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Art. 1170 Codice Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 1170 Codice Civile

Denuncia di nuova opera: Rigetto per legittimazione, Cassazione rinvia
Nel 1997, due persone hanno presentato una denuncia di nuova opera contro una coppia, temendo danni da lavori. I tribunali di primo e secondo grado hanno respinto la richiesta, dichiarando che i ricorrenti non avevano il diritto di agire (legittimazione attiva) e che uno dei convenuti non poteva essere chiamato in causa (legittimazione passiva). Una dei ricorrenti, anche come erede del fratello defunto, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, senza entrare nel merito, ha disposto la trasmissione del procedimento a una sezione specifica, ritenendo che la causa coinvolgesse questioni di accertamento della qualità di erede e di tutela del possesso.
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Allacciamento Abusivo: La Cassazione Riforma l’Appello
Un gruppo di Proprietari lamentava l'aggravamento di una servitù di passaggio e l'esecuzione di un allacciamento abusivo idrico ed elettrico sul proprio fondo da parte di un'Azienda che aveva costruito un'autorimessa. La Corte d'Appello aveva rigettato la richiesta sui presunti allacciamenti abusivi, ritenendola una nuova pretesa. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dei Proprietari su questo punto. Ha stabilito che la questione dell'allacciamento abusivo era già stata sollevata in primo grado. La sentenza d'Appello è stata quindi annullata e rinviata per un nuovo esame, che dovrà includere la valutazione dell'allacciamento abusivo.
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Violazione distanze legali: dalla lite all’accordo
Alcuni proprietari hanno avviato un'azione giudiziaria lamentando la violazione delle distanze legali per un fabbricato in costruzione sul confine. L'opera impediva luce e veduta, spingendo i vicini a chiedere la demolizione e il risarcimento dei danni. In secondo grado, i giudici hanno ordinato l'arretramento dell'immobile a cinque metri dal confine oltre al pagamento degli indennizzi. I costruttori hanno quindi proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, le parti hanno stipulato un atto pubblico notarile transattivo con reciproche concessioni e costituzione di servitù, rinunciando a ogni pretesa. La Suprema Corte ha preso atto dell'accordo e ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, azzerando le spese processuali.
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Servitù di passaggio: il cancello chiuso costa caro al condominio
Il Proprietario di un immobile agisce contro il Condominio che ha installato un cancello automatico all'ingresso del viale comune, ostacolando la sua servitù di passaggio. A causa della chiusura, una società conduttrice ha rescisso il contratto di locazione, causando un danno economico. I giudici di merito ordinano al Condominio di tenere aperto il cancello di giorno e lo condannano a risarcire ventimila euro. Il Condominio ricorre in Cassazione, sostenendo che il cancello non creasse un grave disagio avendo consegnato le chiavi. La Suprema Corte rigetta il ricorso: l'installazione del cancello senza citofono limita l'accesso di clienti e terzi, violando la servitù di passaggio. Il Condominio perde definitivamente la causa e deve pagare le spese legali e il risarcimento.
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Tutela del possesso: proprietario perde contro il vicino
Il caso riguarda il blocco di una strada privata tramite catena e lucchetto da parte dei comproprietari, volto a impedire il transito al vicino. Quest'ultimo ha agito in giudizio per la tutela del possesso della servitù di passaggio. I comproprietari si difendevano affermando di essere i legittimi proprietari della strada e che il vicino non possedeva il passaggio da oltre un anno. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei comproprietari, confermando che per l'azione di spoglio violento non è richiesto il possesso ultrannuale. Inoltre, ha ribadito che le ragioni di proprietà non giustificano l'autotutela violenta contro il compossesso altrui. Il vicino ha vinto definitivamente la causa, ottenendo la rimozione del blocco.
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