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Art. 14 Costituzione — Sezione Sesta Penale

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Altri anni per Art. 14 Costituzione

Interferenze illecite: registrare in casa è reato?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 39550/2024, chiarisce i confini del reato di interferenze illecite nella vita privata. La Corte ha stabilito che registrare una conversazione tra terzi, a cui non si partecipa, costituisce reato anche se l'azione avviene all'interno della propria abitazione. Nel caso specifico, un uomo è stato assolto dall'accusa di maltrattamenti in famiglia, ma la sua assoluzione per aver registrato la moglie e il suocero è stata annullata con rinvio, poiché essere co-titolare del domicilio non autorizza a violare la privacy altrui.
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Interrogatorio preventivo: quando è nullo l’arresto?
La Corte di Cassazione analizza la nuova disciplina dell'interrogatorio preventivo, introdotta dalla legge 114/2024. In un caso di presunta associazione per delinquere, la Corte ha rigettato il ricorso contro un'ordinanza di arresti domiciliari, chiarendo che, sebbene l'omissione dell'interrogatorio generi una nullità, questa può essere superata in presenza di un concreto pericolo di inquinamento probatorio. La sentenza stabilisce inoltre che l'eccezione di nullità va sollevata nel giudizio di riesame e non necessariamente durante l'interrogatorio di garanzia.
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Impugnazione sequestro probatorio: limiti del riesame
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza che convalidava un sequestro di sostanze stupefacenti. La sentenza chiarisce che l'impugnazione sequestro probatorio non permette una censura autonoma della precedente perquisizione, il cui esame è consentito solo come valutazione strumentale alla legittimità del sequestro stesso, in base al principio di tassatività dei mezzi di impugnazione.
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Pericolosità qualificata: Cassazione annulla misura
La Corte di Cassazione ha annullato una misura di prevenzione di sorveglianza speciale applicata a un soggetto inizialmente sospettato di terrorismo (art. 270-bis c.p.). La Corte ha stabilito che la successiva condanna per il diverso reato di associazione sovversiva (art. 270 c.p.) non può sostenere la misura, poiché la base legale della "pericolosità qualificata" era venuta meno, e il giudice d'appello non poteva modificare d'ufficio tale presupposto.
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Periculum in mora: necessario per il sequestro
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8388/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero, confermando che il sequestro preventivo di un bene, anche se finalizzato a una confisca già disposta in primo grado, richiede sempre una motivazione specifica sul periculum in mora. La Corte ha stabilito che l'urgenza di anticipare gli effetti della confisca deve essere dimostrata con elementi concreti e attuali, assenti nel caso di specie dove lo stato del bene era immutato da anni.
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Reazione ad atto arbitrario: quando è legittima?
La Corte di Cassazione analizza un caso di resistenza a pubblico ufficiale, chiarendo i limiti della scriminante della reazione ad atto arbitrario. Un uomo aveva reagito con violenza all'intervento dei carabinieri, entrati in casa per sedare una lite. La Corte ha stabilito che l'intervento, svolto a scopo preventivo e senza compiere perquisizioni, non costituiva un atto arbitrario, annullando così la decisione del Tribunale che non aveva convalidato l'arresto.
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Videoriprese private: quando sono prove lecite?
La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità delle videoriprese private effettuate in un giardino, anche se recintato, se questo è visibile dall'esterno senza l'uso di tecniche sofisticate. In un caso di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, la Corte ha respinto il ricorso di un indagato, confermando che tali riprese costituiscono prove atipiche ammissibili. Il giardino è stato qualificato come 'luogo esposto al pubblico', non godendo della stessa tutela del domicilio. La sentenza ha inoltre confermato la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e delle esigenze cautelari.
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Inutilizzabilità chat: quando la prova non basta
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1269/2025, ha stabilito l'inutilizzabilità delle chat acquisite tramite screenshot dal telefono di un indagato senza un provvedimento formale. Tuttavia, ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti applicando il principio della 'prova di resistenza', poiché le altre prove raccolte erano sufficienti a dimostrare la colpevolezza. Il caso chiarisce che una prova illegittima non garantisce l'assoluzione se il quadro probatorio complessivo è solido.
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