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Art. 1336 Codice Civile — Anno 2026

Altri anni per Art. 1336 Codice Civile

Obblighi informativi dell’intermediario: fondi e risarcimento
Un risparmiatore acquista quote di un fondo comune immobiliare chiuso. L'investimento subisce pesanti perdite. Il cliente cita l'ente intermediario chiedendo la restituzione del denaro e il risarcimento del danno. L'acquirente lamenta la violazione degli obblighi informativi dell'intermediario circa i reali rischi dell'operazione. I giudici di primo e secondo grado accolgono la domanda del risparmiatore. Il tribunale dichiara risolto l'acquisto e condanna l'operatore a restituire le somme e a rifondere i mancati guadagni. L'ente ricorre in Cassazione. L'operatore sostiene di aver effettuato una semplice offerta al pubblico senza doveri di consulenza personalizzata. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. L'ente intendeva solo ridiscutere i fatti già accertati dai giudici territoriali. La condanna restitatoria a carico dell'operatore diventa definitiva.
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Assegnazione ore medico convenzionato: no alle norme retroattive
Un medico specialista convenzionato ha agito in giudizio contro l'Azienda Sanitaria per ottenere la formale assegnazione ore medico convenzionato aggiuntive, accettate a seguito di bando pubblico nel 2007. L'Azienda Sanitaria aveva bloccato l'assegnazione adducendo mancanza di fondi. La Corte d'Appello ha rigettato la richiesta dichiarando nullo il contratto in base a una legge regionale del 2009 che richiedeva un'autorizzazione preventiva. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del medico, stabilendo che i giudici d'appello hanno erroneamente applicato una legge entrata in vigore due anni dopo i fatti. La sentenza è stata annullata con rinvio ad un'altra sezione d'appello.
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Onere della prova del contratto: usa il campo ma non paga
L'Associazione Concessionaria di un campo sportivo comunale ha chiesto il pagamento delle tariffe d'uso a un'Associazione Sportiva che si era allenata nell'impianto per oltre un anno. L'Associazione Sportiva ha ammesso l'uso ma ha negato l'esistenza di un accordo economico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della concessionaria, confermando le decisioni dei gradi precedenti. I giudici hanno stabilito che spetta a chi chiede il pagamento fornire l'onere della prova del contratto e del prezzo concordato. Nel caso di specie, la semplice esistenza di tariffe orarie e l'uso prolungato del campo non bastano a dimostrare un accordo economico vincolante tra le parti, né si può presumere un contratto con la Pubblica Amministrazione senza un atto scritto.
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Stabilizzazione del precariato: il bivio tra due posti fissi
Una biologa, già assunta a tempo indeterminato presso un'azienda sanitaria ma in aspettativa volontaria, ha richiesto la stabilizzazione del precariato presso un istituto di ricerca dove lavorava con contratti flessibili. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, ritenendo il precedente posto fisso incompatibile con la procedura di stabilizzazione. La lavoratrice ha proposto ricorso in Cassazione, contestando l'esclusione automatica non prevista espressamente dal bando. La Suprema Corte, riconoscendo l'importanza della questione per l'uniforme interpretazione del diritto, ha rinviato la causa alla pubblica udienza per una decisione definitiva.
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Vince il concorso ma non l’assumono: il diritto all’assunzione vince
Una lavoratrice, vincitrice di un concorso pubblico bandito nel 2005, non viene mai assunta dall'Azienda Sanitaria a causa di un presunto blocco delle assunzioni. La Corte di Cassazione interviene per chiarire un principio fondamentale: il diritto all'assunzione del vincitore di concorso è un diritto soggettivo pieno. Di conseguenza, spetta all'Amministrazione pubblica, e non al lavoratore, l'onere di dimostrare che un impedimento, come un blocco parziale delle assunzioni, rendeva concretamente impossibile procedere. Ribaltando la decisione precedente, la Corte sancisce che l'ente deve fornire la prova rigorosa dell'ostacolo, accogliendo il ricorso della lavoratrice e rinviando il caso per un nuovo giudizio.
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Diritto all’assunzione da graduatoria: idoneità contro revoca
Una lavoratrice, risultata idonea in una selezione indetta da una società a partecipazione pubblica, ha agito in giudizio per rivendicare il proprio diritto all'assunzione da graduatoria. L'azienda aveva revocato l'approvazione dell'elenco a causa della mancata autorizzazione finanziaria del Comune controllante. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della candidata, confermando le decisioni di merito. I giudici hanno chiarito che l'avviso di selezione non costituiva un'offerta al pubblico, essendo finalizzato solo alla formazione di un elenco per future necessità e privo degli elementi essenziali del contratto. La Suprema Corte ha escluso il risarcimento del danno, mancando un inadempimento imputabile all'azienda. Inoltre, ha confermato la condanna alle spese nei confronti della società subentrata nell'appalto, poiché l'atto della ricorrente configurava una vera chiamata in giudizio e non una semplice comunicazione informativa.
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Stabilizzazione del rapporto di lavoro: bando o nullità?
Una dirigente di una società energetica interamente partecipata dallo Stato ha impugnato l'annullamento della delibera che aveva trasformato il suo contratto da tempo determinato a indeterminato. La società aveva inizialmente disposto la stabilizzazione del rapporto di lavoro, per poi revocarla rilevando la violazione delle norme sul reclutamento del personale nelle partecipate pubbliche. La Corte di Cassazione ha confermato la nullità della trasformazione. Il principio cardine è che le società pubbliche devono rispettare i criteri di trasparenza e pubblicità. Poiché il bando originale prevedeva solo un incarico a termine senza menzionare la possibilità di conversione, la successiva stabilizzazione del rapporto di lavoro costituisce una nuova assunzione illegittima in assenza di una specifica procedura concorsuale aperta a tutti i potenziali candidati interessati a una posizione stabile.
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Ripetizione di indebito: chi paga se il contratto è nullo?
Un gruppo di investitori ha ottenuto la restituzione delle somme versate per l'acquisto di prodotti finanziari a causa della nullità dei contratti, dovuta all'omessa indicazione del diritto di recesso. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha confermato che l'azione di ripetizione di indebito va proposta nei confronti del soggetto che ha materialmente ricevuto il pagamento, in questo caso la banca collocatrice, e non necessariamente verso la società emittente dei titoli. Il ricorso della banca, che si riteneva un mero intermediario, è stato quindi respinto.
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Decreto penale di condanna: esclusione illegittima
Un candidato viene escluso da una selezione pubblica per un decreto penale di condanna emesso a suo carico. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'esclusione è illegittima. La motivazione risiede nel fatto che il candidato aveva tempestivamente proposto opposizione al decreto; tale atto ne determina la revoca automatica (ipso iure). Di conseguenza, al momento dell'esclusione, la condanna non era più giuridicamente esistente, rendendo il provvedimento dell'azienda privo di fondamento.
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Ricorso improcedibile: l’errore che costa caro
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso improcedibile a causa di un grave vizio di forma. Il ricorrente, condannato in appello per il mancato pagamento di opere d'arte aggiudicate in asta, non ha depositato la copia della sentenza impugnata con la relativa relata di notifica. Questa omissione ha reso l'appello invalido, confermando la condanna al risarcimento e comportando ulteriori sanzioni pecuniarie per il ricorrente.
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Scorrimento graduatoria: quando è un obbligo?
La Corte di Cassazione ha stabilito che lo scorrimento della graduatoria di un concorso pubblico non costituisce un diritto soggettivo per il candidato idoneo quando il posto si rende vacante dopo essere stato occupato dal vincitore. Un ricercatore, classificatosi quarto in un concorso, aveva chiesto l'assunzione dopo che la vincitrice, assunta da anni, aveva rinunciato all'incarico. La Corte ha chiarito che, una volta coperto il posto, il concorso esaurisce i suoi effetti. La decisione di coprire la nuova vacanza attingendo alla vecchia graduatoria rientra nel potere discrezionale della Pubblica Amministrazione e non è un atto dovuto.
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Inammissibilità ricorso cassazione: guida ai motivi
Un avvocato dipendente del settore pubblico ha presentato ricorso in Cassazione contro una decisione della Corte d'Appello riguardante il suo rapporto di lavoro, il licenziamento e diverse pretese economiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'intero ricorso inammissibile, sottolineando i rigorosi requisiti procedurali per adire la Suprema Corte. La decisione evidenzia che non è sufficiente proporre una diversa interpretazione dei fatti, ma è necessario contestare specificamente la 'ratio decidendi' (la ragione giuridica della decisione) della sentenza impugnata, pena l'inammissibilità del ricorso per cassazione.
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Diritto all’assunzione: il contratto part time è valido
Due dipendenti pubblici, idonei a un concorso per posizioni a tempo pieno, venivano assunti con contratti part-time. Impugnavano tale assunzione rivendicando il diritto al tempo pieno. La Corte di Cassazione ha dichiarato il loro ricorso inammissibile, confermando la validità del contratto part-time volontariamente sottoscritto. La Corte ha stabilito che la scelta dell'amministrazione di assumere a condizioni diverse da quelle del bando è legittima e il contratto firmato prevale sulle pretese originarie.
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