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Art. 11 Costituzione — Anno 2022

Altri anni per Art. 11 Costituzione

Diritto di Prelazione Farmacie: Scontro UE-Italia in Gara Pubblica
Il Comune di Albenga ha aggiudicato una farmacia comunale a due farmaciste dipendenti, riconoscendo loro un diritto di prelazione. Un'altra farmacista ha impugnato l'aggiudicazione. Il Consiglio di Stato ha annullato l'aggiudicazione, disapplicando la norma nazionale sul diritto di prelazione farmacie incondizionato, ritenendola incompatibile con l'Art. 49 TFUE (libera circolazione) secondo la Corte di Giustizia UE. Le farmaciste aggiudicatarie hanno proposto ricorso in Cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, ribadendo che le contestazioni riguardavano errori di giudizio del giudice amministrativo, non motivi di giurisdizione. Le sentenze della Corte di Giustizia hanno efficacia retroattiva ed erga omnes.
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Lavoro nella missione militare ma difetto di giurisdizione
Una lavoratrice civile, cittadina e residente all'estero, ha lavorato per oltre dieci anni presso un contingente militare italiano nell'ambito di una missione internazionale. Al termine del rapporto, la dipendente ha richiesto ai tribunali italiani il pagamento di differenze retributive e contributi previdenziali a carico del Ministero della Difesa. La Corte di Cassazione ha confermato il difetto di giurisdizione del giudice italiano. In base alla Convenzione di Londra sui contingenti internazionali, il personale civile locale assunto per esigenze del territorio resta interamente sottoposto alle leggi e ai tribunali dello Stato ospitante. La Corte ha quindi rigettato il ricorso della lavoratrice, condannandola alle spese processuali.
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Lavoro per truppe all’estero: giurisdizione sul rapporto di lavoro
Due lavoratrici residenti all'estero hanno prestato servizio civile a favore del contingente militare italiano impiegato in missione internazionale di pace. Le dipendenti hanno citato in giudizio il Ministero della Difesa davanti ai giudici italiani per ottenere differenze retributive e contributi. La Corte di Cassazione ha confermato il difetto di giurisdizione del giudice italiano. Ai sensi della Convenzione di Londra, la giurisdizione sul rapporto di lavoro del personale civile locale spetta esclusivamente ai tribunali dello Stato ospitante in cui si è svolta l'attività.
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Moto difettosa: Cassazione ribalta la sentenza sulla risoluzione del contratto
Un acquirente ha comprato una motocicletta nuova che ha manifestato numerosi difetti fin da subito, culminati in una rottura del cambio e una caduta. Dopo vari tentativi di riparazione, l'acquirente ha chiesto la risoluzione del contratto per difetto di conformità e il risarcimento dei danni. Il Tribunale gli ha dato ragione, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione. La Cassazione, invece, ha accolto il ricorso dell'acquirente, stabilendo che il consumatore ha diritto a una gerarchia di rimedi e che l'accettazione delle riparazioni non esclude la possibilità di chiedere la risoluzione se i difetti persistono o causano notevoli disagi. La sentenza di appello è stata cassata con rinvio.
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Motivazione per relationem: Cassazione annulla sentenza tributaria
L'Agenzia delle Entrate contestava a un'Azienda la deducibilità di costi, tra cui il disavanzo da annullamento derivante da fusioni e spese con imprese in Paesi a fiscalità privilegiata. Le Commissioni Tributarie di merito avevano dato ragione all'Azienda. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, annullando la sentenza della Commissione Tributaria Regionale. Quest'ultima aveva basato la sua decisione su una "motivazione per relationem", richiamando acriticamente altre sentenze e difese dell'Azienda, senza una propria analisi critica. La Cassazione ha stabilito che tale motivazione è insufficiente e apparente, violando l'obbligo costituzionale di motivazione. Il caso torna a un'altra sezione della Commissione Tributaria Regionale per una nuova valutazione.
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Rimborso Imposta di Registro: La Cassazione Annulla per Dettagli Cruciali
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza che riconosceva ad un'azienda il diritto al **rimborso imposta di registro** su prestiti obbligazionari pagati negli anni '80. L'azienda sosteneva l'illegittimità della tassa in base a direttive europee e principi costituzionali. I giudici di merito avevano accolto la richiesta, ritenendo applicabile retroattivamente una normativa più favorevole (D.P.R. n. 131/1986) se la controversia o la domanda di rimborso erano pendenti entro il 1° luglio 1986. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, evidenziando che la sentenza impugnata non aveva accertato se i pagamenti fossero avvenuti prima o dopo l'avviso di liquidazione, un elemento fondamentale per l'applicazione della norma. Il caso tornerà alla Commissione Tributaria Regionale per un nuovo esame.
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Accisa gas naturale uso industriale: quando la cessione a terzi non è agevolata
Un'Azienda Energetica ha chiesto il rimborso dell'accisa sul gas naturale, sostenendo di averlo usato per attività industriali e non civili. L'attività consisteva nella trasformazione di gas liquido in gas aeriforme per produrre energia termica, poi ceduta a terzi per riscaldamento. L'Agenzia Fiscale ha negato il rimborso. Dopo un primo rigetto e un accoglimento in appello, la Corte di Cassazione ha stabilito che la produzione di calore destinato alla cessione a terzi rientra nell'uso civile, non nell'uso industriale agevolato, a meno di specifiche eccezioni non presenti nel caso. La Corte ha quindi accolto il ricorso dell'Agenzia Fiscale, negando il rimborso all'Azienda. La parola chiave è Accisa gas naturale uso industriale.
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Inammissibilità ricorso: custodia cautelare confermata per droga
Il Lavoratore ha presentato un ricorso contro l'ordinanza del Tribunale di Salerno che aveva confermato la sua custodia in carcere per reati di cessione di hashish, aggravati dall'ingente quantitativo. Il ricorso contestava la mancanza di motivazione sull'aggravante e l'assenza di accertamenti sul principio attivo della droga. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso. Nonostante le contestazioni sulla motivazione del Tribunale, il ricorso è stato ritenuto inammissibile per vizi procedurali, con la conseguenza che il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Assolto ma senza risarcimento: no all’ingiusta detenzione
Un dipendente di un'azienda di trasporti viene arrestato con l'accusa di associazione a delinquere ed estorsione, per aver aiutato a falsificare i tempi di guida dei camionisti tramite un sistema illegale di doppi dischi. Successivamente, l'uomo viene assolto con formula piena. Il lavoratore chiede quindi il risarcimento per ingiusta detenzione. La Corte di Cassazione rigetta la richiesta. I giudici stabiliscono che l'assoluzione non dà automaticamente diritto all'indennizzo se l'indagato ha tenuto una condotta gravemente colpevole. Avendo istruito i colleghi su come aggirare i controlli, il dipendente ha creato una falsa apparenza di colpevolezza, provocando lui stesso la misura cautelare. Di conseguenza, perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Astensione forense e prescrizione: lo sciopero non salva il reato
Un imputato, condannato per truffa ed esercizio abusivo dell'attività di mediatore creditizio, ha proposto ricorso sostenendo l'avvenuta estinzione dei reati per decorso del tempo. Il ricorrente contestava la durata della sospensione dei termini, sostenendo che l'adesione del proprio difensore allo sciopero degli avvocati dovesse considerarsi un legittimo impedimento, limitando la sospensione a soli sessanta giorni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'astensione forense costituisce l'esercizio di un diritto costituzionale e non un mero impedimento fisico. Di conseguenza, in tema di astensione forense e prescrizione, il termine di prescrizione rimane sospeso per l'intera durata del rinvio dell'udienza e non per il limite massimo di sessanta giorni. L'imputato è stato condannato anche al pagamento di una sanzione pecuniaria.
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