LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 1118 Codice Civile — Anno 2025

Altri anni per Art. 1118 Codice Civile

Efficacia del giudicato in cause connesse: la Cassazione
Un gruppo di proprietari immobiliari contesta la vendita di aree ritenute comuni a una società. Quest'ultima invoca una precedente sentenza che ne affermava la natura privata. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che un giudice non può ignorare una precedente pronuncia su fatti analoghi, anche se non pienamente vincolante, ribadendo l'importanza dell'efficacia del giudicato come elemento probatorio.
Continua »
Distanze legali: il muro sul terrazzo è costruzione?
In una disputa tra vicini, la Corte di Cassazione ha stabilito che la sopraelevazione di un muro di cinta per chiudere un terrazzo costituisce una nuova costruzione. Pertanto, tale opera deve rispettare le distanze legali previste dalla legge, indipendentemente dall'eventuale permesso edilizio comunale. La Corte ha invece respinto le domande relative alla proprietà e all'usucapione di un cortile comune, confermando la sua natura condominiale.
Continua »
Natura condominiale: strada comune, cancello rimosso
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo la natura condominiale di una strada di accesso a un complesso di villette a schiera. Di conseguenza, è stata ritenuta illegittima l'installazione di un cancello da parte di un condomino che impediva l'uso della strada agli altri proprietari. Il ricorso è stato respinto, con condanna alla rimozione del cancello e al risarcimento del danno, basandosi sulla presunzione di comunione dei beni destinati al servizio delle unità immobiliari, in assenza di un titolo contrario.
Continua »
Distacco riscaldamento: onere della prova pre-riforma
Una proprietaria immobiliare ha contestato l'addebito delle spese di riscaldamento dopo aver effettuato il distacco dall'impianto centralizzato nel 2001. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che anche prima della riforma del 2012, l'onere di provare che il distacco riscaldamento centralizzato non causasse squilibri o maggiori costi per gli altri condomini gravava esclusivamente sul proprietario che si distaccava. In assenza di tale prova, la ripartizione integrale delle spese è stata considerata legittima.
Continua »
Ripristino riscaldamento: diritto del singolo condòmino
La Cassazione conferma il diritto di un condòmino al ripristino riscaldamento centralizzato, soppresso con delibera illegittima. L'interesse ad agire sussiste anche dopo molti anni e non configura abuso del diritto, nonostante l'installazione di impianti autonomi da parte degli altri.
Continua »
Spese ascensore condominio: chi paga la sostituzione?
La Corte di Cassazione ha stabilito che tutti i condòmini, inclusi i proprietari di locali al piano terra, devono contribuire alle spese per la sostituzione dell'ascensore se possono trarne un'utilità potenziale, come l'accesso a parti comuni. Una delibera che escludeva alcuni condòmini sulla base di un regolamento è stata annullata perché il regolamento stesso non prevedeva una deroga espressa e inequivocabile al criterio legale di ripartizione delle spese ascensore condominio, come previsto dall'art. 1124 c.c.
Continua »
Impugnazione delibera condominiale: limiti del giudice
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29927/2025, ha rigettato il ricorso di alcuni condòmini contro una delibera che approvava una transazione. La Corte ha ribadito che l'impugnazione di una delibera condominiale non può basarsi sulla mera convenienza della decisione. Il controllo del giudice è limitato alla legittimità e all'eccesso di potere, che si configura solo in caso di 'grave pregiudizio' per la cosa comune. È stato inoltre escluso il conflitto d'interessi dell'amministratore, poiché agiva su mandato specifico dell'assemblea.
Continua »
Distacco riscaldamento: la delibera è vincolante
Un condomino si distaccava dall'impianto di riscaldamento centralizzato ma, avendo votato a favore della delibera di ripartizione delle spese senza poi impugnarla, veniva condannato a pagare. La Cassazione ha confermato che la delibera non impugnata è vincolante e il distacco, avvenuto prima della stessa, non costituisce un fatto nuovo idoneo a giustificare il mancato pagamento delle quote approvate.
Continua »
Impugnazione delibera assembleare: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condomino contro una delibera assembleare, dichiarandolo inammissibile. La decisione sottolinea che, se la sentenza d'appello si fonda su più ragioni autonome (rationes decidendi), il ricorrente deve contestarle tutte. Omettere la critica anche a una sola di esse rende l'impugnazione delibera assembleare inefficace, poiché la motivazione non censurata è sufficiente a sorreggere la decisione. Il caso in esame ha confermato questo principio, rigettando i vari motivi di ricorso per difetto di specificità e per la mancata contestazione di tutte le motivazioni della Corte d'Appello.
Continua »
Revisione tabelle millesimali: quando è efficace?
Un condomino ha impugnato la sentenza che disponeva la revisione delle tabelle millesimali. La Corte di Cassazione ha respinto quasi tutti i motivi di ricorso, inclusi quelli sulla mancata integrazione del contraddittorio e sui limiti della domanda originaria. Tuttavia, ha accolto il motivo relativo alla decorrenza dell'efficacia delle nuove tabelle, stabilendo che queste diventano valide non dalla data di pubblicazione della sentenza, ma dal suo passaggio in giudicato, ovvero quando diventa definitiva. Si tratta di una precisazione fondamentale sulla natura costitutiva di tali sentenze.
Continua »
Transazione beni comuni: serve l’unanimità?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10419/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia condominiale. Una transazione che dispone di beni comuni, come la cessione dell'uso esclusivo di una parte del tetto, è invalida se non approvata all'unanimità da tutti i condòmini. Anche se l'avvocato del condominio possiede una procura per transigere, questa non è sufficiente a superare la necessità del consenso unanime richiesto per gli atti dispositivi su parti comuni. Il caso riguardava un condomino che aveva trasformato parte del tetto in terrazza privata e un successivo accordo stragiudiziale ritenuto nullo dalla Suprema Corte per mancanza del requisito dell'unanimità.
Continua »
Esonero spese condominiali: costruttore esentato
Una società acquirente ha contestato la validità di una clausola che garantiva al costruttore un esonero del 90% sulle spese condominiali per le unità invendute. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena legittimità di tale clausola quando inserita in un regolamento condominiale di natura contrattuale, accettato dall'acquirente al momento del rogito. La Corte ha stabilito che tali pattuizioni possono derogare ai criteri legali e possono essere modificate solo con l'unanimità dei consensi.
Continua »
Distanze in condominio: le regole del Codice Civile
In una disputa tra comproprietari, la Corte di Cassazione ha stabilito che le norme sulle distanze tra costruzioni (art. 873 c.c.) non si applicano in modo automatico all'interno di un unico edificio. In questi casi, prevale la disciplina sull'uso delle parti comuni (art. 1102 c.c.). La Corte ha cassato la sentenza d'appello per 'motivazione apparente', non avendo chiarito i criteri di misurazione adottati né giustificato l'applicazione delle norme sulle distanze in condominio. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
Continua »
Legittimazione ad agire condomino: chi può fare causa?
Un'impresa edile ottiene un decreto ingiuntivo contro l'amministratrice di un condominio per lavori non pagati. L'amministratrice si oppone e, dopo la sentenza di primo grado, propone appello agendo in proprio come condomina. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha stabilito che manca la legittimazione ad agire del condomino singolo. Nei contratti d'appalto per lavori su parti comuni, solo il condominio, rappresentato dal suo amministratore, è legittimato ad agire in giudizio contro l'impresa, non il singolo proprietario a titolo personale.
Continua »
Risarcimento danni condominio: a chi spetta?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di vendita di un immobile, il diritto al risarcimento per danni alle parti comuni del condominio, verificatisi prima della vendita, non si trasferisce automaticamente al nuovo proprietario. Tale diritto, di natura personale, spetta a chi era proprietario al momento in cui il danno si è verificato, a meno che l'atto di compravendita non preveda espressamente una cessione di tale credito. La sentenza ha quindi negato ai nuovi acquirenti la possibilità di rivendicare una quota delle somme ottenute dal condominio a seguito di azioni legali intraprese anni prima del loro acquisto.
Continua »
Rinuncia abdicativa: lecita per la Cassazione?
Con una decisione di fondamentale importanza, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno stabilito la piena ammissibilità della rinuncia abdicativa alla proprietà immobiliare. La sentenza chiarisce che tale atto è un negozio unilaterale e non recettizio, espressione del diritto del proprietario di disporre del proprio bene. Di conseguenza, l'immobile rinunciato viene acquisito a titolo originario dallo Stato, senza che quest'ultimo possa rifiutare. La Corte ha escluso la possibilità per il giudice di sindacare la validità dell'atto sulla base di un presunto "fine egoistico", come quello di liberarsi di beni onerosi o pericolosi, precisando però che il rinunciante resta responsabile per le obbligazioni e i danni sorti prima della rinuncia.
Continua »
Litisconsorzio necessario: clausola regolamento
La Corte di Cassazione stabilisce che l'azione per dichiarare nulla o inefficace una clausola del regolamento condominiale contrattuale deve coinvolgere tutti i condomini. La sentenza chiarisce che si tratta di un'ipotesi di litisconsorzio necessario, poiché la decisione sulla ripartizione delle spese ha effetti inscindibili sull'intera compagine condominiale, rendendo invalida la precedente pronuncia emessa a contraddittorio non integro.
Continua »
Spese condominiali: chi paga per servizi non usati?
Un condomino ha contestato l'addebito di spese condominiali per servizi comuni, nello specifico una spiaggia e un giardino, sostenendo di non usufruirne. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'obbligo di contribuzione deriva dalla possibilità di utilizzo (godimento potenziale) e non dall'uso effettivo. Per derogare a tale principio, il regolamento condominiale deve prevederlo in modo esplicito e inequivocabile. Anche le spese per aree demaniali in uso al condominio, se ne accrescono il decoro, vanno ripartite tra tutti.
Continua »
Impugnazione delibera supercondominio: chi può agire?
Un singolo condomino ha impugnato una delibera dell'assemblea dei rappresentanti di un supercondominio. La Corte di Cassazione, pur rigettando il ricorso nel caso specifico, ha corretto la motivazione dei giudici di merito. Ha stabilito un principio fondamentale sull'impugnazione delibera supercondominio: ogni condomino ha il diritto di impugnare, a condizione che il rappresentante del proprio condominio sia risultato assente, dissenziente o astenuto. Nel caso in esame, il ricorso è stato respinto perché il rappresentante aveva votato a favore della delibera.
Continua »
Uso parti comuni e millesimi: la Cassazione decide
Due condomini hanno impugnato una delibera che regolamentava l'uso di piscina e campo da tennis, collegando il diritto di ospitare un numero maggiore di persone ai millesimi di proprietà. La Corte di Cassazione, riconoscendo la novità e l'importanza della questione sull'uso parti comuni e millesimi, ha rinviato la causa a pubblica udienza per una decisione di principio. L'ordinanza interlocutoria non decide il caso ma ne sottolinea il rilievo nomofilattico.
Continua »