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Art. 105 Codice Penale — Anno 2022

Altri anni per Art. 105 Codice Penale

Organismo di diritto pubblico: appalti tra forma privata e controllo
Una Fondazione per la formazione tecnica superiore indiceva una gara d'appalto per l'acquisto di sistemi di navigazione marittima. L'Impresa Aggiudicataria otteneva la commessa, ma la Seconda Classificata impugnava l'esito davanti al tribunale amministrativo. L'Impresa Aggiudicataria contestava la giurisdizione amministrativa, sostenendo la natura privatistica della Fondazione e l'inapplicabilità del Codice degli appalti. La controversia è giunta dinanzi alle Sezioni Unite della Cassazione per accertare la qualifica dell'ente. La Suprema Corte ha confermato la decisione del Consiglio di Stato, chiarendo che la Fondazione costituisce a tutti gli effetti un organismo di diritto pubblico. L'ente risponde infatti a bisogni collettivi non commerciali di istruzione ed è soggetto al controllo e al finanziamento maggioritario di enti pubblici territoriali. Le Sezioni Unite hanno dichiarato la piena giurisdizione del giudice amministrativo, rigettando il ricorso dell'appaltatore e confermando la validità del controllo pubblicistico sulle gare dell'ente.
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Delinquenza Professionale: Quando i Reati Diventano un Mestiere
Il Tribunale di Sorveglianza aveva dichiarato un individuo "delinquente professionale" e disposto l'assegnazione a una casa di lavoro per tre anni. L'individuo ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la legittimità della dichiarazione di delinquenza professionale e la misura di sicurezza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che la delinquenza professionale si configura quando un soggetto trae i mezzi di vita dai reati, basandosi su un'analisi complessiva della sua pericolosità sociale e dei precedenti penali. La misura di sicurezza è obbligatoria in questi casi e non viola i diritti fondamentali.
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Difetto di giurisdizione: chi sceglie il giudice perde il ricorso
Un'azienda produttrice riceve contributi pubblici europei per ristrutturare i propri impianti, impegnandosi allo smantellamento delle strutture, inclusi i silos di stoccaggio. L'Ente pubblico erogatore diffida la societa' e successivamente avvia il recupero coattivo di oltre 14 milioni di euro a causa del mancato abbattimento dei silos. La societa' impugna il provvedimento dinanzi al giudice amministrativo, ma perde la causa nel merito in entrambi i gradi di giudizio. A quel punto, l'azienda ricorre alla Corte di Cassazione lamentando il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo da lei stessa adito, sostenendo la competenza del giudice ordinario. Le Sezioni Unite dichiarano il ricorso inammissibile: chi introduce un giudizio davanti a un magistrato e risulta soccombente nel merito non puo' successivamente contestare la scelta dell'autorita' giudicante. La societa' deve quindi rimborsare le somme e pagare le spese processuali.
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Dimezzamento dei termini processuali: Comune ko in Cassazione
Un Comune ha impugnato una convenzione sul trasporto pubblico locale davanti al TAR, chiedendo la restituzione di somme versate. Il TAR ha declinato la giurisdizione a favore del giudice ordinario. Il Comune ha proposto appello al Consiglio di Stato, che lo ha dichiarato irricevibile per tardività. Secondo il Consiglio di Stato, si applicava il dimezzamento dei termini processuali previsto per i giudizi d'appello contro le decisioni sulla giurisdizione. Il Comune ha fatto ricorso in Cassazione, lamentando un errore nell'applicazione di tale dimezzamento e invocando l'errore scusabile. Le Sezioni Unite hanno dichiarato il ricorso inammissibile: la contestazione sui termini d'appello riguarda una questione procedurale interna e non i limiti esterni della giurisdizione, unici motivi per cui è ammesso il ricorso contro le sentenze del Consiglio di Stato.
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Reato continuato o stile di vita? Il confine che nega lo sconto
Due soggetti, condannati per diverse rapine a mano armata commesse a distanza di due mesi, chiedevano al giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per ottenere uno sconto di pena. Il Tribunale respingeva la richiesta, ritenendo i delitti frutto di una condotta di vita delinquenziale sistematica e non di un unico progetto iniziale. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che il reato continuato richiede la preventiva pianificazione dei singoli dettagli dei reati. Al contrario, la delinquenza professionale si basa su un generico programma di vita criminale, in cui i reati vengono commessi di volta in volta sfruttando le occasioni. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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