Tre soggetti sono stati condannati per tentata estorsione dopo aver richiesto denaro a una vittima per la restituzione della sua auto rubata. Durante una telefonata da una cabina pubblica, una donna avanzava la richiesta economica mentre due complici facevano da 'palo' sorvegliando la zona. La difesa ha contestato la validità delle prove audio-video e l'assenza di minacce esplicite. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, confermando che la minaccia può essere anche implicita o velata se idonea a incutere timore. Inoltre, la partecipazione al reato è configurabile anche per chi svolge funzioni di supporto logistico, come il monitoraggio dell'ambiente circostante per evitare l'intervento delle forze dell'ordine. Le condanne sono state confermate integralmente.
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