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Art. 1237 Codice Civile — Sezione Prima Civile

Altri anni per Art. 1237 Codice Civile

Interessi moratori nel fallimento e sorte dell’ipoteca cambiaria
Una società creditrice ha chiesto l'ammissione al passivo fallimentare di un credito garantito da cambiali ipotecarie e maggiorato degli interessi moratori nel fallimento. La Corte di Cassazione ha stabilito che la restituzione di cambiali ipotecarie già saldate estingue definitivamente la garanzia ipotecaria, la quale non rivive se i titoli vengono riconsegnati per un debito diverso. Inoltre, i giudici hanno chiarito che il divieto di applicare gli interessi moratori commerciali previsti dal D.Lgs. 231/2002 scatta solo con la dichiarazione di fallimento. Di conseguenza, la società creditrice ha diritto di vedere ammessi al passivo gli interessi commerciali maturati fino all'apertura del fallimento, mentre perde la garanzia ipotecaria sulle vecchie cambiali riutilizzate.
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Fido di fatto: la Cassazione sulla prescrizione
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un complesso caso di diritto bancario, chiarendo aspetti fondamentali del fido di fatto e del suo impatto sulla prescrizione delle azioni di ripetizione dell'indebito. La controversia nasceva dalla richiesta di un correntista di ricalcolare il saldo del proprio conto per addebiti illegittimi, quali interessi anatocistici e usurari. La banca si difendeva eccependo la prescrizione. La Suprema Corte ha confermato che l'esistenza di un fido di fatto, anche in assenza di un contratto scritto, può essere provata con presunzioni, come la tolleranza sistematica degli scoperti. Tale affidamento rende le rimesse 'ripristinatorie' e non 'solutorie', posticipando il decorso della prescrizione alla chiusura del conto. L'ordinanza ha anche precisato le modalità di calcolo dell'usura per la commissione di massimo scoperto e cassato la sentenza d'appello per aver ricalcolato spese non oggetto di una specifica domanda del cliente.
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Cessazione materia del contendere: appello inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso presentato da alcuni fideiussori contro una banca. A seguito di un accordo transattivo tra tutte le parti coinvolte, è venuto meno l'interesse a proseguire il giudizio, portando alla cessazione della materia del contendere e alla conseguente chiusura del procedimento senza una decisione nel merito.
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Successione crediti società estinta: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due ex soci che rivendicavano un credito di una società estinta. La Corte ha confermato la decisione di merito che aveva ravvisato una rinuncia tacita al credito, desunta dalla sua mancata iscrizione nel bilancio finale di liquidazione. La vicenda chiarisce i limiti della successione crediti società estinta, sottolineando che la valutazione dei comportamenti che configurano una rinuncia è un accertamento di fatto non sindacabile in sede di legittimità se non per vizi specifici.
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Pagamento ufficiale giudiziario: quando libera il debitore?
Una società ha pagato un debito cambiario a un ufficiale giudiziario tramite assegni bancari, ricevendo indietro i titoli. La Cassazione ha stabilito che tale pagamento non è liberatorio, poiché l'ufficiale è autorizzato a ricevere solo contanti. Il debito verso la banca creditrice è rimasto in essere.
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Restituzione titolo: è sempre prova di pagamento?
Un fornitore ha agito in giudizio contro un cliente per il mancato pagamento di una fornitura. Il cliente sosteneva di aver saldato il debito in contanti al momento della restituzione di un assegno risultato insoluto. La Corte di Cassazione ha stabilito che la restituzione del titolo di credito crea solo una presunzione relativa di pagamento. Se il creditore fornisce prove contrarie sufficienti a dimostrare che il pagamento non è avvenuto, come in questo caso, la presunzione viene superata e il debito rimane.
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Accollo del mutuo: valido anche senza frazionamento
Un acquirente interrompeva il pagamento delle rate di un mutuo, sostenendo la nullità dell'accordo di accollo del mutuo a causa del mancato frazionamento da parte della società venditrice. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'accordo di accollo del mutuo tra le parti è valido ed efficace indipendentemente dal frazionamento del finanziamento originario, che non ne costituisce una condizione di validità.
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