LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 1223 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

Pagina 7 di 15

Altri anni per Art. 1223 Codice Civile

Perdita di chance: onere della prova del dirigente
Un gruppo di dirigenti medici ha citato in giudizio un'azienda ospedaliera per il mancato pagamento della retribuzione variabile. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione d'appello. La Corte ha stabilito che, per ottenere un risarcimento per perdita di chance, non basta provare l'inadempimento del datore, ma è necessario allegare e provare elementi specifici sulla concreta possibilità e sul valore dell'occasione persa, onere non soddisfatto dai ricorrenti.
Continua »
Ricorso inammissibile: onere della prova in appello
Un agente di assicurazioni ha visto il suo appello per indennità di fine rapporto respinto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché il ricorrente non ha contestato tutte le motivazioni della sentenza precedente e non ha indicato né prodotto correttamente i documenti essenziali a sostegno della sua richiesta, violando il principio di autosufficienza del ricorso.
Continua »
Clausola sociale: pensione non detraibile dal danno
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di mancata assunzione in violazione di una clausola sociale, la pensione di anzianità percepita dal lavoratore non può essere detratta dal risarcimento del danno. La sentenza chiarisce che il trattamento pensionistico non costituisce un 'aliunde perceptum' in quanto non deriva causalmente dall'inadempimento del datore di lavoro, ma da autonomi presupposti di legge. La Corte ha quindi accolto il ricorso del lavoratore su questo punto, dichiarando inammissibile quello dell'azienda.
Continua »
Risarcimento contratti a termine: sì, anche con assunzione
Un'azienda sanitaria pubblica ha impugnato una condanna al risarcimento del danno a favore di un'infermiera per l'abuso di contratti a termine, sostenendo che la successiva assunzione a tempo indeterminato della lavoratrice tramite concorso avesse sanato la situazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando il diritto al risarcimento per contratti a termine, poiché l'assunzione non era una diretta conseguenza riparatoria dell'abuso, ma l'esito di una procedura selettiva autonoma.
Continua »
Stabilizzazione e risarcimento: la decisione
Una lavoratrice del settore sanitario, assunta a tempo indeterminato tramite concorso dopo anni di contratti a termine, ha visto confermato il suo diritto al risarcimento. La Corte di Cassazione ha stabilito che la stabilizzazione e il risarcimento sono due tutele distinte quando l'assunzione non è una diretta conseguenza riparatoria dell'abuso, ma l'esito di una procedura selettiva. Il danno da precariato è presunto e deve essere indennizzato.
Continua »
Perdita di chance: l’azienda risponde sempre?
Un candidato, escluso da un corso di formazione per un erroneo giudizio di inidoneità fisica poi annullato in appello, ottiene il risarcimento per perdita di chance. La Cassazione conferma che l'azienda organizzatrice è responsabile dell'intero processo selettivo, anche per gli errori di terzi, e la sua colpa sussiste nel non aver atteso l'esito del ricorso del candidato.
Continua »
Indennità conversione contratto: come si calcola?
Un collaboratore di una società di produzione televisiva ha ottenuto la conversione del suo contratto a progetto in un rapporto di lavoro subordinato. La controversia è giunta in Cassazione per definire l'applicabilità e il calcolo della relativa indennità conversione contratto. La Corte ha confermato l'applicazione dell'indennità forfettaria anche per i contratti a progetto, rigettando la richiesta del lavoratore di un risarcimento pieno. Ha inoltre dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda sul metodo di calcolo, per non aver fornito dati sufficienti a sostenere la propria tesi.
Continua »
Aliunde perceptum: quando dedurlo nel processo?
La Corte di Cassazione chiarisce i termini per la deduzione dell'aliunde perceptum. In un caso di contratto a tempo determinato illegittimo, un'azienda è stata condannata a pagare le retribuzioni mancate. In fase di esecuzione, ha tentato di detrarre i guadagni alternativi della lavoratrice. La Corte ha stabilito che tale eccezione doveva essere sollevata nel giudizio di merito e non in fase esecutiva, poiché il titolo esecutivo, ormai passato in giudicato, non poteva essere modificato. La deduzione è possibile solo per i redditi percepiti dopo che la sentenza è divenuta definitiva.
Continua »
Prescrizione danno pubblico impiego: 10 anni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25201/2024, ha respinto il ricorso di un ente pubblico, stabilendo che la prescrizione per il danno da reiterazione abusiva di contratti a termine nel pubblico impiego è decennale e non quinquennale. La Corte ha ribadito la natura contrattuale della responsabilità della P.A., escludendo la tesi della responsabilità precontrattuale. La decisione consolida un orientamento giurisprudenziale ventennale a tutela dei lavoratori precari del settore pubblico.
Continua »
Recesso per giusta causa: l’intervista non basta
Un'importante ordinanza della Corte di Cassazione ha stabilito che un'intervista critica rilasciata da un collaboratore di alto profilo di una società sportiva non costituisce, di per sé, un valido motivo per il recesso per giusta causa. Il caso riguardava la cessazione di un rapporto di collaborazione in seguito a dichiarazioni pubbliche. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, che avevano ritenuto illegittimo il recesso, riconoscendo il diritto del collaboratore al risarcimento del danno patrimoniale ma non di quello non patrimoniale, data la mancanza di prova di un effettivo pregiudizio all'immagine. È stato inoltre confermato il principio dell'"aliunde perceptum", ossia la detrazione dal risarcimento di quanto guadagnato dal collaboratore con un nuovo impiego.
Continua »
Risoluzione contratto dirigente per legge regionale
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della risoluzione anticipata del contratto di un direttore generale di un'azienda sanitaria, avvenuta a seguito di una legge regionale di riorganizzazione. La Corte ha stabilito che tale evento costituisce un'impossibilità sopravvenuta della prestazione, escludendo il diritto al risarcimento. Anche la richiesta per la perdita di chance relativa alla retribuzione di risultato è stata respinta per mancanza di prove specifiche. La decisione chiarisce che la risoluzione contratto dirigente in questo contesto non è illegittima.
Continua »
Obblighi di buona fede: la trasparenza è d’obbligo
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'azienda viola gli obblighi di buona fede se non adotta criteri trasparenti nella selezione del personale per la trasformazione di contratti da part-time a full-time. Tale omissione costituisce un inadempimento che giustifica un risarcimento per perdita di chance ai lavoratori esclusi, anche in assenza di previsioni specifiche nell'accordo sindacale di riferimento. La mancanza di trasparenza, infatti, impedisce ai dipendenti di verificare la correttezza delle scelte aziendali e integra di per sé la violazione del dovere di lealtà contrattuale.
Continua »
Clausola sociale: obbligo di assunzione nel cambio appalto
Una società subentrante in un appalto di vigilanza privata contestava l'obbligo di assunzione di un lavoratore della precedente azienda, invocando la diversità del nuovo contratto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la clausola sociale prevista dal CCNL e dal bando di gara costituisce un obbligo giuridico vincolante, non una mera intenzione. Anche in caso di riduzione dei servizi, l'obbligo di assunzione permane, seppur riproporzionato, garantendo la tutela occupazionale.
Continua »
Risarcimento contratti a termine e giudicato parziale
La Corte di Cassazione ha stabilito che una precedente causa sulla legittimità dei contratti a termine crea un giudicato solo per il periodo allora contestato. Pertanto, è possibile richiedere il risarcimento per contratti a termine successivi a tale periodo. Inoltre, la Corte ha confermato che la stabilizzazione tramite concorso pubblico non costituisce un risarcimento automatico per l'abuso subito, poiché rappresenta solo una 'chance' di assunzione e non una diretta conseguenza riparatoria dell'illecito.
Continua »
Perdita di chance: i criteri per il risarcimento
Un dirigente ha citato in giudizio un'Amministrazione Pubblica per essere stato escluso da una selezione per un ruolo superiore, chiedendo un risarcimento per perdita di chance. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Corte d'Appello, specificando che per ottenere un risarcimento, il dirigente deve dimostrare una probabilità molto alta, quasi una certezza, di aver vinto la selezione, e non solo l'illegittimità della sua esclusione. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
Continua »
Compenso variabile: no se P.A. non fissa obiettivi
Un commissario straordinario ha richiesto il pagamento di un compenso variabile legato al raggiungimento di obiettivi. Tuttavia, la Pubblica Amministrazione non ha mai definito tali obiettivi. La Corte di Cassazione ha stabilito che la fissazione degli obiettivi rientra nel potere discrezionale dell'Amministrazione e non costituisce un obbligo. Di conseguenza, in assenza di obiettivi predeterminati, non sorge il diritto al compenso variabile né a un risarcimento per perdita di chance, respingendo il ricorso del commissario.
Continua »
Responsabilità del comune: convenzione e segretario
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ente locale contro la sentenza che escludeva la responsabilità del comune convenzionato per la revoca di un segretario. La decisione sottolinea che la responsabilità per la cessazione del rapporto ricade solo sul comune datore di lavoro, a meno che non si provi un contributo causale dell'altro ente, e ribadisce l'inefficacia del ricorso incidentale tardivo se quello principale è inammissibile.
Continua »
Assunzione categorie protette e precedenti penali
Un lavoratore iscritto alle liste per l'assunzione di categorie protette si è visto negare l'impiego da una società a partecipazione pubblica a causa di precedenti penali. I giudici di merito hanno ritenuto legittimo il diniego, basandosi su un regolamento interno dell'azienda. La Corte di Cassazione, investita della questione, ha ritenuto il quesito di particolare importanza giuridica (rilievo nomofilattico), decidendo di non pronunciarsi immediatamente. Con ordinanza interlocutoria, ha rinviato la causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito, al fine di stabilire se un regolamento aziendale possa introdurre requisiti di accesso più restrittivi rispetto alla legge speciale sull'assunzione obbligatoria.
Continua »
Avviamento categorie protette: la prova di idoneità
Un lavoratore iscritto alle categorie protette, primo in graduatoria per un posto in un ente comunale, è stato giudicato non idoneo dopo un colloquio. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, chiarendo che nell'avviamento categorie protette, la prova di idoneità non deve essere necessariamente un test pratico-manuale. Un colloquio è sufficiente per verificare le capacità del candidato, specialmente per mansioni concettuali, e il diritto all'assunzione sorge solo dopo il superamento di tale prova.
Continua »
Prova idoneità categorie protette: il colloquio basta
Un candidato appartenente alle categorie protette ha impugnato la sua esclusione da una selezione pubblica, avvenuta a seguito di un colloquio. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che un colloquio costituisce una valida prova idoneità categorie protette quando è finalizzato a valutare le capacità pratiche e relazionali richieste dalla mansione, rendendo superflua un'ulteriore prova manuale in caso di esito negativo.
Continua »