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Art. 1428 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

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Altri anni per Art. 1428 Codice Civile

Scrittura privata disconosciuta: Cassazione chiarisce
In una causa per il pagamento di un appalto, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla scrittura privata disconosciuta. Se una parte nega la propria firma su un documento, questo diventa processualmente inutilizzabile a meno che la controparte non avvii una specifica procedura di verificazione. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva invece valutato il contenuto del documento, ignorando il disconoscimento della firma.
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Datio in solutum: validità del contratto e onere prova
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di un contratto di 'datio in solutum' con cui due genitori avevano trasferito un immobile per estinguere un debito del proprio figlio. La Corte ha chiarito che tale operazione, che combina l'adempimento del terzo con la dazione in pagamento, ha una causa lecita e valida. Inoltre, in presenza di un riconoscimento del debito nell'atto notarile, spetta a chi contesta il contratto dimostrare l'inesistenza del debito originario. Il ricorso dei genitori è stato integralmente rigettato.
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Doppia conforme: quando il ricorso in Cassazione è out
Un acquirente cita in giudizio la parte venditrice per una presunta difformità nei confini di un immobile. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello respingono la domanda. La Corte di Cassazione dichiara il successivo ricorso inammissibile applicando il principio della "doppia conforme", in quanto le due decisioni di merito si basavano sul medesimo percorso logico-argomentativo e sulla stessa valutazione dei fatti, impedendo un riesame nel merito da parte della Suprema Corte.
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Revisione tabelle millesimali: la Cassazione decide
Un gruppo di condomini ottiene in primo e secondo grado la revisione delle tabelle millesimali per un presunto errore di calcolo. Altri condomini ricorrono in Cassazione, sollevando due questioni: la necessità di citare in giudizio tutti i proprietari (litisconsorzio necessario) e il criterio temporale per la valutazione dell'errore. La Corte di Cassazione, rilevando un contrasto giurisprudenziale sulla valutazione dell'errore (valore originario vs. valore attuale), ha ritenuto la questione di particolare importanza e ha rinviato la causa a una pubblica udienza per una decisione definitiva.
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Errore comune nel contratto: quando è annullabile?
La Corte di Cassazione stabilisce che un contratto basato su un errore comune a entrambe le parti è annullabile senza che sia necessario dimostrare la riconoscibilità dell'errore. Il caso riguarda un accordo in cui un'acquirente si impegnava a pagare i venditori per ottenere documenti che entrambi ritenevano, erroneamente, necessari per un contributo statale. Poiché l'errore era condiviso, la Corte ha cassato la sentenza d'appello che negava l'annullamento per mancata riconoscibilità, affermando un principio chiave in materia di vizi del consenso.
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Bene non conforme: la descrizione vincola il venditore
Un'acquirente acquista un bracciale descritto come 'oro e smalto' che si rivela essere d'argento placcato. La Cassazione stabilisce che la descrizione del prodotto è vincolante per il venditore. Un bene non conforme alla descrizione fornita al momento della vendita legittima le tutele del consumatore, poiché il venditore deve consegnare beni conformi al contratto. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva rigettato la domanda dell'acquirente, ritenendo che il giudice di secondo grado avesse omesso di valutare un fatto decisivo: la discrepanza tra la composizione descritta e quella reale del gioiello.
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Vizio del consenso e l’annullamento del contratto
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di contratto preliminare di compravendita di un terreno, il cui valore era basato su una qualità (edificabilità) poi rivelatasi errata. La promissaria acquirente si era rifiutata di stipulare il definitivo, eccependo un vizio del consenso. La Corte ha cassato la sentenza d'appello, la quale aveva erroneamente limitato l'analisi della doglianza a una presunta violenza, omettendo di esaminare in modo completo e corretto la questione dell'errore e della presupposizione. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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