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Art. 1361 Codice Civile — Anno 2025

Altri anni per Art. 1361 Codice Civile

Retribuzione di anzianità medico: vale solo quella ACN
La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini della retribuzione di anzianità medico per uno specialista ambulatoriale convenzionato, non può essere considerata l'anzianità maturata in un precedente rapporto di lavoro come dipendente pubblico. L'ordinanza chiarisce che rileva solo il servizio prestato 'al medesimo titolo', ossia nell'ambito del rapporto convenzionale stesso. La Corte ha così accolto il ricorso di un'Azienda Sanitaria che chiedeva la restituzione delle somme versate a una dottoressa sulla base di un calcolo errato dell'anzianità.
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Somme in conciliazione: quando sono esenti contributi?
La Corte di Cassazione ha stabilito che le somme corrisposte da un'azienda a un ex dipendente in sede di conciliazione giudiziale, a fronte della rinuncia di quest'ultimo a impugnare il licenziamento, non hanno natura retributiva e sono quindi esenti da obblighi contributivi. L'Ente previdenziale aveva richiesto il versamento dei contributi su tali importi, ma il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile perché la valutazione della natura di tali somme, basata sull'interpretazione dell'accordo, spetta al giudice di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità.
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Espromissione: la Cassazione e l’interpretazione
Una parte si opponeva a un'esecuzione forzata, sostenendo che un atto pubblico non costituisse un'assunzione di debito (espromissione), ma una mera promessa. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha respinto il ricorso. Ha stabilito che l'interpretazione del contratto, che qualificava l'atto come espromissione sulla base della volontà complessiva delle parti, era immune da censure, rendendo l'atto un valido titolo per l'esecuzione.
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Improcedibilità ricorso Cassazione: un errore fatale
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità di un ricorso a causa del mancato deposito della relata di notificazione della sentenza impugnata. Questo adempimento, previsto dall'art. 369 c.p.c., è considerato essenziale e la sua omissione non è sanabile, impedendo alla Corte di esaminare il merito della causa. La decisione ribadisce l'importanza del rigoroso rispetto delle norme procedurali nel giudizio di legittimità.
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Simulazione di compravendita: Cassazione respinge
Un creditore ha agito in giudizio sostenendo una simulazione di compravendita orchestrata da un suo debitore per sottrarre beni al patrimonio. Il debitore avrebbe fittiziamente intestato un'azienda agricola e altri immobili alla moglie e ai figli. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la domanda. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, dichiarando il ricorso inammissibile per motivi prevalentemente procedurali, tra cui la regola della "doppia conforme" e l'incapacità del ricorrente di contestare efficacemente le valutazioni di fatto dei giudici di merito.
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IMU condizione risolutiva: chi paga se il contratto cade?
Una SGR ha chiesto il rimborso dell'IMU per immobili acquistati con un contratto soggetto a condizione risolutiva, poi avveratasi. La Cassazione ha stabilito che l'acquirente resta soggetto passivo IMU fino a quando l'ente impositore non viene a conoscenza dell'avveramento della condizione, annullando la sentenza precedente e rinviando il caso per accertare tale conoscenza. La questione dell'IMU e condizione risolutiva è centrale.
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Risarcimento in forma specifica: no a soldi, sì demolizione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4894/2025, ha stabilito un principio cruciale in materia di diritto immobiliare. In un caso di violazione delle distanze legali tra costruzioni, la Corte ha affermato che il rimedio principale è il risarcimento in forma specifica, ovvero la demolizione dell'opera illegittima. Non è possibile sostituire la demolizione con un indennizzo economico, neanche se la violazione è di modesta entità o se la demolizione risulta molto costosa per chi ha commesso l'illecito. La tutela del diritto di proprietà e delle norme urbanistiche è assoluta e non può essere monetizzata.
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Giudice ausiliare: la Cassazione fa chiarezza
Una società contesta un debito per contributi previdenziali, sostenendo in Cassazione la nullità della sentenza d'appello a causa della presenza di un giudice ausiliare nel collegio. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la validità della decisione. Basandosi su una pronuncia della Corte Costituzionale, ha ribadito il principio di 'temporanea tollerabilità costituzionale' della figura del giudice ausiliare, a determinate condizioni. Gli altri motivi, relativi a prove e sanzioni, sono stati giudicati inammissibili.
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