LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 124 Codice Penale — Anno 2026

Pagina 2 di 3

Altri anni per Art. 124 Codice Penale

Tardività della querela: salvi dal risarcimento danni
Due automobilisti, accusati di truffa ai danni di una compagnia assicurativa per un falso sinistro, venivano prosciolti in appello per intervenuta prescrizione del reato, ma con la conferma della condanna al risarcimento dei danni civili. Gli imputati hanno fatto ricorso in Cassazione, lamentando che i giudici d'appello avessero ignorato la tardività della querela proposta dall'assicurazione oltre il termine di tre mesi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'improcedibilità per tardività della querela prevale sulla prescrizione del reato, poiché cancella anche le statuizioni civili. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
Continua »
Costituzione di parte civile come querela: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata in appello. La ricorrente contestava la tempestività della querela a seguito delle modifiche introdotte dalla Riforma Cartabia. I giudici hanno chiarito che la costituzione di parte civile come querela equivale alla manifestazione di volontà di punire il colpevole, sanando ogni vizio di procedibilità se non revocata. Inoltre, la Cassazione ha respinto le lamentele sulla gravità della pena, ritenendo la decisione del giudice di merito ampiamente motivata e discrezionale. L'imputata è stata condannata al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende, mentre è stata rigettata la richiesta di rimborso spese della parte civile per mancanza di un contributo utile al giudizio.
Continua »
Falso ideologico in successione: la Cassazione assolve l’erede
Un uomo presenta una dichiarazione di successione indicandosi come unico erede sulla base di una lettera della zia defunta, non ritenuta però un vero testamento. Successivamente, vende i beni di famiglia prima che i coeredi ottengano il sequestro giudiziario. Accusato di falso ideologico e mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice, viene condannato in appello. La Corte di Cassazione annulla la condanna senza rinvio. La Corte stabilisce che la dichiarazione di successione ha solo scopi fiscali e non prova legalmente la qualità di erede; pertanto, non può configurarsi il reato di falso ideologico. Inoltre, non essendoci un ordine del giudice che vietasse la vendita al momento dell'atto, non sussiste alcuna violazione penale.
Continua »
Auto non restituita: condanna per appropriazione indebita
Un uomo è stato condannato per il reato di appropriazione indebita per non aver restituito un'auto alla legittima proprietaria, utilizzandola invece per scopi personali. La Corte d'appello aveva già dichiarato prescritto il reato di truffa, rideterminando la pena per l'appropriazione dell'auto. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione contestando la tardività della querela e la sussistenza del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: la tardività della querela non può essere eccepita per la prima volta in Cassazione. Inoltre, l'aver trattenuto il veicolo rifiutandone la restituzione configura pienamente l'appropriazione indebita. L'imputato perde la causa e viene condannato a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Appropriazione indebita: condannato l’amministratore infedele
Un ex amministratore di condominio è stato condannato per il reato di appropriazione indebita per aver sottratto somme di denaro dalle casse condominiali. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che le querele presentate dai condomini fossero tardive. Secondo la difesa, i condomini avrebbero dovuto accorgersi degli ammanchi mesi prima, semplicemente leggendo gli estratti conto bancari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il termine per presentare la querela inizia a decorrere solo quando la persona offesa acquisisce una piena e ragionevole consapevolezza del reato, e non dal momento del semplice sospetto. Nel caso di specie, tale consapevolezza è maturata solo dopo l'invio di una formale lettera di diffida rimasta senza esito, momento in cui si è perfezionata l'appropriazione indebita.
Continua »
Atti persecutori: condanna anche senza un piano prestabilito
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, confermando la sua condanna per il reato di atti persecutori. La difesa contestava l'esistenza della condotta reiterata e del dolo, sostenendo inoltre la tardività della querela presentata da La Persona Offesa. I giudici hanno chiarito che per la sussistenza del reato è sufficiente il dolo generico, ovvero la consapevolezza dell'idoneità delle molestie a turbare la vittima, senza necessità di una pianificazione preventiva delle condotte, che possono essere anche occasionali. Infine, la Suprema Corte ha confermato la tempestività della querela, depositata tre giorni dopo l'ultimo episodio molesto, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Furto di energia elettrica: il ritardo dell’accusa salva l’imputata
La Corte di Cassazione ha confermato l'improcedibilità per un caso di furto di energia elettrica tramite manomissione del contatore. Sebbene l'energia elettrica sia un bene destinato a pubblico servizio, la vittima non ha presentato querela entro i termini stabiliti dalla Riforma Cartabia. Il Pubblico Ministero ha contestato l'aggravante della destinazione a pubblico servizio solo tardivamente, oltre la scadenza del termine per la querela. Le Sezioni Unite hanno stabilito che, decorso tale termine senza querela, il giudice deve dichiarare immediatamente l'improcedibilità, impedendo modifiche tardive dell'accusa per rendere il reato procedibile d'ufficio. Di conseguenza, il ricorso dell'accusa è stato dichiarato inammissibile.
Continua »
Tempestività della querela: l’imputato deve provarne il ritardo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che contestava la tempestività della querela presentata dalla persona offesa. La Suprema Corte ha confermato che il termine per proporre querela decorre solo dal momento in cui la vittima acquisisce una conoscenza certa, seria e concreta del reato, sia sotto il profilo oggettivo che soggettivo. L'onere di provare l'intempestività della querela spetta interamente all'imputato, e l'eventuale situazione di incertezza deve essere risolta a favore della persona offesa. Nel caso specifico, la vittima ha compreso pienamente di essere stata raggirata solo a metà gennaio 2018, e l'imputato non ha fornito alcuna prova contraria rigorosa. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Diritto di querela: quando l’offesa è vecchia la denuncia scade
L'Imputato era stato condannato per diffamazione aggravata per aver inviato nel 2019 un'e-mail offensiva nei confronti di un uomo deceduto. Nel 2021, l'imputato inviava una seconda e-mail che richiamava la prima. La Moglie del Defunto presentava querela solo dopo la seconda e-mail. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato, stabilendo che il diritto di querela decorre dal momento in cui la persona offesa ha conoscenza certa del fatto offensivo originario, e non dall'invio di messaggi successivi privi di autonomo contenuto diffamatorio. La sentenza è stata annullata con rinvio per verificare la tempestività della querela.
Continua »
Reato di truffa: la finta vendita costa caro al finto pastore
Il finto venditore è stato condannato per il reato di truffa ai danni di due persone. Nel primo caso, ha convinto un conoscente a versargli circa centomila euro per l'acquisto di un'auto mai consegnata, sfruttando la fiducia derivante dal suo ruolo di pastore religioso. Nel secondo caso, ha incassato cinquemila euro di acconto per la vendita di un immobile non suo e non abitativo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del finto venditore. I giudici hanno chiarito che la costituzione di parte civile equivale alla querela per i reati diventati procedibili a querela dopo la riforma Cartabia. Inoltre, la procura speciale al difensore sana la mancata autentica della firma sulla querela. Il finto venditore perde definitivamente la causa.
Continua »
Insolvenza fraudolenta al casello: condanna sì, ma con sconto
L'Automobilista è stato condannato per il reato di insolvenza fraudolenta continuata per essere transitato quindici volte ai caselli autostradali senza pagare il pedaggio, accodandosi a veicoli dotati di Telepass. L'Automobilista ha fatto ricorso in Cassazione contestando la tempestività della querela, la prescrizione, l'identificazione del conducente e il calcolo della pena. La Suprema Corte ha rigettato i motivi sulla responsabilità, confermando che il proprietario del veicolo risponde del reato se non fornisce prove precise sull'uso del mezzo da parte di terzi. Tuttavia, ha accolto il ricorso sul calcolo della sanzione: i giudici di appello avevano erroneamente sommato le singole multe anziché applicare il cumulo giuridico previsto per il reato continuato. La Cassazione ha quindi ridotto la multa da 1.200 a 240 euro, confermando la condanna al risarcimento delle spese legali della Società Autostradale.
Continua »
Truffa contrattuale: l’assegno a vuoto non fa scadere la querela
Il Tribunale di Bari aveva dichiarato improcedibile per tardività della querela il reato di truffa contestato a un soggetto che aveva consegnato un assegno a vuoto alla vittima. Il giudice di merito aveva calcolato il termine per querelare dalla data del protesto dell'assegno. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Procuratore Generale, stabilendo che in caso di truffa contrattuale il termine per presentare la querela decorre solo da quando la vittima acquisisce la piena e certa consapevolezza del raggiro. Nel caso di specie, l'imputato aveva continuato a rassicurare falsamente la vittima dopo il protesto, mantenendola in errore. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza, ordinando un nuovo giudizio.
Continua »
Tempestività della querela: il sospetto non fa scadere i termini
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto accusato di frode assicurativa, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il ricorrente sosteneva che la querela fosse tardiva. La Suprema Corte ha invece ribadito il principio della tempestività della querela, stabilendo che il termine di tre mesi per presentare la querela decorre solo dal momento in cui la compagnia assicurativa acquisisce una notizia certa del reato. Nel caso specifico, tale certezza è stata raggiunta solo con la ricezione della relazione ispettiva interna, e non al momento del mero sospetto. Di conseguenza, la querela presentata subito dopo l'esito dell'ispezione è pienamente valida. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Procedibilità a querela: la vittima ritarda e la condanna svanisce
Il caso riguarda il furto di un motoveicolo avvenuto nel 2018. Inizialmente contestato come ricettazione, il fatto è stato poi riqualificato come furto aggravato. Con l'entrata in vigore della Riforma Cartabia, tale reato è divenuto procedibile a querela, con termine ultimo per la presentazione fissato al 30 marzo 2023 per i fatti pregressi. La persona offesa aveva presentato solo una denuncia generica e si è costituita parte civile solo nel marzo 2024. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato, stabilendo che la costituzione di parte civile, pur potendo manifestare la volontà di punire, è tardiva se interviene oltre i termini di legge. Di conseguenza, è stata dichiarata la improcedibilità per difetto di tempestiva querela, annullando la condanna senza rinvio.
Continua »
Ricorso Penale Inammissibile: Querela Tempestiva, Costi a Carico
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale presentato da due individui, i quali contestavano la presunta tardività della querela. La Suprema Corte ha rilevato che il motivo di ricorso era una mera reiterazione di doglianze già esaminate e respinte dalla Corte d'Appello di Milano. Quest'ultima aveva già fornito una motivazione completa e logicamente ineccepibile sulla tempestività della querela, in particolare in relazione ai termini previsti per la gestione dei sinistri assicurativi. Di conseguenza, i ricorsi sono stati giudicati inammissibili, e i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle ammende. La decisione sottolinea l'importanza di presentare nuovi e validi motivi di ricorso.
Continua »
Bene in leasing non restituito: condanna penale ma danno da provare
La Corte di Cassazione ha analizzato un caso di mancata restituzione di un bene in leasing. Un utilizzatore, dopo la risoluzione del contratto, non aveva riconsegnato il bene alla società proprietaria. La Corte ha confermato la sua condanna per il reato di appropriazione indebita, stabilendo che trattenere il bene equivale a un'azione proprietaria illecita. Tuttavia, ha annullato la parte della sentenza che liquidava il risarcimento del danno per 'obsolescenza' del bene. I giudici hanno chiarito che tale danno non è automatico: la società di leasing avrebbe dovuto chiederlo specificamente e provarne l'esistenza e l'ammontare, cosa che non era avvenuta. Di conseguenza, la condanna penale resta valida, ma la questione del risarcimento dovrà essere discussa davanti a un giudice civile.
Continua »
Truffa per sospensione finanziamento: condannato nonostante il debito saldato
Un debitore, titolare di un finanziamento con cessione del quinto della pensione, inviava una falsa comunicazione all'Ente Previdenziale per attestare l'estinzione anticipata del debito, ottenendo così la sospensione dei pagamenti alla banca. La Corte di Cassazione ha confermato la sua condanna per truffa. I giudici hanno stabilito che la querela della banca era tempestiva, poiché il termine decorre dalla piena conoscenza del fatto. Inoltre, hanno chiarito che la successiva ripresa dei pagamenti e il recupero del debito non eliminano il reato. La condotta integra una vera e propria truffa per sospensione finanziamento, poiché il danno patrimoniale per la banca, seppur temporaneo, si è concretizzato.
Continua »
Appropriazione indebita: incassa per un cliente ma non paga
Una società di recupero crediti non riversava al proprio cliente, un'azienda di servizi pubblici, le somme incassate dagli utenti morosi. I suoi legali rappresentanti sono stati condannati per appropriazione indebita. In Cassazione, hanno sostenuto che la querela fosse tardiva e di aver agito per salvare la propria azienda dal dissesto finanziario. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: il termine per la querela decorre non dal semplice sospetto, ma dalla conoscenza certa del reato. Tale certezza si è avuta solo dopo il mancato pagamento seguito alle diffide formali. La crisi aziendale non è stata considerata una giustificazione valida. La condanna è diventata definitiva.
Continua »
Appropriazione indebita: avvocato non paga, ma la querela è tardiva
Un avvocato non restituisce una somma di denaro a un cliente, ma si impegna a saldare il debito entro una data precisa. Scaduto inutilmente tale termine, il cliente attende ancora diversi mesi prima di sporgere denuncia. La Cassazione ha stabilito che il termine per la querela per appropriazione indebita decorre dal momento in cui la vittima ha la certezza del reato, che in questo caso coincide con la scadenza dell'ultimo termine di pagamento promesso e non rispettato. La querela, presentata oltre tre mesi da quella data, è stata quindi dichiarata tardiva e il procedimento penale archiviato. L'avvocato vince la causa per un vizio di procedura.
Continua »
Orologi non pagati: la tardività della querela non salva l’imputato
Un venditore cede una collezione di orologi di lusso, ma gli assegni ricevuti risultano scoperti. Gli acquirenti promettono di saldare il debito o restituire i beni entro 60 giorni, ma non lo fanno. Il venditore sporge querela e l'acquirente si difende sostenendo la tardività della querela, affermando che il termine decorreva dal protesto degli assegni. La Cassazione respinge questa tesi. Il termine per la querela decorre non dal primo sospetto, ma dal momento in cui la vittima ha la certezza che il bene non sarà restituito, ovvero alla scadenza dell'ulteriore termine concesso. La querela era quindi tempestiva.
Continua »