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Art. 133-ter Codice Penale — Anno 2023

Altri anni per Art. 133-ter Codice Penale

Decreto penale di condanna: no alla pena senza prove sul reddito
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Pubblico Ministero contro la decisione del Giudice per le indagini preliminari di Messina. Il giudice aveva rifiutato di emettere un decreto penale di condanna perché il Pubblico Ministero non aveva fornito i documenti sulla situazione economica e familiare dell'imputato. Secondo la Suprema Corte, con le nuove regole della riforma Cartabia, il giudice deve personalizzare la pena pecuniaria sostitutiva valutando il reddito e il patrimonio del condannato. Di conseguenza, il Pubblico Ministero ha l'obbligo di allegare queste informazioni finanziarie. La richiesta di applicare il minimo della pena non esonera da questo dovere. Vince quindi il Giudice per le indagini preliminari: gli atti tornano al Pubblico Ministero che dovrà raccogliere le prove sul patrimonio dell'imputato.
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Decreto Penale: Giudice non può negarlo per presunta povertà
La Corte di Cassazione ha stabilito che costituisce un provvedimento abnorme del giudice il rigetto di una richiesta di decreto penale di condanna basato su una previsione negativa circa la capacità economica dell'imputato di pagare la multa. Il Pubblico Ministero aveva chiesto la condanna per un reato di lesioni, ma il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) aveva restituito gli atti, dubitando che l'imputato potesse saldare la pena pecuniaria. Secondo la Cassazione, questa valutazione di opportunità non spetta al giudice, il quale non può interferire con le scelte dell'accusa basandosi su una semplice prognosi di insolvibilità. Di conseguenza, la decisione del GIP è stata annullata e il procedimento dovrà proseguire.
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Nega condanna per povertà: la Cassazione annulla l’atto abnorme
Un Giudice per le Indagini Preliminari nega l'emissione di un decreto penale di condanna non per motivi di diritto, ma perché prevede che l'imputato non sarà in grado di pagare la multa. Il Pubblico Ministero ricorre in Cassazione, sostenendo che si tratta di un provvedimento abnorme del giudice. La Suprema Corte accoglie il ricorso, stabilendo un principio chiaro: il giudice non può basare il rigetto su una prognosi negativa circa la capacità economica dell'imputato. Questa valutazione esula dai suoi poteri e invade la sfera di competenza dell'accusa. La decisione del GIP viene quindi annullata e gli atti restituiti per il corretto proseguimento del procedimento.
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Conversione pena: Cassazione annulla multa da 30mila €
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che aveva convertito quattro mesi di reclusione in una multa di 30.000 euro. La decisione si basa su due fattori: l'estinzione di alcuni reati per remissione di querela e l'illegittimità del calcolo per la conversione della pena, alla luce di una sentenza della Corte Costituzionale e di una nuova normativa più favorevole. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per la rideterminazione della sanzione.
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