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Art. 1309 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

Altri anni per Art. 1309 Codice Civile

Maggiorazione Sanzione Amministrativa: Legittima anche senza preavviso
Un rappresentante legale di una società, coobbligato per una sanzione amministrativa, si oppone a una cartella di pagamento. La cartella includeva, oltre alla sanzione principale, anche la maggiorazione per ritardato pagamento. L'uomo sosteneva che tale maggiorazione fosse illegittima perché non preceduta da un atto specifico che ne accertasse la colpa. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio importante: la maggiorazione sanzione amministrativa è una conseguenza automatica del ritardo. Pertanto, è legittimo iscriverla a ruolo e richiederla direttamente con la cartella di pagamento, senza bisogno di un preventivo e separato atto di accertamento, a meno che il debitore non provi che il ritardo non sia a lui imputabile.
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Onere della prova nel lavoro: la badante deve provare
Una lavoratrice domestica ha citato in giudizio il nipote della persona assistita per ottenere differenze retributive, sostenendo che fosse il suo datore di lavoro o erede. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. Il motivo principale è che la lavoratrice non ha soddisfatto l'onere della prova, non riuscendo a dimostrare che il convenuto fosse effettivamente il soggetto obbligato al pagamento, al di là della semplice prestazione lavorativa.
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Ricorso inammissibile: effetti sul ricorso incidentale
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile per vizi formali, determinando l'inefficacia del ricorso incidentale tardivo. Il caso riguardava una richiesta di indennità da parte di alcuni dipendenti universitari e la successiva azione di manleva dell'ateneo nei confronti di un Policlinico e della Regione. La decisione sottolinea come un errore procedurale nell'impugnazione principale possa precludere l'esame delle doglianze sollevate dalle altre parti, anche se potenzialmente fondate.
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Debiti da lavoro: la Cassazione sulla manleva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna solidale di due società di trasporto, una cedente e una cessionaria, per il pagamento di permessi compensativi non goduti dai lavoratori. Il ricorso della società cedente, che contestava la propria responsabilità e l'interpretazione di una clausola di manleva, è stato respinto. La Corte ha chiarito che i debiti da lavoro sorti prima della cessione restano a carico del datore di lavoro originario e che la manleva opera correttamente per le passività non esposte in bilancio, proteggendo l'acquirente. La decisione consolida i principi di responsabilità nella gestione dei debiti da lavoro durante le operazioni di trasferimento aziendale.
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