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Art. 1198 Codice Civile — Anno 2024

Altri anni per Art. 1198 Codice Civile

Restituzione titoli insoluti: obblighi della banca
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un debitore che, dopo decenni di inerzia, chiedeva la restituzione di titoli insoluti ceduti a una banca. La sentenza stabilisce che non sussiste un obbligo automatico di restituzione titoli insoluti in capo alla banca, specialmente a fronte del totale disinteresse e della mancata richiesta da parte del debitore cedente, il cui comportamento è stato qualificato come negligente.
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Cessione del credito: quando è inefficace nel fallimento
Una società cede un credito al proprio avvocato prima di fallire. Il curatore fallimentare contesta l'operazione con un'azione revocatoria. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, conferma l'inefficacia della cessione del credito, ritenendola un mezzo di pagamento anomalo che lede la parità di trattamento tra i creditori. L'appello del professionista è stato respinto perché la richiesta di una diversa interpretazione del contratto è una questione di fatto, non riesaminabile in sede di legittimità.
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Nomina amministratore condominio: i requisiti legali
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28196/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia condominiale: la delibera di nomina di un amministratore privo dei requisiti di professionalità e onorabilità previsti dall'art. 71-bis disp. att. c.c. è radicalmente nulla e non semplicemente annullabile. La Corte ha chiarito che tale norma è imperativa, posta a tutela dell'interesse generale della collettività dei condomini, e la sua violazione comporta una nullità 'virtuale' che opera con effetto retroattivo (ex tunc). Di conseguenza, un condomino può contestare la nomina in qualsiasi momento, senza essere vincolato al termine di trenta giorni previsto per le delibere annullabili.
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Liberazione fideiussore: vincolo familiare insufficiente
Una garante si opponeva a un decreto ingiuntivo, sostenendo di doversi considerare liberata dall'obbligazione poiché la banca aveva continuato a finanziare la società debitrice, amministrata da un suo familiare, nonostante le crescenti difficoltà economiche. La Corte di Cassazione, accogliendo il suo ricorso, ha stabilito un principio fondamentale per la liberazione fideiussore: il mero rapporto di parentela o coniugio con l'amministratore del debitore non è sufficiente a presumere la conoscenza da parte del garante dello stato di insolvenza, annullando la decisione precedente e rinviando il caso per un nuovo esame.
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Mandato irrevocabile all’incasso: revocatoria sicura
La Corte di Cassazione conferma che il pagamento ottenuto da una banca tramite un mandato irrevocabile all'incasso, conferito da una società poi fallita, è soggetto a revocatoria. Tale strumento, utilizzato per estinguere un debito preesistente, costituisce un mezzo di pagamento anormale che lede la parità di trattamento dei creditori, anche se coevo alla concessione di un finanziamento. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della banca, ribadendo che l'atto revocabile è la materiale riscossione della somma nel periodo sospetto, non il conferimento del mandato in sé.
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Cessione del credito a scopo di garanzia: la Cassazione
Una società cede un credito verso un ente pubblico a una banca come garanzia per un finanziamento. La banca incassa un importo superiore al finanziamento stesso prima della scadenza. La Corte di Cassazione chiarisce che la cessione del credito a scopo di garanzia non estingue immediatamente il debito, ma funge da sicurezza attivabile solo in caso di inadempimento. La decisione del giudice di merito, che aveva attribuito al contratto una duplice funzione solutoria e di garanzia, viene annullata per errata interpretazione.
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Cessione del credito: limiti e prova in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un debitore che contestava l'importo richiesto da una banca a seguito di una cessione del credito. Il debitore sosteneva che la cessione fosse solo a garanzia di un anticipo minore e non per l'intero valore della fattura. La Corte ha stabilito che tale distinzione richiederebbe un riesame dei fatti e dei documenti contrattuali, attività preclusa nel giudizio di legittimità.
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Cessione pro solvendo: la prova dell’insolvenza
Una recente ordinanza della Cassazione chiarisce aspetti fondamentali della cessione del credito pro solvendo a scopo di garanzia. Il caso riguardava l'opposizione a un decreto ingiuntivo per un mutuo garantito da cessione del quinto dello stipendio. La Corte ha stabilito che, sebbene spetti al creditore dimostrare l'insolvenza del datore di lavoro (debitore ceduto), tale prova può essere ricavata in via presuntiva dagli atti di causa e dalle stesse ammissioni e comportamenti processuali del debitore originario, senza necessità di un'azione esecutiva formale.
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