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Sorveglianza Speciale Con Obbligo Di Soggiorno

Definizione

È una misura di prevenzione applicata a persone ritenute socialmente pericolose. Impone di vivere in un luogo specifico e di rispettare determinate prescrizioni, come l'obbligo di non uscire di casa in orari notturni.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno: stop ai ricorsi
La Corte di Cassazione ha esaminato l'impugnazione proposta da un cittadino contro il provvedimento della Corte di appello. I giudici di merito avevano confermato per l'uomo la misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza, ritenendo sussistente la sua pericolosità sociale. Il ricorrente ha lamentato una presunta violazione di legge nella valutazione dei presupposti applicativi della misura. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. Le motivazioni difensive riproducevano le medesime censure già analizzate e superate dai magistrati territoriali, sollecitando un nuovo esame dei fatti precluso in sede di legittimità. L'uomo ha subito la conferma definitiva della misura e la condanna al pagamento delle spese legali, oltre al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno: stop ai ricorsi
Un cittadino ha impugnato il provvedimento della Corte di Appello che ordinava l'esecuzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. L'interessato sosteneva l'assenza totale di motivazione dell'atto. I Supremi Giudici hanno respinto l'impugnazione dichiarandola inammissibile. I giudici di merito avevano infatti valutato puntualmente tutti gli elementi di fatto a supporto della misura di prevenzione. La legge consente il ricorso in Cassazione in questa materia solo per violazione diretta della norma o per totale mancanza di spiegazioni, ma vieta la riconsiderazione delle valutazioni di fatto. L'esito ha confermato l'esecuzione della restrizione e ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno: stop ai ricorsi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due mesi di arresto inflitta a un imputato per la violazione delle prescrizioni relative alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. Il ricorrente contestava la propria responsabilità penale lamentando vizi di motivazione nella sentenza di secondo grado. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile perché basato su motivi manifestamente infondati, evidenziando che i giudici di merito hanno motivato la decisione in modo coerente e pienamente conforme alle prove raccolte. L'imputato è stato condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Morte del Reo: L’Estinzione del Reato che ferma la Giustizia
Un individuo era stato condannato per aver violato le prescrizioni della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, non rispettando gli orari di rientro a casa. Dopo la condanna in appello, il suo difensore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la validità del processo. Tuttavia, durante l'iter del ricorso, l'individuo è deceduto. La Corte di Cassazione ha quindi stabilito l'estinzione del reato per morte del reo, annullando la sentenza senza necessità di un nuovo giudizio. Questo significa che il procedimento penale si è concluso definitivamente a causa del decesso dell'imputato, rendendo superflua ogni altra valutazione sul merito o sui vizi procedurali sollevati dalla difesa.
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Violazione Sorveglianza Speciale: Frequentare Pregiudicati costa caro
Un individuo, già sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, è stato condannato per aver violato tale misura frequentando ripetutamente "pregiudicati" (persone con precedenti penali). La Corte d'Appello aveva ribaltato un'assoluzione di primo grado, ritenendo che la violazione della sorveglianza speciale non richieda la frequentazione degli stessi soggetti, ma una pluralità di individui con precedenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dell'individuo inammissibile, confermando la condanna e l'interpretazione che il pericolo risiede nel mantenere legami con circuiti criminali.
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Violazione Sorveglianza Speciale: Ricorso Inammissibile per Recidiva
Il Ricorrente è stato condannato per reiterate violazioni della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. La Corte d'Appello aveva riconosciuto le attenuanti generiche, ma le aveva considerate equivalenti alla recidiva contestata. Il Ricorrente ha impugnato la sentenza, sollevando questioni su prescrizione, configurabilità del reato, riconoscimento della recidiva e applicazione delle attenuanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la serialità delle condotte e la recidiva reiterata specifica impediscono la prescrizione e giustificano la condanna, confermando la corretta valutazione della Corte d'Appello.
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Pericolosità Sociale: Cassazione Annulla Misura per Mancanza di Attualità
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un soggetto sottoposto a misura di prevenzione (sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno) per presunta appartenenza a un'associazione mafiosa. Il Proposto contestava il rigetto della sua richiesta di revoca, sostenendo la mancanza di attuale pericolosità sociale, soprattutto dopo un lungo periodo di custodia cautelare. La Cassazione ha ritenuto infondata la questione di legittimità costituzionale sulla presunzione automatica di pericolosità dopo la custodia cautelare, distinguendola dalla detenzione per espiazione di pena. Ha invece accolto il ricorso per vizio di motivazione: la Corte d'Appello non aveva adeguatamente verificato l'attualità della pericolosità sociale, basandosi su fatti risalenti e senza considerare l'evoluzione della situazione. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame che valuti concretamente la persistenza della pericolosità.
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Sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno: il furto e la fuga
Un uomo sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno si è allontanato dal proprio comune per compiere un furto aggravato all'interno di un furgone. Condannato per il furto e per l'inosservanza della misura cautelare, il reo ha impugnato la sentenza in Cassazione. La difesa ha sostenuto che l'omesso rispetto del dovere generico di vivere onestamente non costituisce reato secondo la giurisprudenza costituzionale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: la contestazione non riguardava il precetto morale generico, bensì la violazione specifica dell'allontanamento non autorizzato dal territorio comunale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno: ricorso respinto
Un cittadino ha impugnato dinanzi alla Corte di Cassazione il decreto con cui la Corte di Appello confermava l'applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel proprio comune di residenza. La Suprema Corte ha esaminato l'atto di impugnazione, rilevando la totale genericità dei motivi presentati dal ricorrente. La difesa si è limitata ad affermazioni assertive senza indicare concreti vizi logici o violazioni di legge commessi dai giudici di merito. La Cassazione ha pertanto dichiarato inammissibile il ricorso, confermando in via definitiva la misura di sicurezza e condannando il soggetto al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno: stop ai ricorsi
Un uomo sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno ha violato le prescrizioni allontanandosi dal proprio Comune senza autorizzazione. Un agente di polizia lo ha riconosciuto chiaramente alla guida di un'autovettura in un territorio vicino. Nei gradi di merito l'imputato è stato condannato a otto mesi di reclusione. La difesa ha presentato ricorso per cassazione contestando l'attendibilità del riconoscimento visivo a causa della velocità del veicolo e di asserite incongruenze su modello e targa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile: la valutazione delle testimonianze compete solo ai giudici di merito e i motivi di ricorso sono risultati generici, privi di reale confronto con la sentenza impugnata. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e a tremila euro di ammenda.
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Sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno: le regole
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un individuo sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. L'uomo era autorizzato a uscire dal proprio comune di residenza esclusivamente per ragioni lavorative, a patto di comunicare preventivamente alle forze dell'ordine orari e tragitti. Non avendo rispettato tale obbligo di preventiva comunicazione, l'interessato ha commesso reato. I giudici di legittimità hanno ribadito che la contestazione sollevata dal ricorrente richiedeva una rivalutazione dei fatti già adeguatamente esaminati nel precedente grado di giudizio, confermando così la condanna e disponendo una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno: fuga e condanna
Un cittadino, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel proprio comune di residenza, si è allontanato senza autorizzazione ed è stato fermato dalle forze dell'ordine in un'altra località. Il Tribunale prima e la Corte d'Appello poi lo hanno condannato per la violazione delle prescrizioni imposte. Il trasgressore ha proposto ricorso in Cassazione, eccependo la nullità del decreto di citazione e contestando la competenza territoriale del giudice. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accusa era formulata in modo preciso e che la competenza spetta al tribunale del luogo in cui è stato accertato l'allontanamento abusivo. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno: ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per aver violato le prescrizioni della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno (Art. 75, comma 2, D.Lgs. 159/2011). Il ricorrente contestava la qualificazione giuridica del fatto, sostenendo che la sua condotta non rientrasse nella fattispecie penale più grave. I giudici di legittimità hanno chiarito che il testo della norma non lascia spazio a dubbi: qualsiasi inosservanza degli obblighi legati alla misura di prevenzione con obbligo o divieto di soggiorno costituisce reato ai sensi del secondo comma, differenziandosi dalla violazione della semplice sorveglianza speciale (primo comma). Di conseguenza, il ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno: reato continuato
Il Sottoposto e stato condannato per aver violato ripetutamente le prescrizioni della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, omettendo di presentarsi alla polizia e non facendosi trovare in casa. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che le violazioni costituissero un unico reato permanente e invocando la particolare tenuita del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la natura di reato continuato delle violazioni, escludendo l'applicazione della particolare tenuita a causa della reiterazione delle condotte e dei numerosi precedenti penali del ricorrente. Di conseguenza, il Sottoposto e stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno: condanna ferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cittadina condannata a otto mesi di reclusione per aver violato le prescrizioni della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. La difesa lamentava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, ritenendo insufficiente la motivazione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha invece confermato la correttezza della decisione precedente: il diniego delle attenuanti è stato ampiamente giustificato dai numerosi precedenti penali della ricorrente per furto aggravato e da altri procedimenti pendenti. Di conseguenza, i giudici hanno respinto il ricorso, confermando la condanna penale e disponendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Fuga in auto e sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato a un anno e due mesi di reclusione. L'uomo, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, aveva violato le prescrizioni uscendo dal proprio comune di residenza. Inoltre, guidava un'auto nonostante la patente fosse stata sospesa dal Prefetto. La difesa ha contestato il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha confermato la condanna, ritenendo le contestazioni della difesa generiche e ripetitive rispetto a quanto già ampiamente e logicamente motivato dai giudici nei precedenti gradi di giudizio. Il ricorrente dovrà anche pagare una sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende.
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Sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno: condanna ferma
Il Ricorrente è stato condannato per aver violato le prescrizioni della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. La difesa ha chiesto di riqualificare il fatto in un reato meno grave, sostenendo che all'epoca dei fatti (agosto 2016) non fosse ancora attivo l'obbligo di dimora, introdotto solo nel 2017. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, rilevando che un provvedimento del 2015, antecedente al reato, imponeva già espressamente al Ricorrente il divieto di allontanarsi dal comune di dimora senza preavviso. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna e disponendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno: tolleranza zero
Il caso riguarda un uomo sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, accusato di aver violato le prescrizioni imposte dal giudice. Il ricorrente sosteneva che, non avendo violato direttamente l'obbligo di dimora ma altre regole della misura, dovesse applicarsi una sanzione più lieve. La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi, confermando che la violazione di qualsiasi prescrizione collegata alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno fa scattare il reato più grave previsto dall'articolo 75, comma 2, del Codice Antimafia. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno: no al ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro il provvedimento che applicava la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. Il ricorrente, indiziato di appartenere a un'associazione mafiosa, contestava l'attualità della propria pericolosità sociale e l'obbligo di dimora. I giudici di legittimità hanno stabilito che le contestazioni sui difetti di motivazione non sono ammissibili in questa sede e che la Corte d'Appello ha ampiamente e correttamente giustificato la decisione. Il ricorrente perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno: condanna ferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato a un anno e tre mesi di reclusione per aver violato la misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. L'uomo si era allontanato dal proprio comune di residenza, sostenendo a propria difesa di non aver compreso, nonostante fossero passati sette mesi dall'inizio della misura, che non potesse uscire dal territorio comunale. I giudici hanno ritenuto questa giustificazione del tutto infondata e inverosimile. Inoltre, la Suprema Corte ha confermato il diniego della prevalenza delle attenuanti generiche, evidenziando la gravità dei precedenti penali del soggetto, qualificato come pluripregiudicato con recidiva reiterata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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