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Art. 143-bis Codice di Procedura Penale — Anno 2025

Altri anni per Art. 143-bis Codice di Procedura Penale

Elezione domicilio: quando è valida senza interprete?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che lamentava la mancata traduzione del verbale di elezione di domicilio. La Corte ha ritenuto irrilevante la questione, poiché l'imputato aveva già effettuato una precedente e valida elezione di domicilio alla presenza di un interprete e del suo difensore durante l'udienza di convalida. Questa prima dichiarazione, valida ed efficace, rendeva superflua la seconda, garantendo la correttezza delle notifiche successive.
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Querela straniero senza interprete: è valida?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la querela presentata da uno straniero che non conosce la lingua italiana è pienamente valida anche in assenza di un interprete. In un caso di tentato furto, la difesa aveva impugnato la convalida dell'arresto sostenendo la nullità della querela della vittima straniera. La Corte ha respinto il ricorso, affermando che non esiste un obbligo di legge di nominare un interprete per la persona offesa, a differenza dell'indagato. Vige il principio di tassatività delle nullità, secondo cui un atto è nullo solo se previsto espressamente dalla legge, cosa che non accade per la querela straniero senza interprete.
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Inutilizzabilità chat criptate: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di narcotraffico basato su prove provenienti da un sistema di comunicazione cifrata, acquisite tramite Ordine Europeo di Indagine. I ricorsi degli imputati, che lamentavano l'inutilizzabilità delle chat criptate per presunta violazione dei diritti di difesa, sono stati in gran parte rigettati. La Corte ha ribadito la validità di tali prove, fondandosi sul principio di fiducia reciproca tra Stati UE e ponendo a carico della difesa l'onere di provare specifiche violazioni dei diritti fondamentali. La sentenza ha annullato con rinvio solo una delle posizioni per un vizio di motivazione relativo alla collocazione temporale della condotta associativa.
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Aggravante immigrazione: prova del numero di migranti
Un soggetto è stato condannato per aver favorito l'immigrazione clandestina. La Cassazione ha parzialmente annullato la sentenza, non ritenendo provata l'aggravante del numero di migranti (cinque persone), poiché le prove (chat telefoniche) indicavano che l'imputato era a conoscenza solo di due. Ha invece confermato l'aggravante del profitto e rigettato le eccezioni sulla inutilizzabilità delle dichiarazioni di un migrante in sede di rito abbreviato.
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Sentenza non tradotta: quando è un diritto leso?
Un cittadino straniero è stato condannato per soggiorno irregolare. Ha impugnato la decisione lamentando una sentenza non tradotta e la violazione del principio del 'ne bis in idem'. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, specificando che l'assenza di traduzione non è causa di nullità se non si dimostra un pregiudizio concreto al diritto di difesa, esercitato in Cassazione esclusivamente dal legale. Inoltre, ha chiarito che la permanenza illegale sul territorio dopo una precedente sentenza definitiva costituisce un nuovo reato, non coperto dal giudicato precedente.
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