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Art. 1207 Codice Civile — Anno 2026

Altri anni per Art. 1207 Codice Civile

Cessione del ramo d’azienda e risarcimento con incentivo
La controversia nasce dal trasferimento di un lavoratore a seguito di una cessione del ramo d'azienda dichiarata illegittima. Il dipendente ha ottenuto la condanna della banca cedente al risarcimento del danno per le retribuzioni perse. L'azienda ha chiesto di sottrarre dal risarcimento sia i redditi da lavoro terzi sia l'incentivo all'esodo versato dalla società cessionaria. La Corte d'Appello ha escluso la detrazione dell'incentivo economico, considerandolo autonomo rispetto all'illecito del trasferimento. L'istituto di credito ha proposto ricorso in Cassazione per ottenere lo scomputo totale. Prima dell'udienza, l'azienda ha rinunciato formalmente al ricorso con l'accettazione del dipendente. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, rendendo definitiva la decisione precedente favorevole al lavoratore.
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Riqualificazione rapporto di lavoro: stipendi fino al ripristino
Una dottoressa ha svolto incarichi sanitari formalmente autonomi e a termine per una struttura ospedaliera. I giudici hanno accertato la natura subordinata della prestazione sin dal principio. Tuttavia, la Corte d'Appello ha riconosciuto il risarcimento per le retribuzioni perdute solo fino alla data di deposito del ricorso introduttivo. La Suprema Corte ha accolto il ricorso della dipendente, chiarendo che la riqualificazione rapporto di lavoro impone il pagamento degli stipendi dalla messa in mora fino all'effettivo ripristino del rapporto. I giudici di legittimità hanno escluso qualunque limite temporale legato all'avvio della causa.
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Interposizione fittizia di manodopera: stipendio o danno
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto delle richieste economiche avanzate da alcuni dipendenti nei confronti del datore di lavoro per il periodo precedente alla pronuncia giudiziale. I lavoratori avevano ottenuto l'accertamento di una interposizione fittizia di manodopera, pretendendo il pagamento degli stipendi arretrati per gli anni antecedenti alla sentenza. I giudici hanno chiarito che, per la fase anteriore alla decisione, le spettanze hanno natura risarcitoria e non retributiva, richiedendo una specifica domanda di risarcimento del danno e la previa messa in mora. I dipendenti hanno invece formulato solo una domanda di pagamento retributivo, vedendosi quindi respinto il ricorso con condanna per lite temeraria.
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Contratto di assistenza informatica: paghi solo le licenze reali
Un fornitore di servizi tecnologici ha richiesto il pagamento di prestazioni per lo sviluppo di un software. La società cliente si è opposta, contestando il mancato acquisto e installazione delle licenze d'uso pattuite e chiedendo la restituzione delle somme pagate in eccedenza. La Corte d'Appello ha accolto la domanda del cliente, accertando che erano state acquistate solo 8 licenze su 30. La Cassazione ha rigettato il ricorso del fornitore, confermando la decisione di secondo grado. La Suprema Corte ha chiarito che la correzione formale delle conclusioni in appello costituisce una semplice precisazione della domanda e non una modifica inammissibile. Il fornitore perde la causa e deve restituire le somme indebitamente percepite per il contratto di assistenza informatica oltre a pagare le spese processuali.
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Conversione del contratto di lavoro: stipendio non automatico
Un lavoratore ha ottenuto la declaratoria di nullità del termine apposto al suo contratto, con conseguente conversione del contratto di lavoro in un rapporto a tempo indeterminato. Nonostante il successo legale, il dipendente ha richiesto il pagamento delle retribuzioni per il periodo successivo alla sentenza di primo grado, pur non avendo effettivamente prestato attività lavorativa. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda risarcitoria e retributiva. La decisione chiarisce che il diritto alla retribuzione non è un effetto automatico della sentenza di conversione. Per ottenere le somme, il lavoratore deve fornire prova certa di aver offerto formalmente la propria prestazione lavorativa al datore di lavoro, costituendolo così in mora. In assenza di tale offerta, il datore non è obbligato al pagamento degli stipendi per il periodo di inattività.
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Cessione ramo azienda: guida alle retribuzioni
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un lavoratore a percepire le retribuzioni arretrate a seguito di una cessione ramo azienda dichiarata nulla. Nonostante il dipendente avesse prestato attività lavorativa presso il soggetto cessionario, l'originario datore di lavoro (cedente) è obbligato al pagamento integrale delle mensilità maturate dalla data della messa in mora. La Suprema Corte ha chiarito che il rifiuto del datore di riammettere il lavoratore, dopo l'offerta della prestazione, configura una mora accipiendi che rende il credito retributivo certo e non detraibile da quanto percepito altrove.
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