LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Violazione Sorveglianza Speciale

Pagina 5 di 13

Provvedimenti

Violazione della sorveglianza speciale: respinto il ricorso
Un imputato ha proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello che lo aveva condannato per il reato di violazione della sorveglianza speciale, previsto dal Codice Antimafia. Il ricorrente ha contestato la quantificazione della sanzione decisa dai giudici territoriali. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione. I giudici di legittimità hanno evidenziato che le censure sollevate consistevano in mere affermazioni di fatto riguardanti la misura della pena inflitta, estranee alle competenze della Corte. Di conseguenza, l'imputato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Violazione della sorveglianza speciale: delitto e non vizio formale
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un individuo accusato del reato di violazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. La difesa lamentava l'incompleta indicazione delle norme violate nel capo di imputazione, il mancato svolgimento dell'udienza preliminare e la maturata prescrizione del fatto. I giudici hanno chiarito che l'omessa citazione precisa dell'articolo non invalida il procedimento se la condotta è descritta in modo chiaro. Inoltre, l'assenza dell'udienza preliminare risulta sanata se non contestata subito all'inizio del dibattimento. Trattandosi di un delitto e non di una semplice contravvenzione, i termini di prescrizione sono più lunghi e non risultavano affatto decorsi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna e sanzionando il ricorrente.
Continua »
Violazione della sorveglianza speciale: condanna e ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per violazione della sorveglianza speciale. L'uomo contestava l'attendibilità dei rilievi delle forze dell'ordine e lamentava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, oltre all'applicazione dell'aumento per recidiva. I giudici hanno stabilito che le censure sollevate riproponevano questioni di fatto già ampiamente esaminate e motivate nei gradi di merito. L'assenza di giustificazioni per il mancato rispetto degli obblighi e la costante propensione a delinquere hanno reso legittima la quantificazione della pena. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese legali e a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Violazione della sorveglianza speciale: finto malore e condanna
Un uomo sottoposto a sorveglianza speciale è stato condannato per aver violato le prescrizioni della misura: è rientrato a casa oltre l'orario consentito delle ventidue e possedeva telefoni cellulari. L'imputato si è giustificato invocando lo stato di necessità per presunti dolori addominali, chiedendo anche l'esclusione della punibilità per tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che la violazione della sorveglianza speciale non è scusabile con problemi di salute pretestuosi o di scarsa entità, accertati con prognosi di zero giorni. Inoltre, la presenza di più violazioni contemporanee impedisce l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità. Il ricorrente dovrà pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Violazione sorveglianza speciale: ricorso respinto in Cassazione
L'Imputato è stato condannato per la violazione sorveglianza speciale prevista dal Codice Antimafia. In sede di ricorso in Cassazione, la difesa ha contestato il trattamento sanzionatorio, l'applicazione della recidiva reiterata specifica e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la sentenza di merito era sorretta da una motivazione logica e coerente con i criteri di valutazione della pena previsti dalla legge. L'Imputato non ha evidenziato errori di diritto, ma ha preteso un riesame di merito non consentito nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna, disponendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Violazione della sorveglianza speciale: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato a un anno di reclusione per la violazione della sorveglianza speciale. L'imputato contestava la mancata riapertura dell'istruttoria dopo il cambio del giudice, la mancata rivalutazione della propria pericolosità sociale dopo un periodo di detenzione e l'eccessività della pena applicata con recidiva specifica. La Suprema Corte ha chiarito che il difensore aveva espressamente acconsentito all'utilizzo degli atti esistenti e che la detenzione sofferta, pari a quindici mesi, era inferiore alla soglia legale di due anni necessaria per far scattare il riesame automatico della pericolosità. Infine, la sanzione è stata ritenuta corretta in base ai precedenti penali. L'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese oltre a tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Violazione della sorveglianza speciale: condanna per l’uscita
Il caso riguarda un uomo sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale, sorpreso dalle forze dell'ordine alla guida di un ciclomotore alle ore 22:40, violando il divieto di uscire di casa in orario notturno. La Corte d'Appello ha confermato la condanna a quattro mesi di arresto per il reato di violazione della sorveglianza speciale. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando vizi di motivazione e la mancata concessione di attenuanti e benefici. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che per questo reato è sufficiente il dolo generico e che la gravità dei precedenti penali esclude la particolare tenuità del fatto. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Violazione della sorveglianza speciale: pertinenza o reato?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per violazione della sorveglianza speciale. Il soggetto, sottoposto alla misura di prevenzione, si era allontanato dalla propria abitazione durante un controllo di polizia, giustificandosi sostenendo di trovarsi in una pertinenza dell'immobile. I giudici hanno confermato la responsabilità penale basandosi sulle dichiarazioni della madre e sul verbale di controllo. La Suprema Corte ha chiarito che l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto può essere implicitamente disattesa quando la motivazione complessiva evidenzi la gravità del reato e la capacità a delinquere del soggetto, escludendo anche la concessione delle attenuanti generiche in presenza di precedenti penali. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Violazione della sorveglianza speciale: sonno profondo o dolo?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato a un anno di reclusione per la violazione della sorveglianza speciale. Il ricorrente si era difeso sostenendo di non aver sentito le forze dell'ordine a causa di un sonno profondo indotto dall'assunzione di metadone e farmaci certificati dal SerT. Tuttavia, i giudici hanno confermato la condanna, valorizzando il fatto che gli agenti non si erano limitati a suonare il citofono per ben dieci minuti, ma avevano anche bussato ripetutamente alla porta di casa. Questo comportamento esclude la buona fede del soggetto, integrando il dolo necessario per il reato. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Violazione della sorveglianza speciale: la dimenticanza non scusa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di violazione della sorveglianza speciale. Il ricorrente si era giustificato adducendo una semplice dimenticanza degli obblighi imposti. I giudici hanno chiarito che per questo reato e sufficiente il dolo generico, ossia la consapevolezza delle prescrizioni e la volonta di violarle, mentre la dimenticanza non esclude la colpevolezza. Inoltre, la Suprema Corte ha confermato il diniego della causa di non punibilita per particolare tenuita del fatto, a causa della presenza di tre precedenti condanne specifiche che dimostrano l'abitualita della condotta. Di conseguenza, il ricorrente e stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Violazione della sorveglianza speciale: la povertà non scusa il reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la violazione della sorveglianza speciale. Il ricorrente aveva giustificato la violazione delle prescrizioni con la necessità di cercare ferro per motivi economici, invocando lo stato di necessità. I giudici hanno confermato la condanna a un anno, un mese e dieci giorni di reclusione, escludendo l'applicazione dello stato di necessità poiché l'attività poteva essere svolta legalmente. La Corte ha inoltre confermato il diniego delle attenuanti generiche e l'applicazione della recidiva a causa dei numerosi precedenti penali del soggetto.
Continua »
Violazione della sorveglianza speciale: il ritardo costa caro
Il caso riguarda un uomo sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale, condannato per non essersi presentato ripetutamente o per essersi presentato in ritardo davanti all'autorità di pubblica sicurezza. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la mancanza di prova sulla volontarietà della sua condotta. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che per il reato di violazione della sorveglianza speciale è sufficiente il dolo generico. Questo significa che basta la consapevolezza degli obblighi imposti e la cosciente volontà di violarli, senza che abbiano alcuna rilevanza i motivi o le finalità personali che hanno spinto il soggetto a ritardare o saltare le presentazioni. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Sorveglianza speciale: salute o violazione dei confini?
Il Ricorrente, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale, si è allontanato dal proprio comune di residenza senza avvisare l'autorità di Pubblica Sicurezza, giustificandosi con la necessità di ricevere cure mediche. I giudici hanno accertato che l'uomo avrebbe potuto farsi curare presso l'ospedale del proprio comune, dimostrando così la volontaria violazione della sorveglianza speciale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del cittadino, confermando la condanna a otto mesi di reclusione e condannandolo al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Violazione della sorveglianza speciale: nessun sconto di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un cittadino condannato a otto mesi di reclusione per il reato di violazione della sorveglianza speciale. L'imputato contestava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e l'applicazione della recidiva. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione dei gradi precedenti, rilevando che la determinazione della pena è stata effettuata nel pieno rispetto dei principi di proporzionalità e discrezionalità. La Cassazione ha evidenziato il legame tra l'illecito commesso e i numerosi precedenti penali dell'uomo, indice di una spiccata pericolosità sociale e della prosecuzione di un percorso criminale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Violazione della sorveglianza speciale: ricorso inutile e multa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di violazione della sorveglianza speciale (art. 75, comma 2, d.lgs. n. 159/2011). Il ricorrente contestava la sussistenza degli elementi del reato, la recidiva e il bilanciamento delle circostanze attenuanti e aggravanti. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano del tutto generici e si limitavano a riprodurre le stesse contestazioni già esaminate e correttamente respinte dalla Corte d'Appello. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna del ricorrente, imponendogli anche il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Violazione della sorveglianza speciale: condanna e multa
Il caso riguarda un uomo condannato per la violazione della sorveglianza speciale, reato previsto dall'articolo 73 del Codice Antimafia. Il ricorrente ha impugnato la sentenza di condanna della Corte d'Appello, sostenendo l'incostituzionalità o la tacita abrogazione della norma incriminatrice, oltre a richiedere l'applicazione della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la norma penale è pienamente legittima, come già confermato dalla Corte Costituzionale. Inoltre, le contestazioni sulla gravità del fatto e sulle attenuanti sono state ritenute generiche e ripetitive di questioni già correttamente risolte nei gradi precedenti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Violazione sorveglianza speciale: nessun perdono per ricorsi generici
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza d'appello che lo condannava per la violazione sorveglianza speciale. La difesa ha richiesto l'applicazione della particolare tenuità del fatto e il riconoscimento delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi erano generici e ripetitivi di questioni già correttamente risolte nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Violazione della sorveglianza speciale: condanna e multa salata
Un uomo sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel Comune di Ragusa è stato sorpreso in un altro comune a bordo di un'auto guidata dalla compagna. Accusato di violazione della sorveglianza speciale, è stato condannato in sede di merito. L'imputato ha proposto ricorso per Cassazione contestando l'applicazione della recidiva e lamentando un difetto di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché generico e volto a richiedere una inammissibile rivalutazione dei fatti già ampiamente esaminati dai giudici di merito. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Violazione della sorveglianza speciale: 45 minuti costano caro
Un uomo sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno si è presentato dai Carabinieri con quarantacinque minuti di ritardo rispetto all'orario stabilito delle 10:30. L'imputato ha giustificato il ritardo come una semplice leggerezza occasionale, priva di dolo. La Corte di Cassazione ha rigettato questa tesi, confermando la condanna per la violazione della sorveglianza speciale. I giudici hanno evidenziato che un ritardo di tale entità offende il bene giuridico tutelato e che i numerosi precedenti penali del soggetto escludono qualsiasi ipotesi di buona fede o la concessione delle circostanze attenuanti generiche. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Violazione della sorveglianza speciale: un cellulare costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale, sorpreso in possesso di un telefono cellulare perfettamente funzionante. Tale condotta integra il reato di violazione della sorveglianza speciale, punito dall'articolo 75 del Codice Antimafia. La Suprema Corte ha confermato la legittimità della condanna, ritenendo corretta l'applicazione della recidiva a causa dei numerosi precedenti penali del soggetto, indicativi di una spiccata pericolosità sociale. È stato inoltre confermato il diniego di prevalenza delle attenuanti generiche. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »