Orientamento della Cassazione
Su LexCED 66 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 92% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 7%
- Rigettato 2%
- Inammissibile 92%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 794%
- Penale Sez. 53%
- Penale Sez. 33%
Precedenti più richiamati
- Cass. 33299/2016in 11 provvedimenti
- Cass. S.U. 35738/2010in 11 provvedimenti
- Cass. S.U. 10713/2010in 3 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Un cittadino ha proposto ricorso in Cassazione per contestare l'applicazione della recidiva, sostenendo che i giudici di merito avessero valutato in modo errato la gravità dei suoi precedenti penali. La Corte di Cassazione ha rigettato l'impugnazione dichiarandola inammissibile. I giudici di legittimità hanno riscontrato motivo di genericità nelle contestazioni presentate, in quanto tendevano a richiedere una nuova valutazione dei fatti di causa anziché evidenziare vizi di legittimità. La presenza di una pluralità di gravi precedenti penali giustifica pienamente la valutazione della recidiva effettuata nei gradi precedenti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento della somma di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Un individuo è stato condannato per un reato legato agli stupefacenti. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando, tra le altre cose, la scorretta **valutazione della recidiva**. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso. Ha annullato la sentenza impugnata solo per quanto riguarda la **valutazione della recidiva**, rinviando il caso a un'altra sezione della Corte d'Appello per una nuova analisi su questo punto e sulla conseguente rideterminazione della pena. Ha invece rigettato tutti gli altri motivi di ricorso presentati dall'imputato.
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Una persona è stata condannata per reati legati allo spaccio di droga. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando diversi aspetti della sentenza d'appello. In particolare, ha lamentato l'omessa valutazione di prove, un difetto di correlazione tra l'accusa e la sentenza (per una modifica della data del reato), l'ingiustificata applicazione della recidiva e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le contestazioni fossero in realtà censure di merito, non vizi di legittimità. La Corte ha confermato la corretta valutazione della recidiva e il giudizio di equivalenza tra recidiva e attenuanti generiche, basato su elementi negativi. La persona è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Un individuo è stato condannato per vari reati, tra cui violazioni delle norme sull'immigrazione e resistenza a pubblico ufficiale. Ha presentato ricorso contro la sentenza d'appello, contestando la valutazione della recidiva applicata dai giudici. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno correttamente valutato la recidiva, non basandosi solo sulla gravità dei fatti, ma analizzando il legame tra i reati attuali e le condanne precedenti. Questo ha dimostrato una persistente inclinazione al delitto dell'imputato. L'individuo dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Un Lavoratore, già condannato per truffa, ha presentato ricorso in Cassazione contestando la sua condanna e, in particolare, la valutazione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile gran parte del ricorso, confermando la responsabilità per truffa. Tuttavia, ha accolto il motivo relativo alla valutazione della recidiva, ritenendo che la Corte d'Appello non avesse correttamente considerato il lungo tempo trascorso dai precedenti reati e l'esito positivo di un affidamento in prova. La sentenza è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione della recidiva, che potrebbe portare all'estinzione del reato per prescrizione.
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L'Imputato, già condannato in passato per reati sugli stupefacenti, è stato sorpreso con tre differenti tipologie di droga. Nel tentativo di sottrarsi al controllo della polizia, ha effettuato una fuga spericolata senza mai aver conseguito la patente di guida. La difesa ha proposto ricorso per ottenere la prevalenza delle attenuanti generiche sulla recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha confermato la valutazione della recidiva operata dai giudici di merito, i quali hanno evidenziato la persistente pericolosità sociale del soggetto, il suo pieno inserimento nel mercato dello spaccio e la gravità della condotta complessiva. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Un imputato ha presentato ricorso per contestare la severità della pena inflitta dai giudici di secondo grado. Il condannato sosteneva una carenza di motivazione riguardo all'aumento di pena legato ai suoi precedenti penali. La Corte di Cassazione ha esaminato la doglianza e ha ritenuto il ricorso del tutto generico e privo di fondamento. I giudici territoriali avevano spiegato in modo logico e coerente la maggiore pericolosità sociale del soggetto. Di conseguenza, la corretta valutazione della recidiva effettuata nei gradi precedenti non può subire modifiche in sede di legittimità. I giudici hanno dichiarato inammissibile l'impugnazione e hanno condannato il ricorrente alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro la sentenza della Corte d'Appello. Il nodo centrale riguarda la valutazione della recidiva, ritenuta equivalente alle circostanze attenuanti (nello specifico, il tentativo di recupero dalla dipendenza alcolica, non portato a termine). I giudici di legittimità hanno chiarito che la valutazione delle prove e della pericolosità del soggetto spetta esclusivamente ai giudici di merito. Non essendoci vizi logici nella decisione precedente, il ricorso è stato rigettato. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Il caso riguarda un imputato condannato per spaccio di lieve entità. Il difensore ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva, sostenendo che i precedenti penali fossero troppo vecchi per dimostrare una reale pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la valutazione della recidiva effettuata dalla Corte d'appello era corretta e ben motivata, avendo valorizzato tre precedenti penali specifici. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che contestava la valutazione della recidiva effettuata dai giudici di merito. La Corte ha stabilito che la gravità e il numero dei precedenti penali sono elementi la cui analisi spetta esclusivamente ai tribunali di primo e secondo grado. Tale attività costituisce un 'apprezzamento di merito' che non può essere riesaminato in sede di legittimità. La Cassazione, infatti, si limita a verificare la corretta applicazione della legge, non a rivalutare i fatti. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e l'imputato condannato al pagamento delle spese processuali e di una multa di 3.000 euro.
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Un uomo, condannato per furto e tentato uso illecito di una carta di pagamento, ricorre in Cassazione. Contesta sia il suo riconoscimento tramite le telecamere del bancomat, sia la severità della pena. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. Sottolinea che il riconoscimento da parte di agenti che già conoscevano l'imputato è una prova valida. Inoltre, la decisione del giudice sulla pena è corretta perché basata su una logica e attenta valutazione della recidiva e della personalità dell'imputato, che dimostrava una chiara inclinazione a delinquere. La sentenza conferma che il giudice di merito ha ampia discrezionalità nel negare benefici quando la condotta passata e presente dell'imputato lo giustifica.
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La Corte di Cassazione si pronuncia sulla corretta valutazione della recidiva. Un soggetto, già condannato per aver violato le prescrizioni imposte da una misura di prevenzione, presenta ricorso sostenendo un errore nel giudizio sulla sua passata condotta. La Corte dichiara il ricorso inammissibile e chiarisce un principio fondamentale: la recidiva non è un automatismo. Il giudice non può limitarsi a constatare l'esistenza di precedenti penali, ma deve effettuare una valutazione sostanziale per verificare se la reiterazione del reato sia un sintomo effettivo di maggiore pericolosità sociale. In questo caso, la valutazione del giudice di merito è stata ritenuta adeguata, confermando la condanna.
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Un uomo condannato per furto aggravato in abitazione ricorre in Cassazione contestando l'applicazione dell'aggravante della recidiva. Sostiene che i suoi precedenti penali siano stati considerati in modo automatico. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, stabilendo un principio chiave sulla **valutazione della recidiva**: non è sufficiente avere precedenti. Il giudice deve motivare in modo specifico, dimostrando che la precedente condotta criminale indica una reale e persistente inclinazione a delinquere che ha influenzato la commissione del nuovo reato. La condanna e la sanzione pecuniaria sono quindi confermate.
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Un uomo, già condannato in passato e nuovamente giudicato colpevole per ricettazione, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo di non considerare la sua condizione di recidivo. La Corte ha respinto la richiesta, giudicandola infondata. I giudici hanno confermato che la corretta valutazione della recidiva si basa sulla pericolosità sociale del soggetto. La ripetizione di reati e la sua spiccata capacità a delinquere giustificavano pienamente il mantenimento dell'aggravante. L'esito è stato la condanna definitiva e il pagamento delle spese processuali.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la sua condanna. L'imputato contestava la valutazione dei suoi precedenti penali, che avevano portato il giudice a considerarlo socialmente più pericoloso. La Corte ha stabilito che la valutazione della recidiva e della pericolosità sociale, se basata su un ragionamento logico, è una decisione di merito che non può essere riesaminata in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Due persone condannate per furto aggravato hanno presentato ricorso in Cassazione contestando l'aumento di pena dovuto alla recidiva. Sostenevano che i loro precedenti penali non fossero stati valutati correttamente. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, chiarendo un principio fondamentale sulla valutazione della recidiva: non è un automatismo. Il giudice non può basarsi solo sulla gravità dei fatti passati, ma deve verificare concretamente se la precedente condotta criminale dimostri una persistente inclinazione a delinquere e se questa abbia agito come fattore scatenante per il nuovo reato. In questo caso, la valutazione è stata ritenuta corretta e la condanna confermata.
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La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di alcuni imputati, già condannati per reati come rapina e ricettazione, che contestavano l'aumento di pena dovuto alla recidiva. Essi sostenevano che i loro precedenti penali fossero troppo datati per giustificare un trattamento più severo. La Corte ha respinto i ricorsi, stabilendo un principio chiaro sulla valutazione della recidiva: non conta solo la distanza temporale, ma la continuità e l'omogeneità dei reati commessi. Una 'biografia criminale' che mostra una persistenza nel delinquere è un indice di maggiore pericolosità sociale e legittima pienamente l'applicazione dell'aggravante. La decisione finale ha confermato le condanne, rendendole definitive.
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Una persona, già condannata per lesioni aggravate e danneggiamento, presenta ricorso in Cassazione. La Corte lo dichiara inammissibile, confermando la condanna. Il punto centrale della decisione è la corretta valutazione della recidiva. I giudici supremi stabiliscono che per riconoscere la recidiva non basta considerare i precedenti penali. È necessario un esame concreto per verificare se la condotta passata dimostri una 'perdurante inclinazione al delitto' che ha influenzato la commissione del nuovo reato. La semplice esistenza di precedenti non è sufficiente; serve un legame logico tra il passato criminale e il nuovo fatto.
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Un uomo, condannato per furto aggravato, presenta ricorso in Cassazione contestando l'applicazione dell'aumento di pena per recidiva. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, giudicandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che la corretta valutazione della recidiva non si basa solo sulla gravità dei fatti o sui precedenti, ma richiede un'analisi concreta del legame tra le condanne passate e il nuovo reato. In questo caso, è stato dimostrato che la storia criminale dell'imputato indicava una sua 'perdurante inclinazione al delitto', che ha influito sulla commissione del nuovo furto. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Un uomo, già condannato in passato, viene nuovamente processato per aver fornito false dichiarazioni sulla propria identità a un pubblico ufficiale. In appello, contesta la severità della pena, chiedendo che la sua condizione di recidivo non pesi sulla condanna. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la valutazione della recidiva è stata corretta. I giudici hanno chiarito che non basta avere precedenti per un aumento automatico della pena. È necessario un esame concreto che dimostri un legame tra i vecchi e i nuovi reati, tale da rivelare una persistente inclinazione a delinquere. La condanna è stata quindi confermata.
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