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Art. 1189 Codice Civile — Anno 2023

Altri anni per Art. 1189 Codice Civile

Pagamento al creditore apparente: attenti a chi incassa il denaro
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Compratore di un immobile, confermando l'obbligo di pagare alla Società Immobiliare la somma dovuta a titolo di conguaglio per il frazionamento del mutuo. Il Compratore sosteneva di aver già saldato il debito versando la somma a un intermediario, invocando la tutela del pagamento al creditore apparente. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che per liberarsi dal debito non basta la buona fede soggettiva del debitore, ma occorre dimostrare che il creditore effettivo abbia colposamente creato una situazione di apparenza tale da indurre in errore una persona diligente. Inoltre, la Corte ha chiarito che il debito da conguaglio era liquido e determinabile, escludendo l'applicazione della prescrizione breve quinquennale per le rate del mutuo.
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Ripetizione di indebito oggettivo: pagare il creditore sbagliato
Una società committente ha pagato una fattura a un'azienda di manutenzione, ignorando che quest'ultima avesse già ceduto il credito a una banca. Dopo il fallimento dell'azienda, la committente ha richiesto la restituzione della somma tramite un'azione di ripetizione di indebito oggettivo e il risarcimento per i danni da inadempimento del contratto di appalto. Il Tribunale ha accolto solo la restituzione del pagamento, ritenendo il contratto privo di data certa e quindi inopponibile al fallimento. La Cassazione ha confermato il diritto alla restituzione del pagamento non dovuto. Inoltre, ha accolto il ricorso della committente sul contratto: il curatore fallimentare, avendo utilizzato il contratto in altri giudizi, ne ha implicitamente riconosciuto la data certa. La causa torna al Tribunale per ricalcolare i danni.
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Evasione contributiva: pagare l’INPS non salva dai finti autonomi
Una società editrice televisiva è stata condannata a pagare oltre 85.000 euro all'ente previdenziale dei giornalisti per contributi omessi. Un'ispezione aveva rivelato che alcuni collaboratori autonomi svolgevano in realtà mansioni di giornalismo subordinato. La società si era difesa sostenendo di aver versato in buona fede i contributi all'INPS e chiedendo l'applicazione di sanzioni ridotte. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'omessa o infedele denuncia dei rapporti di lavoro configura una vera e propria evasione contributiva e non una semplice omissione. L'ente dei giornalisti gode infatti di autonomia sanzionatoria e il versamento a un ente diverso non libera il datore di lavoro se manca la prova della buona fede.
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Locazione di immobile pignorato: l’inquilino paga e non risarcisce
Un custode giudiziario ha chiesto la nullità del contratto di locazione di un magazzino pignorato, stipulato senza autorizzazione dai proprietari-debitori, pretendendo dal conduttore il risarcimento per occupazione senza titolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del custode. La Corte ha chiarito che la locazione di immobile pignorato stipulata senza l'autorizzazione del giudice è nulla. Tuttavia, il conduttore che ha pagato i canoni in buona fede ai proprietari (creditori apparenti) è liberato dal debito ai sensi dell'art. 1189 c.c. Di conseguenza, la procedura esecutiva non può chiedere il pagamento al conduttore, ma deve rivalersi sul debitore che ha incassato illegittimamente le somme. Vince il conduttore, che non deve pagare due volte.
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Creditore apparente: chi paga l’assicurazione se sbaglia?
La Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria in una causa riguardante il pagamento di un'assicurazione sulla vita. La compagnia assicurativa ha liquidato la somma a soggetti che si sono rivelati non essere i reali beneficiari. Si pone quindi la questione se tale pagamento abbia effetto liberatorio ai sensi dell'articolo 1189 del codice civile, che tutela il debitore che paga in buona fede al creditore apparente. La Suprema Corte, rilevando la necessità di integrare il contraddittorio nei confronti di un erede rimasto contumace nei precedenti gradi di giudizio, ha disposto la notifica degli atti mancanti. Inoltre, data la rilevanza della questione sull'applicabilità della tutela del creditore apparente in ambito assicurativo, ha rinviato la causa alla pubblica udienza per una decisione di principio.
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Modificazione della domanda giudiziale: canile contro Comune
Il Gestore del Canile ha convenuto in giudizio il Comune per ottenere il pagamento del servizio di ricovero di cani randagi o, in subordine, l'indennizzo per arricchimento senza causa e il risarcimento per occupazione senza titolo. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile quest'ultima richiesta poiché ritenuta tardiva. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Gestore del Canile, stabilendo che la modificazione della domanda giudiziale formulata nella prima memoria ex art. 183 c.p.c. è pienamente ammissibile se connessa alla vicenda sostanziale originaria, anche se muta il titolo da contrattuale a extracontrattuale. Inoltre, la Cassazione ha rilevato errori nella determinazione del periodo di sequestro e nell'esclusione dell'arricchimento senza causa. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Subordinazione giornalistica: no alla buona fede per contributi errati
Un Ente Pubblico ha impugnato la decisione che riconosceva la subordinazione giornalistica di due collaboratrici, con conseguente condanna al pagamento dei contributi previdenziali in favore dell'Istituto Previdenziale dei giornalisti. L'Ente sosteneva di aver pagato in buona fede a un'altra cassa previdenziale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il datore di lavoro non può invocare l'errore scusabile sul pagamento dei contributi, poiché è tenuto a conoscere l'effettiva natura delle mansioni svolte dai propri dipendenti. Di conseguenza, è stata confermata la sussistenza del rapporto di lavoro subordinato giornalistico e l'obbligo contributivo verso l'ente previdenziale di categoria, oltre alle relative sanzioni.
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Responsabilità della banca per assegno falsificato: esclusa
Un'assicurazione ha chiesto il risarcimento dei danni a due banche per la negoziazione di alcuni assegni falsificati nell'importo e nel beneficiario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che non sussiste la responsabilità della banca per assegno falsificato se l'alterazione non è rilevabile a occhio nudo. Nel caso specifico, le anomalie erano visibili solo con strumenti di ingrandimento e il cliente aveva aperto il conto con documenti validi. I giudici hanno chiarito che il dipendente di banca deve usare la diligenza del bancario medio e non è tenuto ad avere le competenze di un esperto grafologo. Di conseguenza, l'assicurazione ha perso la causa ed è stata condannata a pagare le spese legali.
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Polizze assicurative fantasma: quando il cliente perde la causa
Due risparmiatori hanno citato in giudizio una compagnia assicurativa chiedendo la restituzione di oltre 900.000 euro versati a un agente per l'acquisto di polizze assicurative fantasma. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la domanda, rilevando gravi anomalie nei pagamenti, come assegni in bianco, importi non corrispondenti e mancanza di prove dell'incasso da parte della società. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei risparmiatori, confermando che la responsabilità oggettiva della compagnia assicurativa per i danni causati dal proprio agente è esclusa se il cliente adotta una condotta anomala o di consapevole acquiescenza alle violazioni delle regole. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali.
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Diligenza dell’esercente nei pagamenti: carta clonata e storno
Un negozio di gioielli ha venduto preziosi accettando pagamenti con una carta di credito poi risultata clonata. L'istituto di credito ha stornato i pagamenti a causa di gravi irregolarità: l'esercente ha frazionato la spesa in cinque transazioni ravvicinate e non ha annotato gli estremi del documento d'identità del cliente sugli scontrini, violando il contratto. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dello storno, dichiarando inammissibile il ricorso del commerciante. La Suprema Corte ha ribadito che la diligenza dell'esercente nei pagamenti richiede il rispetto rigoroso delle cautele contrattuali, specialmente di fronte a operazioni sospette per tempi e importi. Chi vince: L'istituto di credito. Conseguenze: L'esercente perde definitivamente il denaro delle vendite e deve pagare le spese processuali aggiuntive.
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Obbligo contributivo: l’accordo privato non cancella i debiti
Un'azienda editoriale ha stipulato un accordo transattivo con una giornalista, escludendo il pagamento dei contributi previdenziali sulle somme concordate. L'ente previdenziale ha richiesto il pagamento di tali somme, ma la Corte d'Appello ha escluso la contribuzione ritenendo l'accordo innovativo e risarcitorio. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che l'accordo privato tra datore e lavoratore non cancella l'obbligo contributivo verso lo Stato. L'obbligo contributivo è infatti autonomo e indisponibile dalle parti. La Suprema Corte ha quindi annullato la decisione precedente, rinviando la causa per un nuovo giudizio.
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Firma Falsa del Marito: Banca Risarcita nonostante la Negligenza
Una cliente ottiene la nullità di un contratto di investimento perché la firma era stata falsificata dal marito. La banca, condannata a restituire il capitale, agisce contro il marito per ottenere il risarcimento del danno. L'uomo si difende accusando la banca di negligenza per non aver verificato l'autenticità della firma. La Cassazione stabilisce un principio chiave: il comportamento doloso del falsario è la causa principale del danno. La negligenza della banca è solo un'occasione che ha permesso l'illecito, ma non è sufficiente a escludere la piena responsabilità extracontrattuale per firma falsa di chi ha commesso il fatto. Di conseguenza, il marito viene condannato a risarcire la banca.
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Pagamento assegno non trasferibile: Banca assolta, basta l’ID
La Corte di Cassazione affronta il tema della responsabilità della banca nel caso di pagamento di un assegno non trasferibile a una persona diversa dal legittimo beneficiario. Una società finanziaria aveva pagato un assegno a un soggetto che si era presentato con un documento d'identità valido, ma che poi si era rivelato un truffatore. La Corte ha stabilito che la responsabilità della banca non è automatica. Se l'istituto di credito dimostra di aver agito con la diligenza professionale richiesta, identificando il presentatore tramite un documento non palesemente falso, non può essere ritenuto responsabile per il danno. La Corte ha quindi dato ragione alla società finanziaria, escludendo il suo obbligo di risarcimento.
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Pagamento al rappresentante apparente: Sindaco non paga per l’assessore
Un'azienda fornisce materiale per la protezione civile, consegnandolo a un assessore che si presenta con un'auto del Comune per ritirarlo. La merce, però, non arriva mai a destinazione. L'azienda fa causa al Comune e all'ex Sindaco per ottenere il pagamento. La Cassazione ha stabilito che non si applica il principio del pagamento al rappresentante apparente. L'azienda avrebbe dovuto usare maggiore prudenza e verificare i reali poteri dell'assessore, data l'anomalia della situazione e le rigide regole formali che governano gli acquisti degli enti pubblici. Di conseguenza, l'ex Sindaco e il Comune non sono tenuti a pagare, perché il fornitore ha agito con negligenza.
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Pagamento al creditore apparente: condomina vince sul condominio
Una condomina paga le spese condominiali a una persona che l'assemblea aveva nominato nuovo amministratore. Il Condominio, però, le chiede di pagare di nuovo, sostenendo che la nomina non fosse valida. La Corte di Cassazione conferma la decisione del giudice di merito, il quale aveva dato ragione alla condomina. Viene applicato il principio del **pagamento al creditore apparente**: poiché la condomina ha pagato in buona fede a chi appariva legittimato a ricevere la somma sulla base di una delibera assembleare, il suo debito si considera estinto. Il pagamento è quindi valido e la condomina non deve versare la quota una seconda volta. Il Condominio dovrà eventualmente rivalersi su chi ha incassato la somma indebitamente.
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Pagamento contributi a ente errato: azienda condannata con sanzioni
Un'azienda editoriale aveva versato per anni i contributi di un suo dipendente giornalista all'Ente Previdenziale Generale (INPS) anziché a quello corretto di categoria (INPGI). L'azienda sosteneva di aver agito in buona fede e chiedeva di essere esonerata dal pagamento di sanzioni e interessi. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi. Ha stabilito che il datore di lavoro, operando nel settore editoriale, non poteva ignorare il corretto inquadramento del suo dipendente. Di conseguenza, il pagamento di contributi a ente errato non è stato considerato in buona fede e l'azienda è stata condannata a versare all'ente corretto anche le sanzioni e gli interessi maturati.
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Affitto agrario: paga in ritardo e perde il fondo. La Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione contratto affitto agrario per grave inadempimento dell'affittuario, che non aveva pagato i canoni al nuovo proprietario. L'affittuario si era difeso sostenendo di aver pagato in buona fede al vecchio proprietario e di non aver avuto la possibilità di sanare il debito in corso di causa. I giudici hanno respinto le sue argomentazioni, stabilendo un principio fondamentale: la richiesta di sanare la morosità (pagare gli arretrati) deve essere fatta alla prima udienza. Una richiesta tardiva non è valida e non può impedire lo scioglimento del contratto. L'affittuario ha quindi perso la causa e il terreno.
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Paga la persona sbagliata ma è libero: il creditore apparente
Un'azienda vende un veicolo ma non riceve il saldo. L'acquirente sostiene di aver pagato un intermediario che ha consegnato l'auto, credendolo autorizzato. L'azienda gli fa causa per ottenere il pagamento. La Corte di Cassazione dà ragione all'acquirente, stabilendo che il suo debito è estinto. Il principio applicato è quello del 'pagamento al creditore apparente'. La Corte ha ritenuto che l'acquirente fosse in buona fede e che l'apparenza fosse stata causata da un comportamento colposo dell'azienda venditrice. Di conseguenza, il pagamento, anche se fatto alla persona sbagliata, è considerato valido e libera l'acquirente da ogni obbligo.
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Pagamento al creditore apparente: paga l’avvocato sbagliato ma vince
Un Condominio paga le spese legali all'avvocato che originariamente rappresentava i suoi creditori, senza sapere che nel frattempo era stato sostituito. I creditori chiedono nuovamente il pagamento. La Corte di Cassazione ha stabilito che il debito è estinto, applicando il principio del pagamento al creditore apparente. Il Condominio ha agito in buona fede, basandosi su circostanze oggettive che creavano una ragionevole apparenza di legittimità (come la notifica del precetto da parte del primo avvocato). Di conseguenza, il pagamento, sebbene fatto alla persona sbagliata, è valido e libera il debitore. Il ricorso del creditore è stato respinto.
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Evasione contributiva: Azienda condannata, la buona fede non basta
Una nota azienda televisiva è stata accusata di evasione contributiva per non aver versato i contributi per alcuni suoi giornalisti all'ente previdenziale di categoria. L'Azienda si è difesa sostenendo di aver agito in buona fede, ritenendo che l'attività non fosse giornalistica o versando i contributi a un altro ente. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, stabilendo un principio fondamentale: la buona fede non si presume mai e deve essere provata dal datore di lavoro. L'Azienda non può ignorare la natura del lavoro svolto dai propri dipendenti. Di conseguenza, la condanna per evasione contributiva è stata confermata, poiché l'Azienda non ha dimostrato l'esistenza di un errore scusabile.
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