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Art. 1386 Codice Civile — Anno 2023

Altri anni per Art. 1386 Codice Civile

Contratto di subfornitura: recesso senza preavviso costa caro
Nel contesto di un contratto di subfornitura, la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del Committente contro la condanna al pagamento di una penale per recesso anticipato senza preavviso. Il Committente contestava la validità del contratto per la mancanza di un allegato e chiedeva la riduzione della penale. La Suprema Corte ha confermato che la pluriennale collaborazione e i successivi accordi sanano eventuali indeterminatezze iniziali. Inoltre, ha stabilito che il recesso senza il preavviso di un anno pattuito costituisce un inadempimento che giustifica l'applicazione della penale. Quest'ultima, calcolata sulla media del fatturato, è stata ritenuta congrua e non riducibile d'ufficio in mancanza di prove concrete fornite dal debitore.
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Clausola di ripensamento: il recesso che blocca la vendita
Due fratelli firmano una scrittura privata per la vendita di una quota immobiliare, inserendo una Clausola di ripensamento che permette il recesso pagando il doppio degli acconti. Successivamente, il venditore esercita il recesso, ma l'acquirente si oppone chiedendo il trasferimento coattivo del bene. La Corte d'Appello dichiara nullo il recesso, ritenendo il contratto una vendita immediata e incompatibile con il ripensamento. La Cassazione accoglie il ricorso del venditore: i giudici d'appello hanno errato isolando la clausola dal resto del testo. La comune intenzione dei contraenti va ricostruita leggendo l'accordo nella sua interezza e rispettando il principio di conservazione dei patti. La causa torna in appello per una nuova valutazione.
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Multa penitenziale: perché non è un risarcimento automatico
Una società venditrice ha citato in giudizio la promittente acquirente per inadempimento di un contratto preliminare di compravendita d'azienda, chiedendo il pagamento di 30.000 euro previsti da una clausola. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale somma non era un risarcimento per inadempimento, ma una multa penitenziale, ovvero il corrispettivo per il diritto di recesso. Poiché nessuna delle parti aveva formalmente esercitato il recesso, ma si erano reciprocamente accusate di inadempimento, la richiesta di pagamento della multa è stata respinta. La società venditrice, non avendo provato di aver subito danni effettivi, ha perso la causa.
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Clausola penale: va tassata separatamente?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31145/2023, ha stabilito che la clausola penale inserita in un contratto, come quello di locazione, non è soggetta a un'autonoma e separata imposta di registro. Secondo i giudici, tale clausola ha natura accessoria e non costituisce una 'disposizione' autonoma, ma deriva necessariamente dal contratto principale. Di conseguenza, si applica il principio di tassazione dell'atto nel suo complesso, considerando la disposizione economicamente più onerosa, senza imporre un ulteriore balzello per la penale.
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Clausola penale e imposta di registro: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30989 del 2023, ha stabilito che la clausola penale inserita in un contratto non è soggetta a un'autonoma imposta di registro. Tale clausola è considerata una disposizione accessoria e necessariamente collegata al contratto principale, priva di una causa giuridica autonoma. Di conseguenza, si applica il principio della tassazione unica basata sulla disposizione economicamente più onerosa dell'atto, conformemente all'art. 21, comma 2, del D.P.R. 131/1986. L'appello dell'Agenzia delle Entrate, che sosteneva la necessità di una tassazione separata, è stato quindi respinto.
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Clausola penale: imposta di registro unica, non separata
L'Amministrazione Finanziaria ha richiesto il pagamento di un'imposta di registro separata per una clausola penale inserita in un contratto di locazione. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che la clausola penale non è una disposizione autonoma, ma è intrinsecamente connessa al contratto principale. Pertanto, l'atto deve essere tassato unitariamente, applicando l'imposta prevista per la disposizione più onerosa, come stabilito dall'art. 21, comma 2, del d.P.R. 131/86.
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Provvigione mediatore: quando è dovuta la commissione?
Un acquirente si rifiutava di stipulare il contratto preliminare dopo aver scoperto oneri sull'immobile. La Corte di Cassazione ha stabilito che la provvigione mediatore non è dovuta se l'accordo raggiunto è un mero "preliminare di preliminare", non azionabile in forma specifica, ma un semplice accordo che regola le fasi successive della trattativa. Il diritto alla commissione sorge solo con la conclusione di un vero e proprio "affare" giuridicamente vincolante.
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