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Art. 1267 Codice Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 1267 Codice Civile

Contratto di factoring e usura: la finanziaria perde la causa
Una società finanziaria ha riaddebitato oltre 330.000 euro sul conto corrente di una cliente poi fallita, sostenendo il mancato incasso dei crediti legati a un contratto di factoring e applicando interessi ritenuti usurari. La Curatela Fallimentare ha agito in giudizio per ottenere la restituzione delle somme. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna della finanziaria a restituire oltre 126.000 euro al fallimento. I giudici hanno chiarito che, per legittimare il riaddebito, la finanziaria deve provare l'effettivo inadempimento dei debitori ceduti. Senza tale prova, il riaddebito è illegittimo. Inoltre, la Corte ha confermato il superamento del tasso soglia usura attraverso la separata comparazione tra il tasso effettivo globale e la commissione di massimo scoperto.
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Cessione di credito pro soluto: quando tassare la plusvalenza
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società la mancata tassazione di una plusvalenza derivante da contratti di cessione di credito pro soluto stipulati nel 2005. Secondo il Fisco, il maggior valore doveva concorrere al reddito nel 2006, anno dell'effettivo pagamento eseguito dai debitori ceduti, sostenendo che l'obbligo legale di garantire l'esistenza del credito rendesse il ricavo incerto fino a tale data. La Corte di Cassazione ha respinto la tesi dell'Agenzia. I giudici hanno chiarito che, nella cessione di credito pro soluto, il trasferimento dei diritti e del rischio di insolvenza si perfeziona alla stipula dell'accordo. Pertanto, la plusvalenza ha rilevanza fiscale immediata nell'anno della cessione, senza che assumano rilievo il successivo momento del pagamento o la garanzia ordinaria di esistenza del credito.
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Opposizione allo stato passivo: il contratto batte la negligenza
Una Società Finanziaria ha proposto opposizione allo stato passivo per ottenere l'ammissione di un credito derivante da un conto corrente e da operazioni di factoring. Il Tribunale aveva rigettato la domanda contestando la mancanza degli estratti conto integrali e applicando la perdita della garanzia per negligenza del creditore. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Società Finanziaria. I giudici hanno stabilito che il timbro della cancelleria sul fascicolo fa presumere il regolare deposito dei documenti integrali. Inoltre, nel contratto di factoring, le parti avevano espressamente escluso l'applicazione della norma sulla perdita della garanzia per negligenza del cessionario. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Deducibilità e perdite su crediti: l’Azienda batte il fisco
L'Azienda ha stipulato un contratto commerciale con un operatore estero, accumulando un forte credito. Per recuperare liquidità, ha attivato un'operazione finanziaria con una consociata, garantendo il finanziamento con una fideiussione. Successivamente, il credito è stato ceduto a una banca con formula pro soluto. Per liberarsi dalla pesante garanzia, l'Azienda ha pagato una commissione, deducendola fiscalmente. L'Agenzia delle Entrate ha contestato la deduzione per mancanza di inerenza. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Azienda, confermando la deducibilità del costo. I giudici hanno stabilito che l'operazione era pienamente inerente all'attività d'impresa, poiché diretta a eliminare un rischio finanziario gravoso e a ripulire il bilancio. Pertanto, la commissione pagata rientra legittimamente tra le perdite su crediti deducibili, in quanto supportata da ragioni di convenienza economica certe e precise.
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Cessione del credito pro solvendo: la beffa delle spese legali
Una automobilista affida la vettura danneggiata a un'officina per le riparazioni, concordando la cessione del credito pro solvendo del proprio indennizzo assicurativo come pagamento. L'officina, tuttavia, non richiede tempestivamente il pagamento alla compagnia assicurativa, facendolo cadere in prescrizione, e successivamente richiede il saldo direttamente alla cliente. La cliente chiama in causa l'assicurazione per essere sollevata dal pagamento. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso della proprietaria dell'auto, confermando che, avendo ceduto il credito, non aveva alcun titolo per trascinare in giudizio l'assicuratore. Di conseguenza, in base al principio di causalità, la cliente deve pagare le spese legali della compagnia assicurativa, poiché la sua chiamata in causa è risultata del tutto ingiustificata e inutile.
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