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Art. 1198 Codice Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 1198 Codice Civile

Fideiussione e Cessione di Credito in Garanzia: Chi Paga il Debito?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dei fideiussori di un'azienda, che avevano garantito un debito bancario tramite una cessione di credito in garanzia. I garanti contestavano l'inesigibilità del credito e la perdita del diritto di surrogazione. La Corte ha chiarito che, nella cessione di credito in garanzia, la banca non deve provare l'inadempimento del debitore ceduto. Inoltre, la fideiussione si estingue solo se il creditore causa un pregiudizio giuridico al garante, non per mera inerzia. I fideiussori hanno perso e dovranno pagare le spese legali.
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Pagamento mediante cambiali: la consegna non estingue il debito
Una società creditrice richiede e ottiene un decreto ingiuntivo contro un debitore per il pagamento di una fattura commerciale. Il debitore propone opposizione sostenendo l'avvenuto pagamento mediante cambiali girate e trasmesse alla creditrice. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del debitore e stabilisce un importante principio. Il pagamento mediante cambiali di terzi girate al creditore avviene a titolo pro solvendo. Ciò significa che l'obbligazione originale non si estingue con la semplice consegna dei titoli. Il debito si estingue soltanto quando il creditore incassa effettivamente il denaro. L'onere di provare l'effettivo versamento della somma spetta interamente al debitore. Inoltre la mancata riconsegna delle cambiali prescritte non impedisce l'azione di recupero del credito. Il debitore deve quindi saldare l'importo della fattura originaria.
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Deducibilità compenso amministratori: i limiti della cessione
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società in liquidazione la deduzione dei costi per il compenso degli amministratori, pagati tramite cessione di un credito non ancora incassato, e l'esenzione IVA su alcune esportazioni prive di adeguata documentazione doganale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. Riguardo alla deducibilità compenso amministratori, i giudici hanno chiarito che, in base al principio di cassa, la cessione del credito consente la deduzione immediata solo se le parti hanno pattuito una cessione pro soluto (con effetto estintivo immediato del debito). In caso contrario, il costo è deducibile solo al momento dell'effettivo incasso. Inoltre, per non applicare l'IVA sulle esportazioni, è indispensabile una prova doganale ufficiale o una certificazione equivalente di un'autorità pubblica estera. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Revoca dei contributi pubblici: le cambiali non salvano i fondi
Il Ministero ha disposto la revoca dei contributi pubblici concessi a un'impresa per non aver completato i pagamenti del progetto entro la scadenza stabilita. L'impresa si è difesa sostenendo di aver pagato i fornitori prima del termine tramite cambiali, ottenendo regolari quietanze liberatorie. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'impresa, stabilendo che la consegna di cambiali con scadenza successiva al termine non costituisce un effettivo adempimento. Nei pagamenti con titoli di credito, infatti, l'estinzione del debito si verifica solo al momento dell'effettivo incasso della somma (cessione pro solvendo), a meno che non vi sia un accordo espresso per l'efficacia immediata (pro soluto). Di conseguenza, la revoca dei contributi pubblici è legittima poiché i pagamenti non si sono perfezionati entro la scadenza.
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Cessione dei crediti previdenziali: l’errore Inps azzera il debito
L'ente previdenziale ha richiesto il pagamento di contributi a un datore di lavoro, il quale aveva proposto la cessione dei crediti previdenziali vantati verso un'azienda sanitaria locale. Poiché l'azienda sanitaria non ha riconosciuto il debito entro i novanta giorni previsti dalla legge, la cessione è rimasta inefficace. Di conseguenza, il termine di prescrizione dei contributi ha ripreso a decorrere, rendendo tardiva la successiva cartella esattoriale notificata dall'ente previdenziale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale, confermando la prescrizione del credito e chiarendo che una cessione inefficace non può convertirsi in un altro tipo di contratto per fatti concludenti, specialmente in presenza di rigide regole contabili pubbliche. L'ente previdenziale perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Bancarotta preferenziale: pagare la banca e ignorare il fisco
L'amministratore di una società ha ceduto alla banca crediti per oltre un milione di euro per estinguere un debito, lasciando privi di garanzia l'Erario e altri creditori prima del fallimento. Inoltre, non ha conservato le scritture contabili, ritenendosi esonerato a causa della cessazione dell'attività di fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna per bancarotta preferenziale e bancarotta documentale. I giudici hanno chiarito che la cessione di crediti pro solvendo consuma immediatamente il reato poiché impoverisce il patrimonio aziendale. Inoltre, l'obbligo di conservare i registri contabili cessa solo con la formale cancellazione della società dal registro delle imprese.
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