La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Pubblico Ministero contro la decisione del Giudice per le indagini preliminari di Messina. Il giudice aveva rifiutato di emettere un decreto penale di condanna perché il Pubblico Ministero non aveva fornito i documenti sulla situazione economica e familiare dell'imputato. Secondo la Suprema Corte, con le nuove regole della riforma Cartabia, il giudice deve personalizzare la pena pecuniaria sostitutiva valutando il reddito e il patrimonio del condannato. Di conseguenza, il Pubblico Ministero ha l'obbligo di allegare queste informazioni finanziarie. La richiesta di applicare il minimo della pena non esonera da questo dovere. Vince quindi il Giudice per le indagini preliminari: gli atti tornano al Pubblico Ministero che dovrà raccogliere le prove sul patrimonio dell'imputato.
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