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Art. 1223 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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Altri anni per Art. 1223 Codice Civile

Perdita di chance: onere della prova del lavoratore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni lavoratori che chiedevano un risarcimento per perdita di chance. La società datrice di lavoro aveva omesso di fissare gli obiettivi individuali necessari per l'ottenimento di un premio di risultato. La Corte ha confermato la decisione di merito, secondo cui non è sufficiente dimostrare l'inadempimento del datore di lavoro, ma è onere del lavoratore provare di avere avuto concrete e reali possibilità di raggiungere tali obiettivi, qualora fossero stati fissati. La valutazione di tale possibilità costituisce un giudizio di fatto, non sindacabile in sede di legittimità.
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Perdita di chance: onere della prova del lavoratore
La Corte di Cassazione conferma che, in caso di richiesta di risarcimento per perdita di chance, non è sufficiente che il lavoratore dimostri l'inadempimento del datore di lavoro (come la mancata fissazione di obiettivi per un premio). Il dipendente ha l'onere di allegare e provare di aver avuto concrete e reali possibilità di raggiungere tali obiettivi, qualora fossero stati fissati. In mancanza di questa prova, la domanda di risarcimento non può essere accolta. Il ricorso dei lavoratori è stato dichiarato inammissibile.
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Riqualificazione professionale: accordo non vincolante
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un gruppo di dipendenti pubblici che chiedevano l'attuazione di una riqualificazione professionale prevista da un accordo sindacale. La Corte ha stabilito che l'accordo aveva una natura meramente programmatica, subordinato a condizioni future e incerte, e quindi non creava un diritto soggettivo esigibile dai lavoratori, escludendo anche il diritto al risarcimento per perdita di chance.
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Perdita di chance: risarcimento e motivazione
Un dirigente medico, pur avendo ottenuto un punteggio superiore in una selezione per un incarico direttivo, viene escluso. La Corte di Cassazione, analizzando il caso, stabilisce che il risarcimento per la perdita di chance non può basarsi su un mero calcolo statistico (es. 50% con due candidati). È necessario, invece, un giudizio prognostico sulla probabilità effettiva e concreta di successo del candidato escluso, basato su una valutazione comparativa dei profili professionali. La sentenza annulla la decisione d'appello che aveva applicato un criterio puramente matematico, rinviando per una nuova valutazione del danno.
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Danno comunitario: risarcimento nel pubblico impiego
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10573/2024, ha chiarito che l'abuso di contratti a termine nel pubblico impiego genera un "danno comunitario" risarcibile in via presuntiva. Tale risarcimento, di natura sanzionatoria, non richiede la prova di una specifica "perdita di chance" da parte del lavoratore. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva negato il risarcimento, affermando che la mancata partecipazione a concorsi non esclude il diritto all'indennizzo forfettario previsto dalla legge.
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Abuso contratti a termine: risarcimento docenti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10455/2024, ha stabilito un importante principio in materia di abuso contratti a termine nel settore scolastico. La Suprema Corte ha chiarito che la disciplina speciale per i docenti di religione impedisce l'applicazione delle sanatorie previste dalla legge sulla 'Buona Scuola' (L. 107/2015). Di conseguenza, la reiterazione illegittima di contratti a tempo determinato dà sempre diritto al risarcimento del danno, anche qualora il docente venga successivamente assunto a tempo indeterminato tramite concorso. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva negato il risarcimento, è stata annullata con rinvio.
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Danno alla professionalità: risarcimento per CIGS
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un'azienda al risarcimento del danno alla professionalità a favore di una lavoratrice posta in Cassa Integrazione (CIGS) in modo illegittimo. Il danno, derivante dalla forzata inattività, è stato liquidato in via equitativa in una misura pari al 30% della retribuzione. La Corte ha chiarito che questo tipo di pregiudizio è distinto e ulteriore rispetto alla mera perdita economica dello stipendio, tutelando la dignità e le competenze del dipendente.
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Cessione ramo d’azienda: retribuzione o risarcimento?
La Cassazione chiarisce la natura delle somme dovute al lavoratore in caso di illegittima cessione ramo d'azienda. Prima della sentenza che accerta la nullità, si ha diritto al risarcimento del danno (con detrazione di quanto percepito altrove), non alla retribuzione piena.
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Pausa non goduta: spetta retribuzione o risarcimento?
In un caso riguardante una guardia giurata, la Corte di Cassazione ha stabilito che la pausa non goduta non dà diritto a una retribuzione automatica, ma costituisce un inadempimento contrattuale. Di conseguenza, il lavoratore può richiedere un risarcimento per il danno subito, la cui prova è a suo carico. La Corte ha annullato la precedente decisione che aveva concesso una somma a titolo di retribuzione, rinviando il caso per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Responsabilità del dirigente: il dovere di diligenza
La Corte di Cassazione conferma la condanna per risarcimento danni a carico di un ex manager per violazione del dovere di diligenza. Il caso riguarda l'acquisto di un immobile a un prezzo maggiorato a causa della mancata verifica, da parte del dirigente, della possibilità di trattare direttamente con il proprietario originario. La sentenza sottolinea l'elevato standard di cura richiesto a figure apicali, la cui responsabilità del dirigente non viene meno neanche con la successiva ratifica dell'operato da parte del consiglio di amministrazione.
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Risarcimento danno previdenziale: la Cassazione decide
Un lavoratore si è dimesso sulla base di una certificazione pensionistica errata fornita dall'ente previdenziale, ricevendo anche un incentivo all'esodo. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'incentivo va detratto dal risarcimento del danno (compensatio lucri cum damno) in quanto conseguenza diretta dell'errore. Inoltre, il danno da perdita di retribuzione va calcolato non dalla data delle dimissioni, ma dalla prima data utile per il pensionamento secondo le 'finestre pensionistiche', poiché una dimissione anticipata rispetto a tale data è considerata una libera scelta del lavoratore non direttamente causata dall'errore dell'ente.
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Trasferimento dipendenti pubblici: la Cassazione decide
La Cassazione chiarisce le regole sul trasferimento dipendenti pubblici in seguito alla soppressione di un ente. L'ordinanza 12724/2024 stabilisce che si applica la legge speciale e non le norme generali, limitando il riconoscimento dell'anzianità pregressa ai soli aspetti economici già maturati. Confermato il diritto al risarcimento per l'abuso di contratti a termine.
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Rifiuto assunzione cambio appalto: il risarcimento
In un caso di rifiuto di assunzione in un cambio appalto, la Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una società a risarcire integralmente un lavoratore non assunto. Il risarcimento è stato commisurato alle retribuzioni perse, respingendo la tesi dell'azienda che contestava sia la natura risarcitoria della domanda del lavoratore, sia il criterio di calcolo del danno.
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Cambio appalto risarcimento: come si calcola?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di mancata assunzione a seguito di un cambio di appalto, il lavoratore ha diritto a un risarcimento integrale. Questo 'cambio appalto risarcimento' deve essere calcolato sulla base della retribuzione precedentemente percepita e non sul minimo salariale previsto dal CCNL. La Corte ha qualificato l'inadempimento dell'azienda subentrante come responsabilità contrattuale, che impone la piena compensazione del danno subito dal dipendente.
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Risarcimento danno pubblico impiego: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma il diritto al risarcimento del danno per una lavoratrice del pubblico impiego a causa dell'abusiva reiterazione di contratti a termine. L'ordinanza ribadisce che tale danno, definito 'comunitario', è presunto e non richiede una prova specifica da parte del dipendente, consolidando un importante principio a tutela dei lavoratori precari della Pubblica Amministrazione. L'appello dell'ente pubblico è stato respinto in quanto basato su questioni di merito non riesaminabili in sede di legittimità.
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Danno da reiterazione: risarcimento nel pubblico impiego
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento del danno da reiterazione abusiva di contratti a termine per un dirigente medico del settore pubblico. La Corte ha stabilito che tale danno è di natura 'comunitaria', presunto e non necessita di prova specifica da parte del lavoratore. La successiva assunzione a tempo indeterminato, poi dichiarata nulla, non elimina il diritto al risarcimento per l'abuso pregresso. Il ricorso dell'azienda sanitaria è stato respinto.
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Risarcimento danno pubblico impiego: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma il diritto al risarcimento del danno per un dirigente medico a causa dell'abusiva reiterazione di contratti a termine da parte di un'azienda sanitaria pubblica. La sentenza ribadisce che, nel pubblico impiego, il superamento del limite di durata dei contratti a termine genera un 'danno comunitario' presunto, che non necessita di prova specifica da parte del lavoratore. Viene quindi liquidata un'indennità risarcitoria, escludendo però la possibilità di conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato. La Corte rigetta sia il ricorso dell'ente pubblico, che contestava la sussistenza del danno, sia quello del lavoratore, che chiedeva un risarcimento maggiore e la condanna della Regione.
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Somministrazione a termine: regole e risarcimento danni
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un ente previdenziale pubblico, confermando che i contratti di somministrazione a termine devono rispettare le stesse rigide regole sulla giustificazione (causale) previste per i contratti a tempo determinato diretti. In caso di illegittimità nel pubblico impiego, pur non essendo possibile la conversione in un rapporto a tempo indeterminato, al lavoratore spetta un'indennità risarcitoria, che la Corte ha quantificato in dodici mensilità applicando la normativa di riferimento.
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Accordo sindacale: mancato colloquio e assunzione
Un lavoratore non è stato assunto dalla nuova azienda dopo un trasferimento d'impresa, nonostante un accordo sindacale prevedesse colloqui di selezione. La Cassazione ha stabilito che omettere il colloquio non garantisce un diritto automatico all'assunzione, ma configura una 'perdita di chance'. Il diritto al risarcimento dipende dal quadro giuridico che regola il trasferimento (crisi o liquidazione). Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Inammissibilità ricorso cassazione: guida ai motivi
Un avvocato dipendente del settore pubblico ha presentato ricorso in Cassazione contro una decisione della Corte d'Appello riguardante il suo rapporto di lavoro, il licenziamento e diverse pretese economiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'intero ricorso inammissibile, sottolineando i rigorosi requisiti procedurali per adire la Suprema Corte. La decisione evidenzia che non è sufficiente proporre una diversa interpretazione dei fatti, ma è necessario contestare specificamente la 'ratio decidendi' (la ragione giuridica della decisione) della sentenza impugnata, pena l'inammissibilità del ricorso per cassazione.
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