LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 1373 Codice Civile — Anno 2025

Altri anni per Art. 1373 Codice Civile

Prova del danno da Centrale Rischi: onere probatorio
Una società in liquidazione e un suo esponente hanno citato in giudizio un istituto di credito per risarcimento danni, a seguito di una presunta illegittima segnalazione alla Centrale Rischi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il punto cruciale della decisione è la mancata prova del danno da parte dei ricorrenti. La Suprema Corte ha ribadito che non basta lamentare un'illegittima segnalazione, ma è necessario dimostrare concretamente il pregiudizio subito, rispettando il rigoroso onere probatorio.
Continua »
Interdittiva antimafia e contratti pubblici: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due imprenditori agricoli contro un'azienda pubblica che aveva risolto i contratti di affitto a seguito di un'interdittiva antimafia. La Corte ha stabilito che il recesso è immediatamente efficace e non viene annullato da una successiva 'liberatoria' prefettizia, la quale non ha effetto retroattivo su un rapporto contrattuale già cessato. Inoltre, la clausola risolutiva basata sull'interdittiva antimafia, se prevista nell'avviso pubblico di gara, non è considerata vessatoria e non richiede una specifica approvazione scritta.
Continua »
Patto di non concorrenza: validità e recesso datoriale
La Corte di Cassazione conferma la validità di un patto di non concorrenza e la nullità del recesso esercitato dall'azienda dopo le dimissioni del lavoratore. La sentenza sottolinea l'impossibilità di introdurre nuove questioni legali per la prima volta in sede di legittimità, ribadendo la vincolatività dell'accordo e il diritto del dipendente al corrispettivo pattuito.
Continua »
Distacco riscaldamento: onere della prova pre-riforma
Una proprietaria immobiliare ha contestato l'addebito delle spese di riscaldamento dopo aver effettuato il distacco dall'impianto centralizzato nel 2001. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che anche prima della riforma del 2012, l'onere di provare che il distacco riscaldamento centralizzato non causasse squilibri o maggiori costi per gli altri condomini gravava esclusivamente sul proprietario che si distaccava. In assenza di tale prova, la ripartizione integrale delle spese è stata considerata legittima.
Continua »
Buoni pasto: quando l’azienda può revocarli?
Un gruppo di lavoratori ha citato in giudizio il nuovo datore di lavoro per aver interrotto l'erogazione dei buoni pasto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che i buoni pasto non costituiscono retribuzione, bensì un'agevolazione di carattere assistenziale. Pertanto, non sono protetti dal principio di irriducibilità della retribuzione e l'azienda ha potuto legittimamente recedere dall'accordo aziendale che ne prevedeva la corresponsione.
Continua »
Buoni pasto: non sono retribuzione per la Cassazione
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha respinto il ricorso di un gruppo di lavoratori contro la decisione del loro datore di lavoro di interrompere l'erogazione dei buoni pasto. La Corte ha ribadito un principio consolidato: i buoni pasto non hanno natura retributiva, ma rappresentano un'agevolazione di carattere assistenziale. Di conseguenza, non sono protetti dal principio di irriducibilità della retribuzione e la loro erogazione può essere interrotta se basata su accordi collettivi da cui il datore può recedere.
Continua »
Modifica unilaterale contratto: quando è illegittima?
Un'ordinanza cautelare del Tribunale delle Imprese ha bloccato la modifica unilaterale contratto di fornitura di gas. Una società fornitrice aveva imposto un drastico aumento del prezzo a una società rivenditrice, la quale ha ottenuto un provvedimento d'urgenza per mantenere le condizioni originarie. Il giudice ha ritenuto probabile l'illegittimità della variazione, ravvisando i presupposti dell'abuso di dipendenza economica e il rischio di un danno grave e irreparabile per l'azienda più piccola.
Continua »
Disdetta CCNL: quando è valida prima della scadenza?
Un'azienda sanitaria ha applicato un nuovo CCNL dopo aver dato disdetta a quello precedente, che includeva una clausola di ultrattività. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Corte d'Appello, incaricandola di riesaminare il caso. Il punto cruciale è la validità della disdetta CCNL, un aspetto che il giudice precedente aveva trascurato. La Cassazione ha quindi rinviato nuovamente la causa, sottolineando che la validità della risoluzione anticipata del contratto è un fatto decisivo da accertare.
Continua »
Recesso comodato: non vale se c’è un termine fisso
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in un contratto di comodato con una durata determinata (nel caso di specie, 20 anni), il proprietario non può chiedere la restituzione anticipata del bene basandosi su una clausola interpretata come diritto di recesso libero. La sentenza conferma la decisione della Corte d'Appello, secondo cui l'interpretazione complessiva del contratto, che prevedeva un termine lungo e la facoltà per il comodatario di sublocare, escludeva la possibilità di un recesso comodato ad nutum. Il ricorso è stato rigettato in quanto mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
Continua »
Equo compenso avvocati: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul tema dell'equo compenso avvocati in relazione a convenzioni quadro stipulate prima dell'entrata in vigore della normativa (art. 13-bis L. 247/2012). La Corte ha stabilito un principio fondamentale: sebbene la convenzione quadro sia anteriore, la disciplina sull'equo compenso si applica a tutti i singoli incarichi professionali conferiti dopo l'entrata in vigore della legge, in quanto è il singolo contratto di patrocinio a generare il diritto al compenso. La sentenza di merito è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione basata su questo principio.
Continua »
Disdetta accordo aziendale: limiti e buona fede
La Corte di Cassazione interviene sul tema della disdetta di un accordo aziendale a tempo indeterminato. Un'azienda di trasporti aveva revocato accordi che prevedevano un orario di 36 ore settimanali, ripristinando le 39 ore del contratto nazionale senza adeguamento retributivo. Successivamente, aveva proposto un nuovo accordo, reintroducendo alcuni benefici solo per i lavoratori che avessero rinunciato alle azioni legali. La Corte d'Appello aveva ritenuto la disdetta illegittima per violazione della buona fede, basandosi su questa condotta successiva. La Cassazione ha cassato la sentenza, stabilendo che la legittimità della disdetta va valutata al momento in cui viene posta in essere, non sulla base di eventi posteriori. L'analisi della buona fede non può derivare da un accordo sindacale stipulato mesi dopo, ma deve concentrarsi sulle circostanze coeve alla revoca stessa.
Continua »
Responsabilità amministratore: onere della prova
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un ex amministratore per la gestione illecita di fondi societari, rigettando il suo ricorso. L'ordinanza chiarisce i limiti della prova in appello e i criteri sulla responsabilità amministratore, sottolineando che allegazioni generiche e prassi non documentate non sono sufficienti a superare le contestazioni specifiche su spese personali, rimborsi carburante e compensi anticipati.
Continua »
Licenziamento dirigente: quando è inammissibile il ricorso
Un dirigente impugnava il proprio licenziamento, motivato da una riorganizzazione aziendale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione della Corte d'Appello. La sentenza ribadisce i rigidi limiti del giudizio di legittimità, sottolineando che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti o contestare l'apprezzamento delle prove del giudice di merito, se non in casi specifici. Il licenziamento dirigente è stato ritenuto legittimo poiché basato su una reale e documentata riorganizzazione aziendale.
Continua »
Contratto nullo: la Cassazione e la frode ai creditori
Una società logistica in amministrazione straordinaria si è opposta alla richiesta di un creditore per canoni di locazione non pagati, sostenendo che il contratto fosse parte di un più ampio schema fraudolento e quindi un contratto nullo. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, confermando la valutazione di fatto del tribunale di merito secondo cui il contratto di locazione era separato dall'operazione di distrazione patrimoniale. Tuttavia, ha annullato la decisione per un punto secondario (omessa pronuncia su una clausola specifica) e ha rinviato la causa. La Corte ha chiarito che i contratti che costituiscono strumento di un piano criminale sono effettivamente nulli, ma il nesso funzionale deve essere provato in fatto.
Continua »
Compenso forfettario avvocato: quando è dovuto?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9739/2025, ha stabilito che il cliente che recede da un mandato legale per inadempimento deve corrispondere l'intero compenso forfettario pattuito con l'avvocato. Il caso riguardava un ex amministratore di società che, dopo aver interrotto il rapporto con i propri legali per non aver pagato una rata del compenso, si opponeva alla richiesta di saldo dell'intera parcella. La Corte ha respinto il ricorso, negando la qualifica di 'consumatore' all'ex amministratore e confermando la piena validità della clausola che prevedeva il pagamento integrale a titolo di risarcimento per l'inadempimento.
Continua »
Bancarotta fraudolenta e nullità dei contratti
La Corte di Cassazione chiarisce che un contratto stipulato per realizzare una bancarotta fraudolenta è nullo per violazione di norme imperative. Tuttavia, nel caso di specie, il ricorso di una società in amministrazione straordinaria è stato rigettato. La Corte ha ritenuto che la valutazione del tribunale di merito, secondo cui i contratti di locazione non erano funzionalmente collegati all'operazione distrattiva, costituisce un accertamento di fatto non sindacabile in sede di legittimità. Di conseguenza, è stata confermata l'ammissione al passivo del credito per i canoni non pagati.
Continua »
Nullità del contratto: quando è reato? Spiegato
Una società in amministrazione straordinaria ha contestato la validità di un contratto di locazione, sostenendo che fosse parte di uno schema fraudolento e quindi nullo. La Corte di Cassazione, pur correggendo il ragionamento giuridico del tribunale di merito e affermando che un contratto che integra un reato (come la bancarotta fraudolenta) è effettivamente soggetto alla nullità del contratto, ha tuttavia respinto il ricorso. La decisione si è fondata sull'accertamento di fatto del giudice di merito — insindacabile in sede di legittimità — secondo cui il contratto di locazione era un atto indipendente e non funzionalmente collegato all'operazione fraudolenta contestata.
Continua »
Nullità contratto distrazione patrimoniale: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla nullità del contratto per distrazione patrimoniale. Un contratto che integra il reato di bancarotta fraudolenta è nullo per violazione di norme imperative. Nel caso specifico, una società in amministrazione straordinaria contestava la validità di un contratto di locazione, ritenendolo parte di una più ampia operazione distrattiva. Sebbene la Corte abbia corretto la motivazione del giudice di merito, ha rigettato il ricorso perché non è stato provato il collegamento funzionale tra la distrazione degli immobili e il successivo contratto di locazione, il quale è stato ritenuto un atto separato e non uno strumento della distrazione stessa.
Continua »
Crediti in prededuzione: serve il subentro esplicito
Un fornitore di energia chiedeva il riconoscimento dei crediti in prededuzione verso un'impresa in amministrazione straordinaria. La Cassazione ha negato, stabilendo che, anche per servizi essenziali, la semplice continuazione della fornitura non basta: è necessaria una dichiarazione esplicita di subentro nel contratto da parte del commissario per qualificare i crediti anteriori come prededucibili.
Continua »
Acquisizione sanante: l’accettazione è irrevocabile
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'accettazione dell'indennità offerta dalla Pubblica Amministrazione nell'ambito di una procedura di acquisizione sanante (ex art. 42-bis d.P.R. 327/2001) è irrevocabile. Di conseguenza, il privato che accetta la somma non può successivamente contestarne l'importo, anche se ritiene che sia stato calcolato in modo errato. La Corte ha applicato per analogia il principio di irrevocabilità previsto per le espropriazioni ordinarie, ritenendolo un principio generale volto a garantire la certezza dei rapporti giuridici e a favorire la conclusione consensuale dei procedimenti.
Continua »