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Art. 1373 Codice Civile — Sezione Terza Civile

Altri anni per Art. 1373 Codice Civile

Recesso del conduttore: chi resta paga l’intero canone
Un proprietario concede in locazione un immobile a due conduttori in regime di solidarietà. Uno degli inquilini esercita il recesso del conduttore e riconsegna le proprie chiavi, mentre l'altro resta nell'immobile e decide di versare solo metà del canone mensile pattuito. Il locatore intima lo sfratto per morosità richiedendo l'intero importo contrattuale. I giudici di merito dichiarano risolto il contratto per grave inadempimento e ordinano il rilascio dell'appartamento, accertando che l'inquilino rimasto ha mantenuto la disponibilità dell'intero bene senza alcuna riduzione oggettiva del contratto. La Corte di Cassazione conferma integralmente la decisione e dichiara inammissibile il ricorso dell'inquilino, condannandolo alle spese di lite.
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Recesso unilaterale dal contratto: legittimo se motivato
Un proprietario immobiliare esercita il **recesso unilaterale dal contratto** stipulato con un professionista per la progettazione di una lottizzazione, avvalendosi di una clausola che gli permetteva di ritirarsi se l'operazione fosse risultata troppo onerosa. Il professionista lo cita in giudizio, sostenendo un recesso abusivo e contrario a buona fede. La Corte di Cassazione dà ragione al proprietario, stabilendo che il recesso è legittimo se, pur basato su una valutazione soggettiva, viene motivato con ragioni economiche concrete e non pretestuose. Il diritto di recesso, se previsto, può essere esercitato purché non si violi il principio di correttezza.
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Inammissibilità ricorso cassazione: ecco le regole
Una società conduttrice, citata in giudizio per canoni di locazione non pagati, si difendeva sostenendo la risoluzione del contratto e la sua sostituzione con un accordo di 'property management'. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello respingevano la tesi della conduttrice. La Corte di Cassazione, con la presente ordinanza, dichiara l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato dalla società, principalmente per violazione del principio di autosufficienza. La ricorrente non ha trascritto né localizzato adeguatamente i documenti posti a fondamento del proprio ricorso, impedendo alla Corte di valutarne la fondatezza. La decisione ribadisce che il ricorso deve essere completo e non può richiedere un riesame dei fatti.
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Interdittiva antimafia e contratti pubblici: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due imprenditori agricoli contro un'azienda pubblica che aveva risolto i contratti di affitto a seguito di un'interdittiva antimafia. La Corte ha stabilito che il recesso è immediatamente efficace e non viene annullato da una successiva 'liberatoria' prefettizia, la quale non ha effetto retroattivo su un rapporto contrattuale già cessato. Inoltre, la clausola risolutiva basata sull'interdittiva antimafia, se prevista nell'avviso pubblico di gara, non è considerata vessatoria e non richiede una specifica approvazione scritta.
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Recesso contratto: legittimo per traffico anomalo
Una società fornitrice di servizi di comunicazione ha visto respinto il proprio ricorso contro un operatore telefonico. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recesso dal contratto da parte dell'operatore, a causa del comportamento non collaborativo della fornitrice di fronte a evidenti anomalie di traffico. La decisione sottolinea come la violazione del dovere di buona fede contrattuale possa giustificare la risoluzione del rapporto, rendendo il ricorso della società fornitrice inammissibile per motivi sia di merito che procedurali.
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Responsabilità commercialista: prova dell’informativa
Un liquidatore ha citato in giudizio il commercialista della società per negligenza professionale, accusandolo di non averlo informato di una sentenza sfavorevole e della possibilità di appello. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la prova dell'adempimento dell'obbligo informativo può essere fornita anche tramite una mail semplice, se corroborata da altri elementi come una ricevuta firmata dal cliente. La Corte ha chiarito che spetta a chi lo denuncia provare il riempimento abusivo di un foglio firmato in bianco, confermando la piena responsabilità del professionista.
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Contratto d’opera: competenza della Sezione Cassazione
Un caso di inadempimento di un contratto d'opera per lavori su un'imbarcazione giunge in Cassazione. La Corte, prima di esaminare il merito riguardante lo scioglimento del contratto e la prova dell'inadempimento, rileva una questione di procedura. Poiché la materia del contendere è il contratto d'opera, la causa viene trasferita dalla Terza alla Seconda Sezione Civile, competente per materia, disponendo un rinvio a nuovo ruolo. La decisione finale sul ricorso è quindi posticipata.
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Recesso comodato: non vale se c’è un termine fisso
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in un contratto di comodato con una durata determinata (nel caso di specie, 20 anni), il proprietario non può chiedere la restituzione anticipata del bene basandosi su una clausola interpretata come diritto di recesso libero. La sentenza conferma la decisione della Corte d'Appello, secondo cui l'interpretazione complessiva del contratto, che prevedeva un termine lungo e la facoltà per il comodatario di sublocare, escludeva la possibilità di un recesso comodato ad nutum. Il ricorso è stato rigettato in quanto mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Onere della prova: chi deve provare l’atto vandalico?
Un'azienda olearia chiede l'indennizzo per un vasto sversamento di olio, definendolo atto vandalico. La Cassazione chiarisce che l'onere della prova spetta all'assicurato, che deve dimostrare non solo il danno, ma anche l'intento doloso di terzi. In assenza di tale prova, il ricorso viene rigettato.
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Responsabilità direttore lavori: la Cassazione conferma
Un direttore dei lavori è stato ritenuto corresponsabile per i danni da infiltrazioni causati dall'impresa appaltatrice. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, sottolineando che la sua responsabilità non viene meno con semplici solleciti formali. Era necessario un intervento più incisivo, come consigliare la sostituzione dell'impresa inadempiente, per adempiere pienamente all'obbligo di vigilanza. La decisione ribadisce l'importanza di un controllo attivo e sostanziale per escludere la responsabilità del direttore dei lavori.
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Recesso comodato petrolifero: la clausola è nulla?
La Corte di Cassazione ha stabilito la nullità di una clausola contrattuale che permetteva a una compagnia petrolifera di recedere liberamente da un contratto di gestione di un impianto di carburanti. Secondo la Corte, tale clausola elude la norma imperativa che fissa una durata minima di sei anni per i contratti di "comodato petrolifero", introdotta per proteggere la parte economicamente più debole, ovvero il gestore. La decisione ribadisce che la libertà contrattuale non può violare le tutele legali previste per equilibrare i rapporti commerciali asimmetrici. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione alla luce di questo principio.
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Recesso contratto preliminare: la validità parziale
La Corte di Cassazione chiarisce la validità del recesso da un contratto preliminare, anche se l'accordo di recesso è sottoscritto solo da alcuni dei contraenti. L'ordinanza stabilisce che, sebbene l'accordo non possa sciogliere l'intero contratto, produce effetti vincolanti tra le parti firmatarie. Nel caso specifico, un promissario acquirente di quote societarie aveva pattuito il recesso con due dei tre promittenti venditori. La Corte ha ritenuto tale recesso valido ed efficace tra di loro, rigettando la tesi dell'inefficacia totale dell'atto e respingendo la conseguente richiesta di risarcimento per responsabilità professionale degli avvocati coinvolti.
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