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Art. 116 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

Altri anni per Art. 116 Codice Civile

Trasferimento di azienda: onere della prova e crediti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 19776/2024, ha esaminato un caso di trasferimento di azienda, confermando che spetta al nuovo datore di lavoro l'onere della prova riguardo l'adeguatezza della retribuzione corrisposta al lavoratore. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del datore, che mirava a un riesame dei fatti già accertati in due gradi di giudizio, e ha ribadito i limiti del sindacato di legittimità, confermando la condanna al pagamento di differenze retributive determinate in via equitativa dal giudice di merito.
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Anzianità pre-ruolo: no a discriminazioni per i precari
Un gruppo di dipendenti pubblici, assunti a tempo indeterminato dopo anni di precariato, ha contestato il mancato riconoscimento dell'anzianità pre-ruolo ai fini delle progressioni economiche. La Corte d'Appello aveva respinto la loro richiesta, giustificando la disparità di trattamento. La Corte di Cassazione, riconoscendo l'importanza della questione, ha rinviato il caso a una pubblica udienza per decidere se tale esclusione violi il principio di non discriminazione sancito dalla normativa europea.
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Retribuzione dirigente: ricorso inammissibile
Un dirigente ha citato in giudizio la propria azienda per una decurtazione della retribuzione e per il mancato pagamento di incentivi. Dopo la sconfitta in primo grado e in appello, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che non è possibile chiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità e che gli errori procedurali devono causare un pregiudizio concreto al diritto di difesa per essere rilevanti. La questione centrale riguarda la corretta impostazione del ricorso sulla retribuzione dirigente.
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Insegnamento all’estero: niente reinserimento se torni prima
Una docente in servizio presso una Scuola Europea con un mandato di nove anni per l'insegnamento all'estero ha richiesto il rientro in Italia dopo cinque anni, cercando poi il reinserimento nelle graduatorie per completare i restanti quattro. La Corte di Appello le aveva dato ragione, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. I giudici supremi hanno stabilito che il diritto al reinserimento è subordinato al 'compimento del mandato'. Poiché il mandato era di nove anni, il rientro anticipato non ne costituisce il completamento, facendo decadere il diritto al reinserimento per terminare il periodo all'estero.
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Atti procedimento penale: validi nel disciplinare
La Corte di Cassazione ha stabilito che gli atti di un procedimento penale possono essere legittimamente utilizzati da un datore di lavoro pubblico per fondare un licenziamento disciplinare. È sufficiente il rinvio a tali atti, senza la necessità di riprovare da capo ogni singolo fatto. La sentenza chiarisce che il giudice del lavoro ha il dovere di valutare tali documenti come prova, anche in via presuntiva, ribaltando la decisione della Corte d'Appello che aveva annullato il licenziamento per presunto mancato assolvimento dell'onere della prova da parte dell'azienda.
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