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Art. 115 Codice Penale — Anno 2023

Altri anni per Art. 115 Codice Penale

Tentativo di rapina in villa: sventato il colpo, si va in carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a custodia in carcere per un pianificato assalto a una villa. La difesa sosteneva che l'intervento della polizia avesse bloccato l'azione prima della fase esecutiva, configurando solo atti preparatori non punibili. La Suprema Corte ha invece confermato la sussistenza del **tentativo di rapina**, poiché la banda aveva già effettuato sopralluoghi, reperito armi, passamontagna e veicoli, e si era riunita per colpire. Tali atti dimostravano un piano ormai definitivo e prossimo alla realizzazione. Inoltre, i giudici hanno ribadito che l'esclusione degli arresti domiciliari motivata dalla gravità del pericolo di recidiva comporta implicitamente il rifiuto del braccialetto elettronico. Il ricorrente perde il ricorso e resta in carcere, oltre a dover pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Tentativo di truffa: se il benzinaio dice no, il reato non c’è
Due Militari sono stati accusati di tentativo di truffa ai danni dell'Amministrazione Militare per aver chiesto a un benzinaio di rilasciare una ricevuta falsa. L'obiettivo era far figurare una spesa di carburante superiore a quella reale per intascare la differenza in contanti. Il gestore del distributore ha rifiutato la proposta. La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna inflitta nei gradi precedenti. I giudici di legittimità hanno stabilito che la condotta dei Militari costituisce una semplice istigazione non accolta, che per legge non è punibile. Non si configura quindi il tentativo di truffa, poiché l'azione non ha superato la fase della mera ideazione e non era idonea a ingannare l'amministrazione senza la complicità del benzinaio. Di conseguenza, il fatto non sussiste e i Militari sono stati assolti.
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Cessione di sostanze stupefacenti: reato anche senza consegna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati. Il primo era accusato di porto d'armi illegale e danneggiamento per una spedizione punitiva. Il secondo era accusato di cessione di sostanze stupefacenti. Quest'ultimo sosteneva di non essere punibile perché la polizia aveva sequestrato la droga prima della consegna fisica. La Corte ha stabilito che il reato di cessione di sostanze stupefacenti si perfeziona con il semplice accordo tra le parti, se il venditore ha la disponibilità della merce al momento del patto. Di conseguenza, il successivo sequestro da parte delle forze dell'ordine non cancella il reato ormai consumato. Entrambi i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concorso Morale nel Reato: Assolto chi si lamenta con un boss
Un uomo viene messo agli arresti domiciliari con l'accusa di concorso morale nel reato di lesioni. Il motivo? Si era lamentato con un esponente della criminalità organizzata per un torto subito, e quest'ultimo aveva poi aggredito la persona indicata. La Corte di Cassazione, però, ha annullato l'arresto. Dalle intercettazioni è emerso che l'uomo non aveva istigato la violenza, ma aveva anzi tentato di calmare gli animi. La Corte ha stabilito un principio chiaro: la semplice lamentela non basta a configurare il concorso morale nel reato, che richiede invece un'influenza psicologica concreta e provata sulla volontà dell'esecutore materiale.
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Falsa testimonianza: i limiti della non punibilità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per falsa testimonianza a carico di un soggetto che aveva reso dichiarazioni mendaci durante un processo per rapina. L'imputato invocava la causa di non punibilità prevista dall'art. 384 c.p., sostenendo di aver mentito per il timore di essere coinvolto nel reato, avendo partecipato alla fase ideativa del colpo. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il semplice timore soggettivo o la mera supposizione di un danno non bastano a escludere la colpevolezza, specialmente quando mancano elementi oggettivi di reità a carico del testimone sin dall'inizio delle indagini.
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Gravità indiziaria e mafia: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sui ricorsi del Pubblico Ministero e di un indagato contro un'ordinanza cautelare per associazione mafiosa e altri reati. La Corte ha chiarito i criteri di valutazione della gravità indiziaria, annullando parzialmente il provvedimento per difetto di motivazione e per errata qualificazione di alcuni fatti come tentativo di reato, che erano invece solo atti preparatori non punibili. La sentenza sottolinea la necessità di una motivazione rigorosa da parte dei giudici e la differenza tra valutazione della prova e vizio logico.
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