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Art. 1352 Codice Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 1352 Codice Civile

Contestazione consumi contatore gas: perizia e debito
Una cliente ha impugnato un decreto ingiuntivo di quasi tredicimila euro emesso a favore della società fornitrice per fatture non pagate. L'utente ha sostenuto la nullità del contratto per difetto di sottoscrizione personale e ha sollevato la contestazione consumi contatore gas per presunto malfunzionamento dell'apparecchio di misura. I giudici di merito hanno respinto le difese dell'utente valorizzando la perizia tecnica d'ufficio, la quale ha accertato la compatibilità dei volumi fatturati con la volumetria dell'immobile e l'assenza di guasti. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente le decisioni precedenti. La Suprema Corte ha chiarito che il contratto di somministrazione non richiede la forma scritta solenne e che la perizia ha validamente confermato il corretto funzionamento del misuratore, ponendo le spese a carico dell'utente.
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Recesso Contratto Locazione: La Cassazione Impone la Forma Scritta
L'Azienda Locatrice ha citato in giudizio l'Inquilino per canoni non pagati e per un recesso contratto di locazione senza preavviso scritto. L'Inquilino sosteneva di aver dato preavviso verbalmente. Il Tribunale aveva accolto la domanda dell'Azienda, ma la Corte d'Appello aveva dato ragione all'Inquilino, ritenendo valida la disdetta orale. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione. Ha stabilito che il recesso dal contratto di locazione ad uso abitativo richiede sempre la forma scritta, essendo un requisito "ad substantiam" per la validità dell'atto. La sentenza d'Appello è stata cassata e il caso rinviato.
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Recesso dal Contratto: La Forma Scritta non si Presume
Un Lavoratore ha contestato il recesso dal contratto di collaborazione con un'Azienda, sostenendo che l'atto era orale e quindi nullo, dato che il contratto prevedeva la forma scritta ad substantiam. I giudici di merito avevano dichiarato la domanda inammissibile per decadenza, ritenendo provata la natura scritta del recesso dal contratto tramite altri mezzi. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che la forma scritta ad substantiam non può essere provata per presunzioni o comportamenti delle parti, ma richiede la produzione del documento stesso. La sentenza è stata cassata e rinviata per un nuovo esame, ribadendo l'importanza della forma scritta per la validità degli atti.
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Obblighi informativi banca: Cassazione chiarisce su forma e giudicato
Un cliente ha citato in giudizio una banca per la nullità o risoluzione di operazioni di acquisto di bond argentini, lamentando la mancanza di informazioni sui rischi e l'assenza di ordini scritti. Dopo gradi di giudizio contrastanti, la Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso della banca. Ha chiarito che la questione della forma scritta convenzionale e del "giudicato interno" (parte di sentenza non impugnata) non era stata correttamente valutata. Tuttavia, ha ribadito l'importanza degli **obblighi informativi banca** a carico dell'intermediario finanziario, rinviando la causa alla Corte d'Appello per una nuova decisione su questi aspetti cruciali.
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Validità delle dimissioni: lettera nulla e reintegra sul lavoro
Un'azienda estrometteva un dipendente utilizzando una dichiarazione di recesso priva dei requisiti previsti dal contratto collettivo nazionale. Il lavoratore contestava l'efficacia dell'atto e l'estromissione dal posto di lavoro. La Corte d'Appello dichiarava la nullità dell'atto e accertava un licenziamento verbale, riconoscendo un risarcimento economico di oltre 23.000 euro al dipendente. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione, rigettando il ricorso del datore di lavoro. I giudici hanno stabilito che la validità delle dimissioni dipende dal rispetto delle forme di comunicazione previste dai contratti collettivi. La violazione di tali forme rende l'atto nullo e trasforma l'estromissione aziendale in un licenziamento orale illegittimo.
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Contratto per persona da nominare: la girata di azioni vincola
I Soci Venditori firmano un accordo per cedere le proprie quote a un Acquirente Originario, il quale si riserva di indicare una società controllata come effettivo acquirente tramite un contratto per persona da nominare. Avvenuta la nomina e trasferite le azioni, la Società Acquirente esercita un'opzione di vendita che i Soci Venditori non onorano. Ne nasce un arbitrato che condanna i venditori al pagamento di oltre quattordici milioni di euro. I Soci Venditori impugnano il lodo lamentando il difetto di legittimazione della società e il mancato rispetto delle forme scritte per la nomina. La Cassazione respinge il ricorso: la nomina ha effetto retroattivo e le parti hanno tacitamente rinunciato alle formalità contrattuali eseguendo spontaneamente il trasferimento azionario.
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Responsabilità dell’intermediario finanziario: danni e prove
Gli Investitori hanno citato in giudizio La Banca chiedendo il risarcimento dei danni per perdite su investimenti rischiosi, lamentando la violazione degli obblighi informativi e la nullità dei singoli ordini d'acquisto. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda per mancata specificazione delle singole operazioni e del danno. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso degli investitori, confermando che in tema di responsabilità dell'intermediario finanziario l'investitore deve allegare in modo specifico quali informazioni siano state omesse e dimostrare il nesso causale tra l'omissione e la scelta di investire. La forma scritta è obbligatoria solo per il contratto quadro e non per i singoli ordini, salvo diverso accordo scritto. Di conseguenza, gli investitori perdono la causa e sono condannati a pagare le spese legali.
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