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Art. 1363 Codice Civile — Anno 2026

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Altri anni per Art. 1363 Codice Civile

Rendimento integrativo TFR: l’azienda vince contro il dipendente
Un lavoratore ha chiesto il pagamento di oltre 55.000 euro a titolo di rendimento integrativo TFR, derivante da una polizza assicurativa stipulata dal datore di lavoro per finanziare la liquidazione dei dipendenti. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, rilevando che le clausole contrattuali attribuivano i rendimenti eccedenti il TFR all'azienda e non ai dipendenti. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del lavoratore. I giudici hanno chiarito che, in mancanza di un accordo esplicito e univoco, le somme extra maturate sulla polizza stipulata dall'azienda rimangono di proprietà di quest'ultima, che ha agito nel proprio interesse per garantirsi la provvista finanziaria necessaria a pagare la liquidazione. Il lavoratore perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Onorari dell’avvocato interno: sì anche senza iscrizione a ruolo
Un avvocato dipendente ha chiesto all'Azienda il pagamento delle somme versate dalle controparti a titolo di onorari dell'avvocato interno per le cause trattate. L'Azienda si è opposta, sostenendo che le controversie risolte prima dell'iscrizione a ruolo della causa non potessero considerarsi giudiziali e quindi non dessero diritto al compenso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda. I giudici hanno stabilito che, per avere diritto ai compensi, basta che la causa sia stata avviata con la notifica dell'atto di citazione, anche se poi si è giunti a un accordo transattivo prima di registrare la causa in tribunale. L'Azienda è stata condannata a pagare le spese legali.
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Contratto autonomo di garanzia: l’Assicurazione deve pagare subito
La Corte di Cassazione ha confermato che la polizza fideiussoria stipulata tra L'Assicurazione e La Stazione Appaltante costituisce un contratto autonomo di garanzia e non una fideiussione ordinaria. La controversia è nata dall'escussione della garanzia da parte della Stazione Appaltante a seguito dell'inadempimento dell'Appaltatore. L'Assicurazione si opponeva al pagamento sostenendo la natura accessoria della polizza. I giudici hanno stabilito che la presenza della clausola di pagamento 'a prima richiesta' entro quindici giorni qualifica l'accordo come autonomo, trasferendo il rischio economico sul garante indipendentemente dalle vicende del rapporto principale. Il ricorso dell'Assicurazione è stato dichiarato inammissibile, confermando l'obbligo di pagare la somma richiesta.
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Termine essenziale: il ritardo costa il doppio della caparra
Il Promissario Acquirente ha citato in giudizio il Promittente Venditore chiedendo la risoluzione del contratto preliminare di compravendita di dieci garage per inutile decorso del termine essenziale e la restituzione del doppio della caparra. Il Promittente Venditore ha chiamato in causa la Società Terza, costruttrice originaria, ritenendola responsabile del ritardo nei lavori. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando il ricorso della Società Terza. La Suprema Corte ha chiarito che la presenza di un termine essenziale bilaterale comporta la risoluzione automatica del contratto in caso di mancato rispetto della scadenza. Di conseguenza, il rifiuto del Promissario Acquirente di stipulare il contratto definitivo a fronte di lavori non completati è pienamente legittimo e conforme a buona fede, determinando la perdita della caparra per la parte inadempiente.
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Mobilità del personale docente: negato il doppio beneficio
Un insegnante chiedeva il riconoscimento di due diverse precedenze per la mobilità del personale docente, avendo lavorato per oltre tre anni in un istituto penitenziario. L'amministrazione gli riconosceva solo la precedenza specifica per le carceri, escludendo quella per l'educazione degli adulti. La Corte d'Appello respingeva la domanda, escludendo il cumulo dei benefici. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del lavoratore. La Suprema Corte ha chiarito che l'interpretazione dei contratti collettivi integrativi spetta esclusivamente al giudice di merito, purché sia logica e rispetti i canoni di ermeneutica contrattuale. Di conseguenza, non è possibile richiedere in sede di legittimità un riesame dell'interpretazione contrattuale solo perché ritenuta meno favorevole dal ricorrente. Il docente perde definitivamente la causa.
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Custodia del veicolo in officina: il cancello aperto costa caro
Un'officina riceve in consegna un'auto per riparazioni, ma durante la pausa pranzo il veicolo viene rubato dall'area esterna, lasciata con il cancello solo accostato. L'assicuratore del proprietario risarcisce il danno e agisce contro l'officina. Quest'ultima chiede di essere sollevata dalla propria assicurazione. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dei soci dell'officina (nel frattempo cessata). La Corte conferma che la custodia del veicolo in officina comporta una precisa responsabilità. L'assicurazione non opera perché il furto è avvenuto senza scasso e con il cancello aperto, violando le condizioni di polizza che richiedevano adeguate misure di chiusura. I soci dell'officina devono quindi pagare il risarcimento di tasca propria.
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Cessione di azienda bancaria: debiti esclusi per i conti chiusi
Una società correntista ha agito contro una banca cessionaria per ottenere la restituzione di somme illegittimamente addebitate sul proprio conto corrente dalla vecchia banca, poi posta in liquidazione coatta amministrativa. La società sosteneva che la nuova banca fosse subentrata nel debito in forza del contratto di cessione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la cessione di azienda bancaria ex d.l. 99/2017 esclude i rapporti bancari già estinti prima della cessione stessa. Poiché il conto corrente era stato chiuso nel 2016, prima del trasferimento del 2017, la banca cessionaria non è responsabile del debito.
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Servitù di passaggio: vince il privato contro il costruttore
Un'impresa immobiliare ha acquistato un terreno edificabile pretendendo di esercitare una servitù di passaggio pedonale e carrabile su terreni confinanti, basandosi su un vecchio contratto del 1990. I proprietari dei terreni vicini si sono opposti sbarrando l'accesso con catene, sostenendo che quel diritto era stato concesso originariamente solo per realizzare una centrale telefonica, mai costruita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'impresa, confermando la decisione dei giudici di merito. La servitù di passaggio non può essere estesa a scopi diversi da quelli stabiliti nel contratto originario. L'interpretazione del contratto spetta al giudice di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità se logicamente motivata. Di conseguenza, l'impresa perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Scorrimento della graduatoria: nessun obbligo senza fondi
Un dipendente pubblico, idoneo non vincitore in una selezione del 2009, ha chiesto il riconoscimento del diritto alla progressione professionale o il risarcimento del danno. Il lavoratore sosteneva che l'obbligo biennale di indire nuove selezioni, previsto dal contratto collettivo, imponesse lo scorrimento della graduatoria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che lo scorrimento della graduatoria non costituisce un obbligo automatico per l'amministrazione. L'indizione delle procedure e la copertura dei posti dipendono sempre dalle scelte organizzative dell'ente, dalle disponibilità di bilancio e dalla previa contrattazione integrativa. In assenza di risorse finanziarie autorizzate, non sussiste alcuna responsabilità risarcitoria del datore di lavoro pubblico.
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Scorrimento delle graduatorie: nessun diritto senza fondi
I dipendenti di un Ente di Ricerca pubblico, risultati idonei in una selezione del 2010, hanno fatto causa chiedendo il passaggio al livello superiore o il risarcimento del danno. Lamentavano la mancata indizione biennale delle selezioni e il mancato scorrimento delle graduatorie da parte dell'amministrazione, basandosi sul contratto collettivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei lavoratori, confermando che non esiste un diritto soggettivo allo scorrimento delle graduatorie nel pubblico impiego contrattualizzato. L'attivazione delle procedure selettive e l'uso delle graduatorie dipendono dalle scelte discrezionali dell'ente, condizionate alla previa definizione delle risorse finanziarie tramite contrattazione integrativa. Senza fondi stanziati, l'amministrazione non ha alcun obbligo di avviare le selezioni, escludendo così qualsiasi illecito o risarcimento per perdita di chance.
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Fideiussione a prima richiesta: stop all’inerzia delle banche
Il Fideiussore proponeva opposizione a un decreto ingiuntivo ottenuto dalla Banca per il pagamento dei debiti di una società. Il garante eccepiva la decadenza della garanzia per violazione dell'articolo 1957 del codice civile. La Corte d'Appello qualificava il contratto come fideiussione a prima richiesta, ritenendo sufficiente una semplice richiesta stragiudiziale per evitare la decadenza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del garante, stabilendo che, anche in presenza di una fideiussione a prima richiesta, l'invio di una richiesta stragiudiziale non basta se il creditore non coltiva successivamente la pretesa con la dovuta diligenza. La Suprema Corte ha cassato la sentenza, rinviando la causa alla Corte d'Appello per verificare se la condotta della Banca sia stata effettivamente diligente e tempestiva.
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Scorrimento della graduatoria: idoneità non garantisce promozione
Una ricercatrice ha fatto causa al proprio ente pubblico di ricerca chiedendo la promozione al livello superiore. La lavoratrice lamentava il mancato scorrimento della graduatoria in cui era idonea e la mancata indizione di nuove selezioni biennali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che non esiste un diritto automatico allo scorrimento della graduatoria. L'indizione di nuove procedure selettive e l'avanzamento di carriera dipendono dalle scelte discrezionali dell'amministrazione, dalla disponibilità effettiva di risorse finanziarie e dalle autorizzazioni di spesa. Senza la contrattazione integrativa e i fondi necessari, l'ente non ha l'obbligo di promuovere il personale. Di conseguenza, la dipendente ha perso la causa ed è stata condannata a pagare le spese processuali.
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Scorrimento delle graduatorie: niente obbligo senza fondi
Un dipendente pubblico idoneo in una selezione interna ha chiesto il risarcimento dei danni o l'inquadramento superiore, lamentando la mancata progressione di carriera. Il lavoratore sosteneva che l'ente pubblico avesse l'obbligo di procedere allo scorrimento delle graduatorie o di indire nuove selezioni biennali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione d'appello. I giudici hanno chiarito che la contrattazione collettiva non impone un obbligo incondizionato di indizione o scorrimento, poiché tali procedure dipendono dalle risorse finanziarie disponibili e dalla programmazione del fabbisogno di personale, elementi subordinati alla contrattazione integrativa e all'approvazione del bilancio. Pertanto, in assenza di fondi autorizzati, non sussiste alcun inadempimento datoriale né diritto al risarcimento.
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Progressione di carriera nel pubblico impiego: no a promozioni
Due ricercatori, risultati idonei non vincitori in un concorso del 2009, hanno fatto causa a un ente pubblico di ricerca. I lavoratori pretendevano la progressione di carriera nel pubblico impiego e lo scorrimento della graduatoria, lamentando la mancata indizione delle selezioni biennali previste dal contratto collettivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'indizione delle selezioni e lo scorrimento non sono obblighi automatici. Queste procedure dipendono sempre dall'effettiva disponibilità di risorse finanziarie e dalla contrattazione con i sindacati. Senza l'autorizzazione di spesa e la copertura economica, l'amministrazione non può procedere alle promozioni. Di conseguenza, i lavoratori non hanno diritto al superiore inquadramento né al risarcimento del danno.
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Sviluppo professionale nel pubblico impiego: carriere senza fondi
Un gruppo di ricercatori ha fatto causa a un Ente di Ricerca pubblico per ottenere la promozione o il risarcimento dei danni. I lavoratori sostenevano che l'ente avesse l'obbligo di promuoverli tramite lo scorrimento di una vecchia graduatoria o l'indizione di nuovi concorsi interni biennali, come previsto dal contratto collettivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che non esiste un diritto automatico allo sviluppo professionale nel pubblico impiego. L'avanzamento di carriera è infatti subordinato all'effettiva disponibilità finanziaria dell'ente e alla pianificazione del fabbisogno di personale, elementi che richiedono una preventiva contrattazione integrativa e le necessarie autorizzazioni di spesa. Di conseguenza, i lavoratori hanno perso la causa e sono stati condannati al pagamento delle spese legali.
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Compenso professionale: sì al saldo, no a calcoli gonfiati
Un architetto ha chiesto al Comune il pagamento del residuo compenso professionale per la progettazione di una strada. Il Comune ha eccepito l'inadempimento del professionista, ma solo alla prima udienza. La Corte d'appello ha ritenuto tardiva tale eccezione e ha rideterminato il compenso escludendo le somme transattive dal calcolo del consuntivo lordo. La Corte di Cassazione ha rigettato entrambi i ricorsi. Ha confermato che l'eccezione di inadempimento è un'eccezione in senso stretto, soggetta a rigide decadenze processuali. Inoltre, ha stabilito che il compenso professionale va calcolato solo sulle somme liquidate per i lavori effettivamente eseguiti, escludendo gli importi derivanti da accordi transattivi, in conformità con l'interpretazione letterale e sistematica del contratto d'incarico.
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Contributi elettorali: CdA contro Assemblea, vince il candidato
Il Collegio di Garanzia ha sanzionato Il Candidato per irregolarità nei contributi elettorali ricevuti da una cooperativa privata. Secondo l'autorità, il finanziamento alla campagna elettorale era nullo perché deliberato dal Consiglio di Amministrazione e non dall'Assemblea dei soci. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Candidato, stabilendo che i giudici di merito hanno interpretato lo statuto della cooperativa in modo troppo rigido. Gli amministratori di una società hanno infatti il potere di compiere tutti gli atti strumentali all'oggetto sociale, inclusa l'erogazione di contributi politici, se non espressamente vietato. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Regime PEX: l’accordo transattivo non garantisce lo sconto fiscale
Un'azienda vendeva le proprie quote societarie e, in seguito a una lite giudiziaria con l'acquirente, firmava un accordo di conciliazione ricevendo un'integrazione del prezzo di 1,7 milioni di euro. L'azienda chiedeva il rimborso delle tasse versate, ritenendo che tale somma aggiuntiva godesse del regime PEX (parziale esenzione fiscale sulle plusvalenze). L'Agenzia delle Entrate rifiutava il rimborso, sostenendo che la somma derivasse dall'accordo transattivo e non dalla vendita originaria. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno stabilito che per applicare il regime PEX occorre interpretare rigorosamente le clausole dell'accordo transattivo secondo le regole del codice civile, senza dare per scontato che ogni somma versata in sede di conciliazione sia un'integrazione del prezzo di vendita. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Contributi previdenziali Cassa Forense: avvocato perde il ricorso
Un avvocato ha proposto opposizione contro una cartella di pagamento per il recupero di contributi previdenziali Cassa Forense relativi agli anni 2011 e 2012, oltre alle sanzioni per il ritardo nelle comunicazioni reddituali. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, il professionista ha fatto ricorso in Cassazione lamentando un'errata interpretazione delle comunicazioni intercorse con l'ente previdenziale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non si possono proporre in sede di legittimità questioni di fatto del tutto nuove o limitarsi a contrapporre la propria interpretazione soggettiva a quella plausibile fornita dai giudici di merito. Di conseguenza, l'avvocato è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio.
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Polizza responsabilità professionale: franchigia o limite di danno?
Una paziente ha ottenuto il risarcimento dei danni per interventi odontoiatrici errati eseguiti da un medico. La Corte d'appello ha riconosciuto l'operatività della polizza responsabilità professionale del medico, ma ha limitato erroneamente la manleva a soli cinquemila euro, interpretando male la clausola sullo scoperto. Inoltre, ha addebitato al medico le spese legali d'appello a favore della paziente rimasta contumace e ha negato il rimborso delle spese dell'accertamento tecnico preventivo (ATP). La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del medico, chiarendo che lo scoperto massimo di cinquemila euro non costituisce il limite della copertura assicurativa e che le spese di ATP rientrano nella garanzia assicurativa a prescindere dalla chiamata in causa dell'assicuratore. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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