione, tuttavia, ha accolto il ricorso dell'Azienda sul punto dell'**inammissibilità domanda riunita**. Ha stabilito che una precedente dichiarazione di inammissibilità per tardività non preclude l'esame della stessa domanda se riproposta in un giudizio successivo, poi riunito, qualora il primo non possa giungere a una decisione nel merito. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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Nulla la fideiussione nell’informativa privacy se occulta
Un avvocato ha richiesto il pagamento di diverse parcelle all'amministratore di una società fallita, facendo valere una clausola di garanzia inserita a sorpresa all'interno del modulo per il trattamento dei dati personali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministratore, statuendo che una clausola di fideiussione nell'informativa privacy non può considerarsi automaticamente valida solo perché sottoscritta. L'inserimento occulto di un impegno economico personale all'interno di un testo destinato esclusivamente alla tutela della riservatezza vìola i canoni fondamentali di lealtà, correttezza e buona fede nell'interpretazione del contratto, oltre al requisito legale di una manifestazione di volontà espressa e inequivoca per la prestazione di garanzie.
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Annullamento del contratto per dolo tra silenzio e negligenza
Il Promissario Acquirente chiedeva l'annullamento del contratto per dolo di un accordo preliminare di vendita di un appartamento, lamentando che il Promittente Venditore avesse taciuto gravi abusi edilizi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Corte ha chiarito che il semplice silenzio o la reticenza non bastano a integrare il dolo omissivo se l'acquirente, usando l'ordinaria diligenza, avrebbe potuto facilmente accorgersi delle irregolarità. Nel caso specifico, l'acquirente aveva visionato l'immobile e ricevuto le mappe catastali prima della firma, ma ha effettuato le verifiche urbanistiche solo in un secondo momento. Di conseguenza, la richiesta di annullamento è stata respinta e il Promissario Acquirente è stato condannato a pagare le spese legali.
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Licenziamento del dirigente: contratto valido anche se indagato
Un istituto di credito ha intimato il licenziamento del dirigente per giusta causa. La banca ha chiesto l'annullamento del contratto di lavoro per dolo o errore, sostenendo che l'uomo avesse taciuto un'indagine penale a suo carico al momento dell'assunzione. Il contratto individuale prevedeva inoltre l'applicazione della tutela dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della banca. I giudici hanno accertato che l'indagine penale era iniziata dopo la firma del contratto, escludendo così qualsiasi inganno o errore. Inoltre, la Suprema Corte ha confermato che il richiamo all'articolo 18 era di tipo statico, cristallizzando la tutela più favorevole vigente al momento della stipula. Il licenziamento del dirigente è stato quindi valutato secondo le regole originarie, e la banca è stata condannata a pagare le spese processuali.
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