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Art. 1207 Codice Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 1207 Codice Civile

Retribuzioni non percepite: Cassazione conferma diritto dopo cessione illegittima
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un Lavoratore a ricevere le retribuzioni non percepite a seguito di un trasferimento di ramo d'azienda dichiarato illegittimo. Nonostante un precedente giudizio avesse accertato l'illegittimità della cessione, la domanda per le retribuzioni non era stata preclusa. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Azienda, che contestava il riconoscimento delle somme dovute, ribadendo che la richiesta di pagamento delle retribuzioni poteva essere proposta anche in un giudizio autonomo.
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Ritardato Versamento Contributi: Sanzioni Civili INPS Automatiche?
Un Contribuente ha ritardato il pagamento dei contributi INPS per la Gestione Commercianti, sostenendo di non aver ricevuto i bollettini. L'INPS ha richiesto le sanzioni civili INPS per il ritardo. La Corte d'Appello aveva escluso le sanzioni, applicando la disciplina della mora del creditore (mora credendi), ritenendo il ritardo non imputabile al Contribuente. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS. Ha stabilito che le sanzioni civili per ritardato versamento contributivo sono automatiche. Non importa se il ritardo dipende dalla mancata ricezione dei bollettini. La Cassazione ha cassato la sentenza e rinviato la causa per un nuovo esame.
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Risoluzione del contratto preliminare per vincoli non cancellati
Un promissario acquirente stipula un accordo per comprare una villa, versando una caparra. La promittente venditrice assume l'obbligo di cancellare ipoteche e vincoli prima del rogito, ma omette di attivarsi con tempestività. L'acquirente avvia la causa per ottenere il trasferimento del bene e successivamente muta la richiesta domandando la risoluzione del contratto preliminare per grave inadempimento della venditrice, oltre alla restituzione del denaro e al rimborso delle spese di locazione sostenute per l'alloggio temporaneo. La Corte di Cassazione conferma la piena legittimità della risoluzione del contratto preliminare e il rimborso dei canoni di locazione a carico della parte venditrice inadempiente.
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Cessione di Ramo d’Azienda Illegittima: Retribuzioni non Risarcimento
Una lavoratrice ha chiesto il pagamento di somme all'Azienda originaria dopo che la `cessione di ramo d'azienda illegittima` era stata dichiarata inefficace. La Corte d'Appello aveva negato il pagamento, applicando il principio dell'aliunde perceptum (deducendo quanto guadagnato altrove). La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione. Ha stabilito che le somme dovute in questi casi hanno natura retributiva, non risarcitoria. Di conseguenza, il principio dell'aliunde perceptum non si applica. La lavoratrice ha diritto a ricevere le retribuzioni non pagate, senza alcuna detrazione per quanto percepito lavorando per l'azienda cessionaria.
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Sospensione dal servizio: obbligo di reintegro o richiesta?
Un dipendente pubblico subiva la sospensione dal servizio a causa di una misura cautelare penale. Cessata la misura restrittiva, l'amministrazione sanitaria non provvedeva a richiamarlo immediatamente in ufficio. Il dipendente offriva formalmente la propria prestazione lavorativa solo a distanza di alcuni anni, ottenendo il rientro effettivo poco dopo. I giudici di merito hanno riconosciuto il risarcimento del danno economico solo a partire dalla data della formale offerta lavorativa del dipendente, escludendo un obbligo automatico di riammissione a carico dell'ente pubblico. Il lavoratore ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha rilevato la novità assoluta della questione e la mancanza di precedenti orientamenti. Per questi motivi, ha rimesso la trattazione della controversia dalla sezione filtro alla pubblica udienza della sezione ordinaria.
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Cessione di ramo d’azienda: stipendio pieno senza tagli
La controversia nasce a seguito della nullità di una cessione di ramo d'azienda. I giudici avevano già accertato l'invalidità del passaggio e ordinato la prosecuzione del rapporto con l'azienda cedente. Il lavoratore ha richiesto e ottenuto le retribuzioni maturate dopo la formale messa in mora. L'azienda cedente ha contestato le somme, sostenendo che le vicende intercorse con la ditta cessionaria escludessero il debito o imponessero detrazioni. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda datrice. I giudici hanno chiarito che le somme dovute dall'azienda cedente dopo la messa in mora hanno natura retributiva e non risarcitoria. Di conseguenza, il datore deve versare lo stipendio pieno senza detrarre altri importi.
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Cessione di ramo d’azienda illegittima: stipendio pieno dovuto
Una lavoratrice ottiene un decreto ingiuntivo contro la propria azienda originaria per ricevere le retribuzioni maturate dopo la dichiarazione giudiziale di nullità del trasferimento del suo reparto. La società cedente rifiuta il pagamento integrale, sostenendo che le vicende lavorative intercorse con l'azienda cessionaria e le indennità collegate dovessero ridurre o azzerare l'importo dovuto. La Corte di Cassazione respinge le ragioni della società cedente. In caso di cessione di ramo d'azienda illegittima, il datore di lavoro che rifiuta di ripristinare il rapporto di lavoro dopo la messa in mora deve versare per intero le retribuzioni. Tali somme hanno infatti natura retributiva e non risarcitoria, impedendo all'azienda di operare qualsiasi trattenuta o compensazione su guadagni o indennità percepite altrove dalla dipendente.
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Retribuzione globale di fatto: sì agli aumenti post-licenziamento
Un lavoratore, licenziato illegittimamente e poi reintegrato, ha chiesto il pagamento degli incrementi retributivi e dei premi aziendali maturati durante il periodo di estromissione. I giudici di merito hanno respinto la domanda, calcolando il risarcimento solo sulla paga percepita al momento del licenziamento. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che la retribuzione globale di fatto deve includere tutti gli aumenti e i compensi continuativi che il dipendente avrebbe percepito se avesse lavorato. La sentenza è stata cassata con rinvio per verificare la natura collettiva e non occasionale dei premi richiesti.
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Aliunde perceptum: l’azienda paga tutto senza sconti
Un lavoratore ha chiesto il pagamento delle retribuzioni dovute per il periodo di mancato ripristino del rapporto di lavoro, dopo che il trasferimento del suo ramo d'azienda era stato dichiarato illegittimo. L'Azienda si è opposta, pretendendo di sottrarre dalle somme dovute l'indennità di disoccupazione percepita dal dipendente, invocando l'istituto dell'aliunde perceptum. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, confermando che le somme erogate dal sistema di sicurezza sociale non possono essere detratte a titolo di aliunde perceptum dal risarcimento del danno. Tali indennità assistenziali non derivano da un'altra attività lavorativa ma dallo Stato, e l'eventuale restituzione riguarda solo l'ente previdenziale. Vince il lavoratore, che mantiene il diritto all'intero risarcimento.
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Cessione di ramo d’azienda illegittima: stipendi salvi senza tagli
Una società ha ceduto un ramo d'azienda trasferendo il rapporto di un dipendente. Il giudice ha dichiarato questa cessione di ramo d'azienda illegittima, ordinando il ripristino del rapporto con il datore di lavoro originario. Quest'ultimo ha rifiutato di riassumere il dipendente e ha negato il pagamento dello stipendio di febbraio 2014, sostenendo che l'uomo avesse lavorato e percepito somme dall'impresa acquirente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società originaria. I giudici hanno stabilito che le somme dovute dal datore di lavoro originario hanno natura retributiva e non risarcitoria. Di conseguenza, non è possibile sottrarre quanto il dipendente ha percepito dall'altra impresa, poiché si tratta di rapporti giuridici del tutto distinti e autonomi.
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