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Art. 1267 Codice Civile — Sezione Quinta Civile

Altri anni per Art. 1267 Codice Civile

Cessione di credito pro soluto: quando tassare la plusvalenza
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società la mancata tassazione di una plusvalenza derivante da contratti di cessione di credito pro soluto stipulati nel 2005. Secondo il Fisco, il maggior valore doveva concorrere al reddito nel 2006, anno dell'effettivo pagamento eseguito dai debitori ceduti, sostenendo che l'obbligo legale di garantire l'esistenza del credito rendesse il ricavo incerto fino a tale data. La Corte di Cassazione ha respinto la tesi dell'Agenzia. I giudici hanno chiarito che, nella cessione di credito pro soluto, il trasferimento dei diritti e del rischio di insolvenza si perfeziona alla stipula dell'accordo. Pertanto, la plusvalenza ha rilevanza fiscale immediata nell'anno della cessione, senza che assumano rilievo il successivo momento del pagamento o la garanzia ordinaria di esistenza del credito.
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Deducibilità e perdite su crediti: l’Azienda batte il fisco
L'Azienda ha stipulato un contratto commerciale con un operatore estero, accumulando un forte credito. Per recuperare liquidità, ha attivato un'operazione finanziaria con una consociata, garantendo il finanziamento con una fideiussione. Successivamente, il credito è stato ceduto a una banca con formula pro soluto. Per liberarsi dalla pesante garanzia, l'Azienda ha pagato una commissione, deducendola fiscalmente. L'Agenzia delle Entrate ha contestato la deduzione per mancanza di inerenza. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Azienda, confermando la deducibilità del costo. I giudici hanno stabilito che l'operazione era pienamente inerente all'attività d'impresa, poiché diretta a eliminare un rischio finanziario gravoso e a ripulire il bilancio. Pertanto, la commissione pagata rientra legittimamente tra le perdite su crediti deducibili, in quanto supportata da ragioni di convenienza economica certe e precise.
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Deducibilità perdita su crediti: negata se il credito è venduto
Un'azienda chiede il rimborso di imposte (IRES) basandosi sulla deducibilità di una perdita per un credito non pagato da un cliente estero fallito. La Corte di Cassazione respinge la richiesta. Il motivo è che l'azienda, prima di tentare la deduzione, aveva già venduto il credito a un'altra società con la formula 'pro soluto'. Questa operazione trasferisce completamente il rischio di mancato pagamento all'acquirente. Di conseguenza, l'azienda venditrice non possedeva più il credito e non poteva quindi subire una perdita. La sentenza stabilisce un principio chiaro: la cessione pro soluto di un credito impedisce la successiva deducibilità perdita su crediti da parte del venditore.
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Sospensione rimborso IVA: la Cassazione chiarisce
Una società ha richiesto un rimborso IVA, successivamente sospeso a causa di carichi pendenti. La Corte di Cassazione ha chiarito che la sospensione del rimborso IVA ai sensi dell'art. 23 del D.Lgs. 472/97 è legittima, anche in presenza di norme specifiche per l'IVA, a condizione che i motivi siano distinti. La Corte ha inoltre confermato la legittimazione ad agire della società cedente in caso di cessione del credito 'pro solvendo'.
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