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Art. 1428 Codice Civile — Anno 2023

Altri anni per Art. 1428 Codice Civile

Vizi del consenso: l’accordo sindacale regge senza prove di dolo
Il Lavoratore ha impugnato un accordo conciliativo firmato in sede sindacale con l'ex datore di lavoro, sostenendo la presenza di vizi del consenso. Secondo il ricorrente, la società lo avrebbe indotto a firmare la risoluzione del rapporto con l'inganno, rassicurandolo falsamente sulla solidità finanziaria della nuova azienda presso cui sarebbe stato assunto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. La Corte ha chiarito che spetta al lavoratore dimostrare il dolo determinante della controparte. Nel caso specifico, il lavoratore aveva valide alternative alla firma e tempo sufficiente per informarsi sulla reale situazione economica della nuova società, escludendo così qualsiasi inganno idoneo a invalidare il consenso.
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Rivalutazione delle partecipazioni: no al rimborso per errore
Il caso riguarda gli eredi di una contribuente defunta che hanno chiesto il rimborso dell'imposta sostitutiva versata per la rivalutazione delle partecipazioni societarie. Gli eredi sostenevano che la contribuente avesse commesso un errore compilando la dichiarazione dei redditi, poiché ignorava la convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e Svizzera, Stato in cui risiedeva. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato il rimborso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la scelta di optare per la rivalutazione delle partecipazioni tramite perizia e versamento dell'imposta è un atto unilaterale di volontà irrevocabile. Tale scelta non può essere annullata per un semplice errore nella dichiarazione dei redditi, a meno che non si provi un errore essenziale e riconoscibile che abbia viziato l'originaria volontà del contribuente. Il rimborso è stato definitivamente negato.
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Servitù di passaggio: accordo valido anche con diritto preesistente
Un costruttore si era impegnato, tramite scrittura privata, a realizzare i lavori di completamento di una strada in cambio di una servitù di passaggio a favore del suo complesso edilizio. Rimasto inadempiente, i proprietari della strada hanno eseguito i lavori a proprie spese e lo hanno citato in giudizio per il rimborso. Il costruttore si è difeso sostenendo di essere già titolare del diritto di passaggio in forza di precedenti atti notarili e che l'accordo fosse frutto di un errore. La Corte d'Appello ha accertato la validità del contratto e lo ha condannato al risarcimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del costruttore, confermando che la valutazione sulla non coincidenza tra le due servitù spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità.
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Terreno non edificabile: l’errore bilaterale annulla la vendita
La Cassazione ha annullato una compravendita di un terreno che entrambe le parti credevano edificabile, ma che in realtà non lo era. Il caso riguarda un errore bilaterale compravendita, in cui sia i venditori sia gli acquirenti si sono sbagliati su una qualità essenziale del bene. La Corte ha stabilito che gli acquirenti hanno diritto alla restituzione non solo del prezzo, ma di tutte le spese accessorie (tasse, notaio). Ha chiarito che una clausola del contratto preliminare, che prevedeva la possibilità per gli acquirenti di chiedere il permesso di costruire, era una semplice facoltà e non un obbligo. Pertanto, non si può attribuire agli acquirenti una colpa per non aver verificato prima l'edificabilità, limitando il loro diritto al rimborso completo.
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Errore sulla valutazione economica: impianto non redditizio, contratto salvo
Un'azienda acquista un terreno con un progetto per una centrale idroelettrica, convinta che la portata d'acqua garantisse un'alta redditività. Scoperta la portata reale, molto inferiore, chiede l'annullamento del contratto. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo un principio chiaro: l'errore sulla valutazione economica di un affare non è causa di annullamento. Questo tipo di errore riguarda le motivazioni soggettive e il rischio d'impresa, non una qualità oggettiva del bene. L'acquirente, peraltro esperto del settore, aveva ricevuto la documentazione corretta e non poteva quindi lamentare un errore essenziale e riconoscibile.
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Compenso professionale avvocato: accordo verbale nullo, vince la tariffa
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio chiave sul compenso professionale avvocato. Un legale aveva chiesto il pagamento delle sue spettanze a una cliente, la quale si opponeva sostenendo un accordo verbale per un importo inferiore. La cliente aveva anche chiesto l'annullamento del contratto per essere stata, a suo dire, indotta in errore. I giudici hanno dato ragione all'avvocato. Hanno chiarito che qualsiasi accordo sul compenso che si discosti dalle tariffe ufficiali deve essere provato per iscritto. In assenza di un contratto scritto, l'accordo verbale non ha valore e il compenso va calcolato secondo i parametri ministeriali. La richiesta di annullamento della cliente è stata respinta perché basata sullo stesso accordo verbale non dimostrato.
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Ravvedimento Operoso: Scelta Fiscale Definitiva, Niente Rimborso
Un contribuente, dopo aver pagato in ritardo le imposte utilizzando il ravvedimento operoso, ha chiesto il rimborso delle sanzioni. La giustificazione era la mancata ricezione di pagamenti da parte di una Pubblica Amministrazione. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta. I giudici hanno stabilito che la scelta del ravvedimento operoso è un atto di volontà definitivo, di natura negoziale. Una volta effettuato, non è più possibile contestare la legittimità della sanzione, anche se esistevano delle cause di giustificazione. L'unica eccezione è la prova di un errore grave e riconoscibile al momento della scelta. Di conseguenza, l'Agenzia delle Entrate ha vinto la causa e il contribuente non ha ottenuto alcun rimborso.
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Errore Canone OSAP: il Comune può correggere e chiedere di più
Un Comune ha richiesto ad alcuni commercianti ambulanti il pagamento di un canone per l'occupazione di suolo pubblico, applicando per errore la tariffa più alta prevista per le occupazioni 'permanenti'. I commercianti si sono opposti, sostenendo che la loro fosse un'occupazione suolo pubblico temporanea, limitata a poche ore al giorno. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Comune. Ha stabilito che l'occupazione dei posteggi di mercato, per sua natura, è temporanea e va tassata come tale, a prescindere dalla durata pluriennale dell'autorizzazione al commercio. L'errore di calcolo del Comune era riconoscibile e quindi legittimamente rettificabile con una successiva richiesta di pagamento.
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Tabelle millesimali: quando la revisione è negata
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso relativo alla revisione delle tabelle millesimali in un condominio minimo. I ricorrenti lamentavano l'impossibilità di modificare la ripartizione paritaria delle spese nonostante l'ampliamento dell'unità immobiliare dei vicini, che avevano trasformato un sottotetto in vano abitabile. La Suprema Corte ha stabilito che, se le tabelle hanno natura contrattuale 'pura' (ovvero derivano da un accordo consapevole di derogare ai criteri legali), non sono revisionabili tramite la procedura semplificata dell'art. 69 disp. att. c.c., ma solo tramite azione di annullamento per errore del consenso.
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Rivalutazione partecipazioni: no al rimborso per eredi
La Corte di Cassazione ha stabilito che gli eredi non hanno diritto al rimborso dell'imposta sostitutiva versata dal defunto per la rivalutazione partecipazioni. Nel caso in esame, i successori avevano effettuato una nuova rivalutazione sulle medesime quote societarie, pretendendo la restituzione di quanto pagato dalla dante causa. La Suprema Corte ha chiarito che l'opzione fiscale è un atto di volontà personale e irretrattabile. Il diritto al rimborso sorge esclusivamente se lo stesso contribuente effettua una seconda rivalutazione rimanendo in possesso del bene. Per gli eredi, la nuova procedura costituisce un presupposto impositivo autonomo e distinto, privo di collegamenti rimborsabili con i versamenti del defunto.
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Errore essenziale: annullato l’accordo transattivo
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento di un accordo transattivo tra un istituto bancario e un ex dirigente a causa di un **errore essenziale**. La banca aveva concesso un cospicuo incentivo all'esodo ignorando che il dipendente fosse indagato per gravi reati commessi proprio ai danni dell'istituto. I giudici hanno stabilito che la qualità morale e professionale del lavoratore era un elemento determinante del consenso e che il silenzio del dipendente sulle indagini penali ha reso l'errore della banca riconoscibile e decisivo per l'annullamento del contratto.
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Rimborso imposta sostitutiva: No alla restituzione
Un contribuente ha richiesto il rimborso dell'imposta sostitutiva versata per la rivalutazione di quote societarie, dopo che queste avevano perso ogni valore a seguito di una procedura concorsuale. La Corte di Cassazione ha negato il rimborso, stabilendo che l'opzione per la rivalutazione è una scelta unilaterale e irrevocabile. L'obbligazione tributaria si perfeziona con il pagamento della prima rata e il suo presupposto non è la futura plusvalenza, ma il valore rideterminato dalla perizia.
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Rimborso imposta sostitutiva: no al donatario
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31054/2023, ha negato il diritto al rimborso dell'imposta sostitutiva al figlio che, ricevute in donazione dal padre delle partecipazioni societarie, aveva effettuato una seconda rivalutazione. Il diritto al rimborso è stato ritenuto strettamente personale del soggetto che ha effettuato il primo versamento (il donante) e non si trasferisce con la titolarità del bene. La donazione, interrompendo il possesso, preclude al donatario la possibilità di recuperare l'imposta pagata dal suo dante causa.
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Nomina Giudiziale Liquidatore: Inefficacia e Limiti
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni soci contro la decisione che riteneva invalida una delibera di revoca della liquidazione di un'associazione. La Corte ha stabilito che la delibera era inefficace perché convocata senza la presenza del nuovo liquidatore, la cui nomina giudiziale del liquidatore era già avvenuta. I motivi di ricorso sono stati respinti per genericità e perché miravano a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Annullamento contratto appalto: Errore e Rettifica
La Corte di Cassazione conferma l'annullamento di un contratto d'appalto per un errore essenziale e riconoscibile sulle caratteristiche dell'area di intervento, risultata densamente urbanizzata a differenza di quanto previsto nel progetto. La Corte ha stabilito che il vizio genetico del contratto, che porta all'annullamento, prevale sulla possibilità di risoluzione prevista dalle norme speciali sugli appalti pubblici. Inoltre, ha respinto i motivi di ricorso dell'impresa appaltatrice per difetto di autosufficienza, ribadendo la necessità di formulare le censure in modo completo e specifico nell'atto di ricorso.
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